Eurovision 2019: la classifica di M. G.

ESC 2019
Prima di cominciare, un piccolo avviso: Alessandro non ha fatto in tempo a recuperare tutti i brani e in ogni caso reputa quelli che ha ascoltato per lo più senza infamia e senza lode. In effetti, non posso dargli torto: rispetto agli anni passati, ci sono stati meno alti, ma anche meno bassi. La cosa positiva è che, a livello puramente musicale, il trash si è limitato a un brano.

Come al solito, in rosso i partecipanti che hanno avuto accesso alla finale attraverso le eliminatorie, in blu coloro che hanno avuto accesso di diritto alla finale (Big Five + nazione ospitante) e in nero coloro che sono stati eliminati durante le semifinali. Tra parentesi ho indicato la posizione nella classifica ufficiale derivata dalla somma del televoto e dal voto delle giurie "di qualità".
Per stilare la mia classifica, ho tenuto conto sia del brano in sé e per sé sia dell'esibizione (performance vocale, gestione del palco, scenografia...).
  1. Islanda: "Hatrið Mun Sigra" degli Hatari (10)
    Brano fra synthpunk, techno, industrial ed electro body music cantato da una voce growl/scream nelle strofe e da un delicato falsetto maschile nel ritornello, testo che critica il populismo e il sovranismo (il titolo, che vuol dire "L'odio preverrà", è sarcastico), estetica BDSM, dichiarazioni anti-capitaliste, forte sostegno alla comunità LGBT+, attacchi all'attuale governo israeliano a trazione conservatrice e nazionalista, interviste al limite dell'assurdo. Direi che per me è impossibile non amarli.
  2. Albania: "Ktheju Tokës" di Jonida Maliqi (17)
    Con un testo dedicato agli albanesi che hanno dovuto abbandonare la propria terra, un'interpretazione vocale ricca di pathos e un arrangiamento molto ammaliante col suo mix di folk, elettronica e pop, non posso che promuovere a pieni voti il brano albanese.
  3. Australia: "Zero Gravity" di Kate Miller-Heidke (9)
    L'operatic pop tende spesso a risultare noioso e scialbo, per cui Kate ha pensato bene di rinfrescarlo con una melodia catchy, delicati elementi dance e un testo che sembra voler esorcizzare la depressione post-partum attraverso un'atmosfera gioiosa. L'insieme, secondo me, funziona molto bene ed è stato valorizzato da una messa in scena assolutamente spettacolare. Un applauso anche alla performance vocale: Kate è sicuramente meno preparata dell'estone dell'anno scorso, ma è riuscita a cantare bene nonostante la situazione poco agevole per il controllo del diaframma. Se non avete visto la sua performance, andate subito a recuperarla!
  4. Portogallo: "Telemóveis" di Conan Osíris
    Dopo il brano finlandese del 2017 e quello greco del 2018, ecco il il terzo robbed di fila.
    Conan ha proposto un brano davvero originale e personale, in grado di mescolare con naturalezza vari generi (fado, elettronica, worldbeat, musica neomelodica, musica araba...). Il risultato è poco immediato e può risultare cacofonico, ma è sicuramente meritevole di attenzione, anche grazie a un bel testo sul poter contattare i propri cari defunti attraverso un telefonino (da questo punto di vista, sembra un seguito della canzone portoghese dell'anno scorso). 
  5. Russia: "Scream" di Sergej Lazarev (3)
    Da amante delle colonne sonore e del symphonic metal, non posso che andare in brodo di giuggiole dinanzi a un arrangiamento riccamente orchestrale, soprattutto se coadiuvato da un'interpretazione vocale ricca di pathos. Ho apprezzato molto anche la messa in scena, ma questo era scontato, parlando di Sergey (lo ricordate con "You're the Only One" all'ESC del 2016, no?). Nell'insieme, però, il brano ha qualcosa che non quadra: sembra un po' troppo finto e costruito. Forse per colpa dell'atteggiamento del cantante, che sembra "tirarsela" troppo, non percepisco molta sincerità. L'applauso se lo merita comunque. 
  6. Paesi Bassi: "Arcade" di Duncan Laurence (1)
    Il testo è non è molto interessante e pure la musica ricorda varie cose, però l'insieme funziona bene. La melodia entra in testa, l'atmosfera ricreata live mi ha emozionato e in generale percepisco sincerità, quindi approvo.
  7. Norvegia: "Spirit in the Sky" dei KEiiNO (6)
    Il mio guilty pleasure dell'anno. Il ritmo dance trascina parecchio, la melodia del ritornello si stampa in testa e gli elementi folk danno un minimo di personalità a un brano altrimenti generico. Ho apprezzato anche i riferimenti mitologici pagani e i frammenti in lingua sami. Insomma, sarà pure una tamarrata, ma è stata composta con criterio.
  8. Slovenia: "Sebi" di Zala Kralj & Gašper Šantl (15)
    Brano indie synth pop con un'atmosfera evocativa che mi emoziona parecchio; cosa non scontata, considerando la sua monotonia vocale. Live, però, questo duo non mi ha convinto, altrimenti lo avrei messo ben più in alto nella mia classifica. 
  9. Macedonia del Nord: "Proud" di Tamara Todevska (7)
    Ballad presa di peso dal repertorio di Lara Fabian o Céline Dion, ma la performance vocale notevole, soprattutto dal punto di vista espressivo, compensa alla grande. 
    Il testo a sua volta è un po' cliché, ma porta con sé un messaggio di empowerment femminile ben più costruttivo di quello di Netta dell'anno scorso.
  10. Armenia: "Walking Out" di Srbuk
    In studio il brano funziona alla grande e riesce a mescolare varie influenze con molta naturalezza. La sezione strumentale è davvero curata, nel suo barcamenarsi fra pop, pop rock, reminiscenze folk, elettronica e tocchi orchestrali; e anche la prova vocale è interessante.
    Purtroppo live Srbuk è stata penalizzata da una messa in scena fin troppo minimale.
  11. Georgia"Keep on Going" di Oto Nemsadze
    Brano ricco di tensione e drammaticità, interpretazione vocale molto espressiva, arrangiamento orchestrale curato, belle percussioni, passaggi polifonici dai toni folk. Purtroppo non sopporto la voce roca e sguaiata di Oto, altrimenti questo brano sarebbe stato ben più in alto.
  12. Italia: "Soldi" di Mahmood (2)
    Il suo timbro nasale non mi piace, ma devo riconoscere che si sposa bene con il ritmo e la metrica del brano. A proposito di questo, devo dire di averlo rivalutato in positivo col tempo: inizialmente non mi piaceva affatto, mentre ora mi convince grazie alla melodia e al ritmo trascinante. Lo stesso non mi sembra chissà che, e penso che il testo sia stato sopravvalutato da molti, ma tutto sommato può andare. Per soli ventisei punti, sarebbe stato bello vincere. 
  13. Azerbaijan: "Truth" di Chingiz (8)
    Produzione moderna e curata, suoni elettronici piacevoli, elementi folk azeri, bel falsetto. Purtroppo il testo è inutile e Chingiz "se la tira" troppo.
  14. Romania:"On a Sunday" di Ester Peony
    Brano pop curato, con un ritmo coinvolgente e melodie ammalianti, che conferma la voglia di redenzione della Romania dopo anni di cafo
    nate. Purtroppo anche Ester è stata robbed.
  15. Francia: "Roi" di Bilal Hassani (16)
    Brano davvero piacevole, non a caso co-scritto dai Madame Monsieur. Anche la performance live è stata decente, sicuramente migliore rispetto ad altre esibizioni di Bilal. Punti in più anche per l'estetica queer, ma molti punti in meno per il timbro vocale afono. Consiglio una visita da un medico foniatra. 
  16. Belgio: "Wake Up" di Eliot
    La canzone mi piace, segue la scia synth pop di Loïc Nottet e, soprattutto Blanche, anche se è un po' più debole dei brani portati all'ESC da questi due. Prima del live, l'avrei messa in top10, ma dopo... caro Eliot, te la sei andata a cercare! 
    Per chi segue RuPaul's Drag Race, l'esibizione di Eliot è stata l'equivalente di Charlie Hides nel lipsync contro Trinity. Il cantante belga è stato quasi tutto il tempo immobile, con la presenza scenica di un pesce lesso, lo sguardo perso nel vuoto e un giubbotto comprato alla fiera di qualche paesello della Vallonia. Essere così imbarazzati e terrorizzati dal palco è una caratteristica nazionale belga? Perché pure Blanche...
    Eliot mi ha fatto proprio tenerezza, era un cucciolo spaventato. A un certo punto è tornato alla vita, ma seguendo le mosse dei ballerini con la stessa verve di un bambino durante la recita scolastica. Se a tutto ciò aggiungiamo lo staging povero e la performance vocale calante e lamentosa, non mi stupisce che non abbia passato la semifinale. 
  17. Israele: "Home" di Kobi Marimi (23)
    La voce maschile migliore di quest'anno e una delle migliori della storia dell'Eurovision sprecata per una ballad inutile e piatta. Il mio applauso va solo alla performance vocale. 
  18. Serbia: "Kruna" di Nevena Božović 
    Classico lento balcanico a base di chitarra, archi, qualche elemento folk e sporadici interventi del pianoforte. Nulla di nuovo sotto il sole, ma tutto sommato si ascolta con piacere, soprattutto grazie al crescendo vocale.
  19. Austria"Limits" di Paenda
    Soffro nel dover mettere il delicato pop elettronico dell'Austria così in basso. La versione in studio del brano mi piace, è molto affine ai miei gusti, così come il resto dell'album di Paenda. Il problema è la performance dal vivo: stage vuoto, riempito solo dalla cantante intenta ad ansimare, lamentarsi e, soprattutto, stonare. Un disastro.
  20. Svezia"Too Late for Love" di John Lundvik (5)
    Come sempre, la Svezia viene molto sopravvalutata dalle giurie. Un brano pop standard con influenze soul e gospel carine ma non molto rilevanti e con una melodia orecchiabile ma non certo esplosiva meritava tutto questo successo? Secondo me, no. Comunque, in generale, non è malvagio.
  21. Germania"Sister" delle "S!sters" (25)
    In questo caso, il principale problema è stata la messa in scena molto scialba. La canzone in sé, invece, non è brutta: ha una melodia tutto sommato piacevole e un crescendo strumentale un po' da colonna sonora. Di certo, comunque, non stiam parlando di nulla di memorabile. Senza infamia e senza lode.
  22. Danimarca: "Love is Forever" di Lenora (12)
    Canzoncina allegra, simpatica e dolce che fa molto pubblicità del Mulino Bianca. Il problema è che al secondo ascolto nausea per via della quantità di zucchero. Da notare l'ironico contrasto con la canzone islandese.
  23. Svizzera: "She Got Me" di Luca Hänni (4)
    Il ritmo cattura, la melodia entra in testa e Luca è un piacere per gli occhi, però l'insieme risulta molto banale e vuoto. Abbiamo davvero bisogno dell'ennesimo brano scritto col generatore automatico? Dai, sembra un ibrido fra
    "Fuego", "Despacito" e "Livin' La vida Loca"!
  24. Croazia"The Dream" di Roko
    Melodia vocale già sentita, ma tutto sommato funzionante. Messa in scena pacchiana, ma tutto sommato funzionante. Interpretazione eccessiva, ma tutto sommato funzionante. Però, bello mio, il synth da colonna sonora de "La Storia Infinita" e il testo cheesy anche no!
  25. Moldavia: "Stay" di Anna Odobescu
    Incredibilmente, la Moldavia non ha portato una trashata: che sia il primo segno dell'apocalisse?
    Apprezzo il cambio di stile e devo dire che questa ballad ha una bella melodia, ma è qualcosa di molto standard, impersonale e con una brutta produzione. Se non altro, è decisamente preferibile a una trashata.
  26. Irlanda"22" di Sarah McTernan
    Brano pop frizzante, allegro e catchy, ma che risulta anche dimenticabile e superfluo.
  27. Lituania"Run with the Lions" di Jurij Veklenko
    Quest'anno va di moda il falsetto, eh? Il brano, comunque, è molto banale, ma la piacevole melodia del ritornello lo rende digeribile. 
  28. Lettonia"That Night" dei Carousel
    Brano country pop di cui nessuno sentiva il bisogno. Bellina la linea vocale del ritornello, ma non basta per salvare questa nenia acustica.
  29. Regno Unito"Bigger than Us" di Michael Rise (26)
    Brano pop sentito mille volte, con un testo superficiale e delle strofe che ricordano un po' "Go the Distance". Però devo dire che alcuni passaggi non sono affatto malvagi e che l'arrangiamento, per quanto abusato, fa il suo lavoro. Insomma, un altro brano senza infamia e senza lode.
  30. Malta"Chameleon" di Michela (14)
    Le influenze reggae nelle canzoni pop hanno ampiamente scartavetrato i gioielli di famiglia, però devo ammettere che alcuni passaggi di questo brano entrano in testa.
  31. Ungheria: "Az én Apám" di Joci Pàpai
    Brano inutile e privo del carisma di "Origo", bel brano proposto all'ESC 2017 dallo steso Joci.
  32. Polonia"Fire Of Love (Pali się)" delle Tulia
    Trovo questo brano estremamente fastidioso per colpa delle brutte melodie cantate all'unisono. Nondimeno, apprezzo il coraggio e l'originalità: un brano con riferimenti al rock psichedelico cantato in quel modo non si sente tutti i giorni. Per fortuna. 
  33. Cipro: "Replay" di Tamta (13)
    Un triste tentativo di ripetere il successo di "Fuego" condito, nella messa in scena, con un reveal telefonatissimo.
  34. Montenegro"Heaven" dei D Mol
    Glee e High School Musical con ambientazione balcanica e un brano molto ripetitivo. Con sei voci si sarebbe potuto fare molto di meglio.
  35. Grecia: "Better Love" di Katerine Duska (21)
    Uno scarto di Sia rovinato da un ibrido fra Giusy Ferreri, Malika Ayana ed Eros Ramazzotti. Peccato, perché con una cantante migliore, questo brano lo avrei piazzato più in alto.
    Spero che la cantante greca sia riuscita a sputare la polpetta incastrata in gola e a curare il suo
    brutto raffreddore. 
  36. Repubblica Ceca: "Friend of a Friend" dei Lake Malawi (11)
    Testo, musica e melodia sguazzano nella banalità. La proposta ceca dell'anno scorso almeno aveva un ritmo trascinante.
  37. Bielorussia"Like It" di Zena
    La strofa è presa di peso dalle prime canzoni di JoJo, il ritornello fa tanto Britney Spears, il testo è parecchio brutto.
  38. Spagna: "La Venda" di Miki (22)
    La versione tarocca di Alvaro Soler con il classico brano spagnolo dall'atmosfera allegra. Fortunatamente non sarà un tormentone estivo. 
  39. Estonia"Storm" di Victor Crone (20)
    Brano dance composto col generatore automatico e cantato con la voce filtrata e autotunata.
  40. Finlandia: "Look Away" di Darude feat. Sebastian Rejman
    Il nome famoso dietro la consolle non basta per risollevare un brano così piatto e ripetitivo. 
  41. San Marino: "Say Na Na Na" di Serhat (18)
    Quando mi riferivo alla presenza di un'unica trashata, ovviamente stavo pensando a San Marino. Il brano è davvero brutto e banale, con un testo inutile tanto quanto la musica e cantato in modo parecchio impreciso.

Cellar Darling – The Spell

- Voto: 85 su 100
- Anno: 2019
- Genere: Progressive rock, Gothic metal, Progressive metal
- Influenze principali: Folk, Art rock, Thrash metal





A cura di Michele Greco


Nel 2017, la band svizzera Cellar Darling, formata da tre ex membri degli Eluveitie, ci aveva stupito con il buonissimo esordio This is the Sound. Questo aveva mostrato un  originale ibrido fra alternative hard rock, melodie quasi pop ed elementi folk a base di ghironda spesso distorta. Brani eccelsi come "Hedonia" e "Redemption" o molto buoni come "Black Moon" e "Hullabaloo" sono stati una ventata d'aria fresca, ma qualche passaggio a vuoto e qualche sbavatura hanno impedito ai Cellar Darling di spiccare del tutto il volo.
A distanza di poco meno di due anni, Anna Murphy (voce, ghironda, flauto traverso e tastiere), Ivo Henzi (chitarre e basso) e Merlin Sutter (batteria) sono tornati con un nuovo album, che non vuole accontentarsi di confermare le buone impressioni dell'esordio. The Spell è un progetto ambizioso sia nelle scelte stilistiche sia nella storia narrata; stiamo infatti parlando di un concept-album. Poiché musica e testi sono strettamente legati, ha senso analizzarli insieme. 

L'album si apre con "Pain", nel quale facciamo la conoscenza della protagonista della storia: una ragazza senza nome che vive in un mondo saturo disperazione e sofferenza. Il deciso incipit del brano lascia poi spazio a dei robusti riff portanti di chitarra, mentre le linee vocali potrebbero piacere ai fan degli Evanescence. Anna esegue dei bei passaggi di ghironda, ma rispetto a This is the Sound questo strumento non è più il perno attorno a cui si sviluppa la musica, bensì un elemento al pari degli altri. È stato quindi dato più spazio alle chitarre, generando così composizioni più equilibrate, in cui i vari strumenti si interconnettono e collaborano per il risultato finale. "Pain" si conclude con un momento acustico che ben si collega a "Death", dove viene introdotto l'altro personaggio della storia: la Morte personificata, che viene descritta come una salvatrice in grado di portare la pace ai sofferenti. Da un punto di vista musicale, i Cellar Darling hanno scelto la via della coerenza col testo: "Death" è un brano cupo, orientato verso un gothic metal in grado anche di risultare energico. Il picco lo si ha nello special, dove un rallentamento porta l'ascoltatore in territori doom, arricchiti però da un lungo assolo di flauto che ricorda i King Crimson. In effetti, come si nota anche in altri brani, il trio svizzero ha deciso di dare più spazio al flauto traverso, talvolta sacrificando la ghironda. 


La tracklist dell'album gioca molto sui contrasti, affiancando temi antitetici. Per quanto possa essere una rielaborazione personale e metaforico-esistenziale dei miti sulla Morte e la Fanciulla, un cardine imprescindibile è il contrasto fra Eros e Thanatos. In fondo, se la Morte è portatrice di pace e serenità, come può una ragazza pessimista non innamorarsene? Di questo parla "Love", che non a caso ha un'atmosfera luminosa, opposta a quella del brano precedente. Probabilmente "Love" è il brano più esemplificativo della svolta dei Cellar Darling: se in This is the Sound le influenze progressive erano relegate a pochi brani, a partire da "Hedonia" e "Six Days", in The Spell hanno preso il sopravvento. Il trio svizzero gioca con i cambi di tempo improvvisi, sfrutta più spesso ritmiche inusuali come l'11/8 e, per lo meno in questo brano, supera la classica struttura canzone. "Love" dispone inoltre di assoli di ghironda e chitarra ben contestualizzati e di stacchi in cui la violista e violinista Shir-Ran Yinon rende più vellutata la texture. Tutto ciò non è fine a se stesso, ma è messo a disposizione dei versi; i Cellar Darling hanno infatti ideato le musiche partendo dal concept e dai titoli dei suoi capitoli. In questa impresa ha giocato un ruolo fondamentale la voce di Anna, in grado di lasciare a bocca aperta per le sue capacità espressivo-interpretative. 

Proprio Anna è al centro del brano successivo, "The Spell". Qui la Morte, per evitare che la protagonista della storia possa suicidarsi per raggiungerla, le lancia un incantesimo di vita eterna. Che suono dovrebbe avere un incantesimo? I Cellar Darling hanno risposto a questa domanda con una composizione basata principalmente sulla ghironda, con atmosfere mistiche e inquietanti, linee vocali dal sapore folk e una certa ripetitività voluta che ben si adatta a una formula magica. Così facendo, l'incenso invade le narici dell'ascoltatore. 
A bruciare davvero, però, è la ragazza, che decide di darsi fuoco per tentare di raggiungere l'amata Nera Mietitrice. Se dovessi analizzare alla lettera la storia narrata, avrei da ridire, perché darsi fuoco non è il primo metodo di suicidio che verrebbe in mente a qualcuno. Per fortuna, la storia va intesa in senso metaforico; inoltre bisogna tener conto dell'esigenza strutturale, giacché dopo "The Spell" si sente il bisogno di qualcosa di più graffiante. "Burn" si trova quindi al posto giusto, essendo un brano infuocato, dove nel bridge Anna rispolvera addirittura il proprio scream sospirato. A tratti si sentono influenze djent ed è intrigante come sia stata ben gestita la fluidità ritmica, basata su accelerazioni e rallentamenti, pur mantenendosi per lo più su coordinate mid-tempo. 
Giacché il fuoco non ha purificato la sua immortalità, la ragazza decide di impiccarsi. Nella melodica "Hang", ispirata al prog rock Anni '70/'80, il pianoforte e le chitarre accompagnano delle belle linee vocali in cui si narra la ricerca dell'albero perfetto. Dopo un ottimo assolo di flauto, Anna ci spiega che la ragazza, prima di impiccarsi, ha visto un uccellino con un'ala spezzata e ha voluto curarlo; si tratta di un momento delicato ed emotivo, che prepara la strada alla chiusura dominata dalla ghironda. 

Nel 2016 Anna Murphy ha collaborato col norvegese Tor-Helge Skei dei Manes; sotto il moniker Lethe hanno pubblicato l'album avantgarde metal The First Corpse on the Moon. Dei rimasugli di quel sound sono presenti in "Sleep", ballad dove la protagonista di The Spell tenta inutilmente il suicidio attraverso l'overdose di sonniferi. Anna rende bene il testo grazie a linee vocali dolci e malinconiche, disposte su una struttura libera e accompagnate da un pianoforte riverberato. La texture si arricchisce gradualmente con la chitarra acustica e, soprattutto, con un'elettronica ambient dai toni inquietanti. Nella coda, dei rintocchi di pianoforte e dei suoni aspri che quasi ricordano la drone e la musique concrète rifiniscono un paesaggio a metà fra il sogno e l'incubo. A questo punto della storia, la protagonista si chiede come possa dormire senza essere tra le braccia della Morte, che è l'acqua che spegne il suo fuoco esistenziale.
Eccoci quindi arrivati a "Insomnia" che, dopo un'incipit thrash, sfodera un riffing alla Tool 
e linee vocali alla primi The Gathering. Nonostante la struttura apparentemente canonica, il brano riesce a essere poco prevedibile grazie agli assoli di flauto e ghironda collocati in punti inusuali. Dopo un secondo assolo di ghironda, stavolta aggressivo e completato dalla chitarra, lo special rallenta; qui l'ascoltatore viene stupito dall'organo Hammond (cortesia di Fredy Schnyder) e dal bel vocalizzo in cui Anna proietta l'ascoltatore oltre la volta celeste. 

Stremata, la protagonista decide di fare un altro tentativo: scala il monte più alto del suo mondo, supplicando la Morte di farla congelare. La musica di "Freeze", anche grazie alla produzione pastosa, evoca bene l'idea di una scalata fra scivolose pareti rocciose colpite da una bufera di neve. La ruvida chitarra e la ghironda molto distorta sostengono le linee vocali più orecchiabili e frizzanti del lotto, dotate anche di un vago retrogusto jazz. Purtroppo il loro essere monotone risulta stancante; inserire delle variazioni nello special avrebbe quindi valorizzato un brano che, pur essendo buono, sfigura accanto alle perle che lo circondano. 

"Freeze" si tuffa di colpo in "Fall" che, come una vera caduta, è molto breve, al punto da non raggiungere il minuto. I forti richiami ai Queen, sia nei cori angelici sia nella voce solista, contribuiscono a evocare la sensazione di libertà insita nel lanciarsi nel vuoto. Il tuffo finisce in mare e permette alla protagonista di raggiungere il fondale, per poi risalire in superficie. Il testo di "Drown" ci spiega che ella vorrebbe affogare, sentire l'acqua penetrare nei suoi polmoni così da sostituirla al peso della vita. Proprio l'acqua è un elemento centrale nella musica perché sono presenti dei suoni marini campionati; l'ascoltatore è inoltre cullato dal riff di ghironda, che è ondivago come la risacca. Lo strumento medievale è il perno attorno a cui ruota la composizione, ma anche la chitarra ha un ruolo importante grazie a dei riff ispirati, che diventano davvero coriacei verso il finale. Nello special, invece, trovano spazio dei suoni sintetici di gusto ambient simili a quelli di "Sleep". In generale, "Drown" è un brano notevole e riesce a gareggiare con "Insomnia" e "Love"

Anche i due brani posti in chiusura dell'album sono di alto livello. Innanzitutto abbiamo "Love, pt. II", nella cui prima sezione la protagonista si taglia la gola e chiede alle stelle di lasciarla morire, ma queste le rispondono che all'alba il taglio guarirà e lei rimarrà viva. Aspettando il sorgere del sole, ella ripensa alla propria vita e capisce che in realtà non è mai stata composta dalla sola sofferenza: ci può essere molto di più, a patto di non fuggire. L'amore per la Morte era proprio questo: una fuga dai problemi, un inganno. Il vero amore, quello che dà senso alla vita, è invece quello verso se stessi. Si tratta di una morale molto bella, ma che è arrivata con una trasformazione troppo improvvisa e tardiva della protagonista. Nondimeno, il testo è scritto bene, anche se non come altri dell'album. A brillare davvero, nel caso di "Love, pt. II", è però la musica: nelle strofe colpisce la batteria jazz, nello special lo spettacolare riff di ghironda, nel ritornello la melodia vocale di gusto alt-rock. In generale, il risultato è molto coinvolgente. 
The Spell si chiude con "Death, pt. II", in cui la Nera Mietitrice, avendo constatato che l'ossessione malata della ragazza si è spenta, decide di rompere l'incantesimo. Non sappiamo quanto tempo sia passato dalla narrazione di "Love, pt. II", ma la morte viene descritta non più come una fuga, bensì come un inevitabile elemento di una vita significativa. Viene inoltre fatto capire che la Morte personificata era a sua volta innamorata dalla protagonista della storia. Passando alla musica, dopo un inizio inquietante che riprende "Drown", il brano diventa un'intensa e straziante ballad. La sezione strumentale è retta dal pianoforte, che verso il finale si esibisce in un passaggio ai limiti della musica colta. A catalizzare l'attenzione, però, è la performance vocale di Anna, mai così espressiva e in grado di penetrare nell'anima dell'ascoltatore, anche grazie a linee vocali degne di un musical di Broadway. La struttura libera, priva di ritornello, permette di valorizzare una soluzione molto elegante per la chiusura di un concept: la ripresa di melodie e versi di altri brani. In particolare, su tutti spiccano i richiami a "The Spell", "Sleep", "Fall" e "Love". Proprio con una citazione a quest'ultima, la storia di The Spell giunge al termine.

Dopo aver calmato i battiti cardiaci, è giunto il momento di tirare le somme. I Cellar Darling sono maturati, si sono cuciti addosso un'attraente personalità musicale e ci hanno regalato un album più solido e costante di This is the Sound. Ciò nonostante, emergono ancora delle piccole criticità.
Innanzitutto, si nota parecchio che Ivo ha più dimestichezza con le chitarre che col basso, che non a caso è penalizzato dal missaggio. Spero quindi che la band assuma in pianta stabile un bassista, anziché limitarsi a chiamare dei turnisti per i concerti. Ciò potrebbe anche permettere a Ivo di concentrarsi di più sulla chitarra, strumento col quale, pur non creando riff particolarmente virtuosistici o arzigogolati, riesce a risultare efficace. Nondimeno, sarebbe bello sentire più spesso il coraggio avuto in "Insomnia".
In seconda battuta, bisogna dire che, se da un lato Merlin è bravissimo nel gestire le ritmiche inusuali e i cambi di tempo, dall'altro sembra un po' meno a proprio agio nei momenti aggressivi. Questo si notava già in This is the Sound, ma in The Spell è ancora più evidente perché la componente metal ha preso il sopravvento su quella rock Si tratta comunque di un problema lieve, che potrebbe essere attribuito a una scelta stilistica e che comunque non si presenta sempre.

In generale, The Spell è tra i papabili per il titolo di album dell'anno e conferma i Cellar Darling fra i nomi più interessanti della scena rock/metal contemporanea.

Aradia Morrigan – Voices from the Other Side [EP]

- Valutazione: Molto buona
- Anno: 2018
- Genere: Dark synth pop
- Influenze principali: Alternative r'n'b, Dream pop, Witch house





A cura di Michele Greco

La bergamasca Sofia Ronchi, classe 1992, ha già pubblicato delle canzoni anni fa attraverso uno pseudonimo. Dopo averlo cambiato in Aradia Morrigan, è tornata con un EP di sei tracce che mescola principalmente pop elettronico e darkwave. In breve, la si potrebbe definire come una via di mezzo fra Banks e Roniit, ma sarebbe riduttivo perché ha una personalità musicale definita. 

L'EP si apre con "A Little Piece of You", il brano più ritmato e catchy e del lotto; il suo ritornello, impreziosito da degli archi sintetici, entra in testa senza annoiare, per cui non stupisce che sia stato scelto come singolo. Permette inoltre di apprezzare il bel timbro vocale di Aradia Morrigan e la sua preparazione tecnica.
Il successivo "Running into You" è più emotivo; il testo, espresso bene dalla melodia, riguarda il perdere se stessi nell'altro all'interno di una relazione. Il titolo di brano più dark del lotto spetta però a "Voices from the Other Side", che ha un'atmosfera ammaliante e una texture che non ha paura di toccare stilemi witch house e trap. Si tratta però anche del brano meno riuscito per colpa della parte iniziale troppo lunga e della superflua partecipazione di Robin Marchetti. Più utile è quella di Indigo & the Sirens, che nello special prima canta da solo sopra al cinguettio degli uccellini, un riferimento agli psicopompi, e poi interseca il suo timbro sexy e profondo con quello di Aradia Morrigan. Certo è, però, che la cantautrice finisce per essere soverchiata dai suoi ospiti; è una singolare scelta stilistica. Nondimeno, il brano è godibile.

Arriviamo adesso alla vera gemma dell'EP: "The Falling Star", una struggente electro-ballad che parla del suicidio della cugina di Aradia Morrigan. La performance vocale è molto espressiva; sembra quasi di sentire la voce della cantante che si spezza per il dolore, soprattutto nel bellissimo ritornello. La chiusura è un pugno nello stomaco: un messaggio vocale che la cugina della cantautrice le ha registrato qualche giorno prima di morire. 
Dopo questo tragico evento, Aradia Morrigan ha cercato di trasformare la propria voce in un'arma contro la sofferenza; come la dea egizia Wadjet, spera di essere un cobra che striscia nei cuori desertificati per nutrirli e sanarli. Di questo parla "The Eye", la cui ispirazione neopagana è chiara già nell'iniziale canto delle streghe in onore di Aradia, figlia della dea Diana. Nella strofa la cantautrice  tesse la linea vocale sopra un pianoforte riverberato e una discreta elettronica che ricorda vagamente quella di "Dark Horse" di Katy Perry. Il picco del brano si trova però nel vocalizzo arabeggiante in coda al ritornello.
L'EP si chiude omaggiando il film di David Lynch Fuoco Cammina Con Me, prequel della serie Twin Peaks. "Fire Walk With Me" è una canzone dagli echi soft rock le cui melodie, soprattutto nel ritornello, sono cariche di pathos e portano a un bel crescendo sempre più urgente.

Insomma, Voices from the Other Side è un prodotto di alta qualità. Non è perfetto né sconvolgente, ma questo è un esordio e come tale va valutato. A tal proposito, non si può che applaudire per gli spunti interessanti presenti in questo EP, soprattutto considerando che Aradia Morrigan avrà tempo di approfondirli. Già adesso mangia in un sol boccone quasi tutta la produzione pop italiana, quindi non posso che augurarle di crescere ulteriormente e di ottenere il successo che merita.

Gli album migliori del 2018

Per mettere un punto fermo sul bilancio musicale del 2018, ho deciso di stilare le mie personali classifiche degli album migliori dell'anno, dividendoli per macro-categorie (in ordine: MetalPop e Rock). Ho deciso di stilare le classifiche anche dei migliori EP, laddove possibile, purché composti principalmente da inediti. Le pubblicazioni composte da cover o riarrangiamenti sono state invece inserite nelle menzioni speciali, così come i singoli isolati (ossia non o non ancora pubblicati all'interno di un album).
In coda all'articolo è presente la categoria Altro, che non è ordinata in forma di classifica e che riunisce le migliori pubblicazioni appartenenti a generi non inseribili nelle tre categorie principali; sono quindi presenti colonne sonore e album di musica sperimentale, darkwave, elettronica etc etc.
Un'ultima precisazione: alcune pubblicazioni si collocano al confine tra EP e album; in questi casi mi sono basato sulla definizione data dagli artisti stessi. 
Album dell'anno: EchosEven Though You're Gone [Pop]
EP dell'anno: AuroraInfections of a Different Kind (Step I)
[Pop]
Brano dell'anno: MaYaN"Rebirth from Despair"
[Metal]



Metal
Full length:
  1. The Ocean – Phanerozoic I: Palaezoic (progressive metal, sludge metal e post-metal con influenze alternative, jazz ed elettroniche) [Germania] 
  2. Ihsahn – Ámr (progressive metal con influenze industrial, black, power, synth rock e dark pop) [Norvegia] 
  3. MaYaN Dhyana (symphonic death metal con influenze progressive death, melodic black, power, gothic e operistiche) [Paesi Bassi, + Italia, Messico, Germania, USA] 
  4. Ostura – The Room (symphonic metal e progressive metal con influenze power, oriental, industrial e djent) [Libano] 
  5. Oceans of Slumber  The Banished Heart (progressive metal e death doom metal con influenze gothic, melodic black, djent e soul) [USA]
  6. Obscura – Diluvium (technical death metal con influenze progressive death e jazz) [Germania]
  7. Haken Vector (progressive metal con influenze djent, elettroniche, thrash metal e pop) [Inghilterra]
  8. A Forest of Stars – Grave Mounds and Grave Mistakes (experimental black metal con influenze drone, atmospheric, gothic, folk e industrial) [Inghilterra] 
  9. Amorphis Queen of Time (power metal, folk metal e progressive metal con influenze sinfoniche, elettroniche, melodic death e oriental) [Finlandia]
  10. Madder Mortem – Marrow (progressive metal con influenze gothic, jazz, math rock, groove metal e thrash) [Norvegia] 
  11. Orphaned Land – Unsung Prophets & Dead Messiahs (oriental metal e progressive metal con influenze thrash, symphonic, melodic death, power e pop rock) [Israele] 
  12. Seventh Wonder – Tiara (progressive metal con influenze power, symphonic, AOR e pop) [Svezia]
  13. Vola – Applause of a Distant Crowd (progressive metal con influenze synth pop, post-rock, djent e alternative rock) [Danimarca, Svezia]
  14. Void of Silence – The Sky Over (doom metal e drone metal con influenze ambient e gothic) [Italia]
  15. Kingcrow – The Persistence (progressive metal con influenze rock, elettroniche, djent e gothic) [Italia]
  16. Evoken – Hypnagogia (funeral doom metal con influenze death, melodic black e symphonic) [USA]
  17. Harakiri for the Sky – Arson (blackgaze con influenze post-rock) [Austria]
  18. Beyond Creation – Algorythm (technical death metal con influenze progressive death, jazz, djent e symphonic) [Canada]
  19. Thy Catafalque – Geometria (avantgarde metal con influenze black, elettroniche, folk, synth pop, krautrock, jazz, industrial, darkwave e progressive rock) [Ungheria] 
  20. Dirge – Lost Empyrean (post-metal, sludge doom metal) [Francia]
  21. Décembre Noir – Autumn Kings (death doom metal) [Germania]
  22. Architects – Holy Hell (progressive metalcore con influenze symphonic) [Inghilterra]
  23. Skyharbor – Sunshine Dust (progressive metal e djent con influenze post-rock, nu metal, groove e pop) [India, + USA]
  24. Voices from the Fuselage – Odyssey: The Founder of Dreams (progressive metal con influenze pop, djent e post-rock) [Inghilterra]
  25. A Tear Beyond – Humanitales (gothic metal con influenze industrial e symphonic) [Italia] 
  26. Prospective – Unreal (progressive metal, djent) [Italia]
  27. TesseracT – Sonder (progressive metal e djent con influenze ambient e post-rock) [Inghilterra]
  28. Rauhnåcht – Unterm Gipfelthron (black metal e folk metal con influenze power, symphonic, atmospheric e synth) [Austria]
  29. Behemoth – I Loved You at Your Darkest (blackened death metal con influenze gothic rock, atmospheric e symphonic) [Polonia]
  30. Dimmu Borgir – Eonian (symphonic black metal e symphonic metal con influenze progressive, power, melodic death ed elettroniche) [Norvegia]
EP:
  1. MaYaN – Undercurrent (symphonic death metal con influenze symphonic death, melodic black, thrash, power, gothic e operistiche)
  2. Ex Libris – Ann - Chapter I: Anne Boleyn (progressive metal con influenze power e operistiche) [Paesi Bassi]
  3. Between the Buried and Me – Automata II (progressive metal con influenze technical death, metalcore e swing) [USA]
  4. Conception – My Dark Symphony (progressive metal con influenze power e gothic) [Norvegia]
  5. Between the Buried and Me – Automata I (progressive metal con influenze technical death, e metalcore)
Menzioni speciali:
• Epica Epica VS Attack on Titan Songs [EP di cover] (symphonic power metal con influenze progressive, thrash e melodic death)  [Paesi Bassi, + Belgio];
• Singoli isolati: "Beyond the Matrix: The Battle", nuova versione di "Beyond the Matrix" degli Epica riarrangiata insieme all'orchestra jazz/swing Metropole Orkest [Paesi Bassi], "Juniper" di Myrkur  [Danimarca] "Lumina Aurea" degli Swallow the Sun [Finlandia].

Pop
Full length:
  1. Echos – Even Though You're Gone (synth pop, alternative pop, chamber pop ed electropop con influenze art pop, "epic pop", post-rock, dream pop e trip hop) [USA]
  2. Lucia – Samsara (alternative pop, synth pop e chamber pop con influenze electropop e jazz) [Romania]
  3. Sleepthief – Mortal Longing (electropop, synth pop e chamber pop con influenze electro-ambient, dance, downtempo, new age e dream pop) [USA]
  4. Madame Monsieur – Vu d'Ici (electropop, nouvelle chanson, synth pop e dance pop con influenze chamber pop e dream pop) [Francia]
  5. Hidden Citizens – Celestine ("epic pop" e chamber pop con influenze synth pop) [USA]
  6. Florence + the Machine – High as Hope (alternative pop, pop rock, soul e chamber pop con influenze country, soft rock e blues) [Inghilterra]
  7. Raign – Sign (alternative pop e synth pop con influenze chamber pop, "epic pop" e pop rock) [Inghilterra]
  8. IAMX – Alive in New Light (electropop, synthpop e darkwave con influenze industrial, chamber pop e dark cabaret) [Inghilterra]
  9. Marcela Bovio – Through Your Eyes (chamber pop, piano pop, ballad) [Messico, Paesi Bassi]
  10. Christine and the Queens – Chris (electropop, synth pop ed electro-funk con influenze r'n'b e dance) [Francia]
  11. ionnalee – Everyone Afraid to Be Forgotten (synth pop ed electropop e con influenze alternative dance, progressive pop, alternative r'n'b, darkwave e dream pop) [Svezia]
  12. Janelle Monáe – Dirty Computer (synth pop, r'n'b, soul pop, electro-funk, hip hop) [USA]
  13. Panic! At the Disco – Pray for the Wicked (pop rock, swing pop e chamber pop con influenze alternative rock e smooth jazz) [USA]
  14. Fleurie – Portals (synth pop e alternative pop con influenze dance) [USA]
  15. Troye Sivan – Bloom (synth pop, electropop e dance pop con influenze dream pop, alterative pop e alternative r'n'b) [Australia, Sudafrica]
EP:
  1. Aurora  Infections of a Different Kind (Step I) (synth pop, dream pop, folktronica e alternative dance con influenze chamber pop, electropop e art pop) [Norvegia]
  2. Raign – Born Again ("epic pop" e chamber pop con influenze synth pop) [Inghilterra]
  3. Aradia Morrigan – Voices from the Other Side (dark synth pop con influenze alternative r'n'b, witch house e dream pop) [Italia]
  4. Skott – Stay Off My Mind (synth pop, alternative pop) [Svezia]
Menzioni speciali:
• St. Vincent – MassEducation [versione al pianoforte di Masseduction del 2017] (piano pop) [USA]
 Vérité – Bunker Studio Sessions, Brooklyn, NY [EP composto dalle versioni orchestrali e live di cinque brani di Somewhere in Between del 2017] (chamber pop con influenze alternative r'n'b) [USA];
• Singoli isolati: "Stone By Stone" di Arnór Dan [Islanda], "Lovely" di Billie Eilish [USA], "La Forza" di Elina Nechayeva [Estonia], "Bones" degli Equinox [Bulgaria], "The Deep" di Phildel [Inghilterra]"Le 5 Fasi del Dolore" di Romina Falconi [Italia], "Brightest Smile" (con Natalie Major) di Thomas Bergersen [Norvegia] e "Oniro Mou" di Yianna Terzi [Grecia]. 

Rock
Full length:
  1. Riverside – Wasteland (progressive rock con influenze progressive metal) [Polonia]
  2. ManesSlow Motion Death Sequence (synth rock e progressive rock con influenze synth pop, trip hop e drum 'n' bass) [Norvegia]
  3. Antimatter – Black Market Enlightenment (progressive rock, alternative rock e gothic rock con influenze synth rock, post-metal, jazz e dark-electro) [Inghilterra, Irlanda]
  4. AlithiA – The Moon Has Fallen (progressive rock e synth rock con influenze psychedelic rock, dream pop, space rock, post-metal, shoegaze e alternative pop) [Australia]
  5. The Pineapple Thief  Dissolution (progressive rock) [Inghilterra]
  6. Meg Myers – Take Me to the Disco (alternative rock, synth rock e pop rock con influenze post-grunge, pop punk e chamber pop) [USA]
  7. The Night Flight Orchestra – Sometimes the World Ain't Enough (AOR e hard rock con influenze funk, synth pop, progressive rock e disco) [Svezia]
  8. Leah – The Quest (celtic rock e symphonic rock con influenze symphonic metal, progressive rock, new age e folk pop) [Canada]
  9. Myles Kennedy – Year of the Tiger (blues rock e country rock con influenze acustiche e post-grunge) [USA]
  10. Ghost – Prequelle (alternative rock e hard rock con influenze pop, metal, progressive e AOR) [Svezia]
  11. Kontinuum – No Need to Reason (gothic rock, new wave e indie rock con influenze metal, post-punk e post-rock) [Islanda]
  12. Coheed and Cambria – Vaxis - Act I: The Unheavenly Creatures (progressive rock, alternative rock e progressive metal con influenze pop punk, glam rock e synth rock) [USA]
  13. Halestorm – Vicious (hard rock con influenze heavy metal e alternative rock) [USA]
  14. Superchunk – What a Time to Be Alive (punk rock e indie rock con influenze power pop) [USA]
  15. Ten – Illuminati (hard rock con influenze heavy metal, symphonic, AOR e pop) [Inghilterra]
Menzioni speciali:
• ISON – Andromeda Skyline [EP] (drone, post-rock e shoegaze con influenze electro-ambient e gothic rock) [Svezia, Sudafrica]
• Singoli isolati:  "Insomnia" dei Cellar Darling [Svizzera] ed "Hands Dirty" dei Delta Rae [USA].


Altro

Iniziando dalle colonne sonore, ho amato tantissimo l'intensa e inquietante Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film) di Thom Yorke [Inghilterra].
Ho trovato meravigliosa e adatta al proprio film anche First Man: Original Motion Picture Soundtrack, ennesima collaborazione del compositore Justin Hurwitz 
[USA] col bravissimo regista Damien Chazelle (già dietro "Whiplash" e "La La Land").
Le musiche che Alexandre Desplat
 [Francia] ha composto per il film d'animazione "L'Isola dei Cani" di Wes Anderson sono spettacolari: Isle of Dogs (Original Soundtrack) è una perla figlia della musica tradizionale giapponese.
Ho amato anche If Beale Street Could Talk (Original Motion Picture Score), ossia le musiche composte da Nicholas Brittel [USA] per "Se la Strada Potesse Parlare" di Barry Jenkins.

È molto bella, inoltre, The Last Kingdom (Original Television Soundtrack) di John Lunn [Scozia] ed Eivør [Fær Øer]; ho apprezzato come le ispirazioni folk siano state concretizzate con l'orchestra e i discreti tappeti elettronici.
Molto piacevole, infine, 
A Star Is Born Soundtrack di Lady Gaga & Bradley Cooper
 [USA], sebbene a spiccare davvero siano solo le ballad. Il suo oscillare tra rock e pop, seguendo il percorso del film, è il motivo per cui ho preferito non inserire quest'album in nessuna macrocategoria.

Non si tratta di una colonna sonora, ma potrebbe esserlo: sto parlando dell'orchestrale American Dream di Thomas Bergersen. Dimenticate i singoli estemporanei, tra pop sinfonico e tocchi elettronici, pubblicati nell'arco del 2018, perché adesso stiamo parlando di un album strumentale che potrebbe appartenere ai Two Steps from Hell, di cui non a caso Bergersen fa parte.


Sempre in tema orchestrale, è uscito il bellissimo album omonimo degli Auri [Finlandia]. Tuomas Holopainen e Troy Donockley, affiancati dalla cantante Johanna Kurkela, hanno preso gli elementi più folk/celtici dei Nightwish, li hanno totalmente depurati dalle sezioni metal e li hanno sfruttati per creare della musica new age figlia di Enya e di Loreena McKennitt. Nell'album c'è una forte componente pop, soprattutto nelle melodie dei ritornelli, ma gli scopi ambient sono prevalenti.


Nell'ambito dell'art music, infine, cito re:member di Ólafur Arnalds [Islanda]; non certo un capolavoro, ma comunque un lavoro piacevole ed emozionante.


Passando alla musica sperimentale, è impossibile ignorare i cervellotici Oil of Every Pearl's Un-Insides di Sophie [Scozia] e Aviary di Julia Holter [USA]: il primo è elettronico, il secondo molto più eterogeneo nelle ispirazioni; entrambi sprizzano adorabile follia. Consigliatissimi ai fan di Björk e Arca, ai quali potrebbe piacere anche Double Negative dei Low 
[USA], che hanno generato un flusso di magma slowcore tinto di drone, glitch-pop, industrial, trip-hop e rock nichilistico.


Spostandoci sulla darkwave sperimentale, non posso che consigliare l'ascolto di 
Dead Magic di Anna von Hausswolff [Svezia]: un morboso vortice di drone, ambient, gothic rock, doom metal, noise, new wave e post-rock, con anche un ampio uso dell'organo.
Un'altra perla darkwave è stata The Undivided Light dei Chaostar [Grecia], in cui si mescolano elettronica ambient, orchestra, teatralità lirica, tocchi rock, momenti dissonanti e passaggi world/folk.
A tal proposito, un atteso ritorno è stato quello dei Dead Can Dance 
[Inghilterra, Australia]Dionysus è un bellissimo tripudio di world music tanto ricercata quanto orecchiabile; in mezzo alle ispirazioni etniche e tribali,  però, la darkwave è quasi del tutto assente. 


Torniamo all'elettronica, stavolta ballabile, con gli Stockholm Noir [Svezia]: il loro album d'esordio, Div, condensa vari sottogeneri dance all'interno di atmosfere oscure.

L'aura molto dark ha caratterizzato anche le ultime pubblicazioni di Varien [USA], su tutte l'EP Death Asked a Question, che oscilla fra industrial e techno-house.
Molto originale è poi Khonnar di 
Deena Abdelwahed [Tunisia], che mescola ispirazioni etniche nordafricane con la techno e l'electro.

Un altro ottimo album è The Vacancy dei Four Seconds Ago [USA], che spazia dall'electro-ambient al chillout, passando per digressioni IDM e EDM. 

Infine, segnalo le radio edit di "Plaything", "The Rumble" e "All My Dreams",  singoli tra funk, disco e dance di Roísín Murphy [Irlanda]. Ribadisco: le radio edit. 


Michele Greco