Delta Rae – After It All


- Voto: 77 su 100
- Anno: 2015
- Genere: Country, Blues rock, Pop rock
- Influenze principali: Roots rock, Folk rock, Baroque pop, Pop acustico, Gospel



A cura di Michele Greco

I Delta Rae hanno esordito nel 2012 con l'ottimo Carry the Fire, album cantato a quattro voci (due maschili e due femminili) e ricco di influenze country, blues, rock, folk, pop e gospel. Brani come l'inno "Bottom of the River" o la sporca e graffiante "Fire" lasciavano intravedere un grande futuro per la giovane band statunitense. Col secondo album, After It Allle aspettative sono state disattese, confermate o superate? Scopriamolo insieme. 

L'album si apre con "Anthem", un'intro piano-e-voce di ispirazione classica e dominata da Eric Hölljes che, sul finale, viene raggiunto dagli altri cantanti in un dolce e insieme epico momento corale. Con la successiva "Run", guidata dalla voce di Brittany Hölljes, le influenze classiche vengono rafforzate dagli archi, vera novità nel sound della band. A tratti sembra di ascoltare i Rondò Veneziano in chiave folk rock, trasmettendo tanta allegria e voglia di ballare. Lo stesso vale per la successiva "Outlaws", che dopo una piccola esplosione corale, travolge con un tripudio di trombe e raggiunge il suo picco nel bridge. Il brano prosegue sotto la guida frizzante di Ian Hölljes, supportato da interventi degli altri cantanti. 
Si riprende fiato con "The Dream", inquietante interludio a cappella cantato da Brittany. In perfetta continuità, segue "Scared", il primo singolo estratto. Si tratta di un brano dall'impronta blues e dal ritmo ben scandito da percussioni, pianoforte e schiocchi di dita. Al microfono il ruolo di protagonista spetta a Eric, ma Brittany si inserisce con bellissimi vocalizzi liricheggianti. Il brano dispone inoltre di linee vocali catchy e di un bel climax.
La successiva "Chasing Twisters" sembra uscita dalla colonna sonora di un film spaghetti western. Tra fischi, percussioni che simulano una cavalcata e rintocchi di pianoforte, la voce di Elizabeth Hopkins ci porta tra i cowboy e poi ci infila in testa un ritornello dannatamente catchy. A dire il vero, questo brano era presente nell'omonimo ep del 2013, assieme a "Run""I Will Never Die" e le nuove versioni di "If I Loved You" "Dance In The Graveyards" (di Carry the Fire). Ovviamente, tutti e tre i brani riciclati in After It All sono stati modificati, ma mentre a "Run" è stato aggiunto qualcosa (gli archi), con "Chasing Twisters" si è preferito sottrarre. La nuova versione, infatti, appare come una sorta di radio edit: è stato eliminato il bridge al pianoforte, le chitarre e le percussioni sono state messe in secondo piano, la voce si è fatta più pulita e il finale più epico. La versione dell'album è molto buona, ma forse quella energica e grezza dell'ep era migliore.
Pensate che i Delta Rae si siano ammorbiditi? A smentirvi ci pensa "Bethlehem Steel", con la sua tempesta rock and roll che rimanda un po' ai Jefferson Airplane e un po' a Florence and the Machine. Sembra di essere finiti a Woodstock! Come se non bastasse, Brittany si rende protagonista di una prova vocale graffiante come mai prima d'ora, anche grazie a linee vocali di grande presa. È impossibile non scatenarsi, ballare e cantare a squarciagola!
Dopo la tempesta, è l'ora di riposarci con un trittico di brani calmi. Sorvolando su "Dead End Road", che non va oltre la sufficienza, arriviamo a "You're The One for Me", cantata da Eric. Si tratta di un brano pop/pop-rock molto "radio-friendly" e dall'atmosfera spensierata e solare. Segue il brano più emozionante dell'album: "Cold Day in Heaven". Le linee vocali e l'atmosfera sono perfette, il testo è azzeccatissimo, l'interpretazione di Elizabeth è molto sentita e le soluzioni strumentali sono ispiratissime. Nel ritornello di questa power ballad ci si sente esplodere il cuore, ed improvvisamente i fiori congelano, il cielo si oscura e viene voglia di urlare via il proprio dolore.
Risvegliamo i sensi con "I Will Never Die", pezzo dalle influenze blues e country che ricorda "Bottom of the River", ma in chiave più rock. Brittany tesse delle linee vocali trascinanti, mentre le percussioni scandiscono un ritmo che viene istintivo imitare battendo mani e piedi.
L'album si avvia alla conclusione con un altro trittico di brani soffusi, il primo dei quali è la bellissima ballad al piano "The Meaning Of It All", in cui Eric si rende protagonista di una prova interpretativa maiuscola. Il picco emotivo del brano, però, si raggiunge con l'arrivo degli archi e nel bridge. "My Whole Life Long", invece, si avventura nel pop acustico, con vaghi rimandi country e cantato in duetto da Eric ed Elizabeth. È un brano molto ispirato, ma che potrebbe sembrare già sentito. Con l'arrivo degli archi e dei cori offerti dagli altri due cantanti, però, "My Whole Life Long" prende il volo e va a segno. Piccola curiosità: durante un concerto, Ian ha usato questa canzone per chiedere alla sua ragazza di sposarlo.
A chiudere l'album ci pensa "After It All", brano alla chitarra acustica in cui i quattro cantanti tessono momenti corali sussurrati. L'atmosfera è delicata come una ninna nanna, ma verso il finale si ha un intenso climax che libera le voci.

Insomma, i Delta Rae si sono superati: con After It All hanno introdotto nuovi elementi nel proprio sound, inanellando brani di ottima fattura. Se proprio si vuol trovare un difetto, forse si sente la mancanza del rock sporco di "Fire", ma in generale il nuovo album è superiore al già buono precedente e conferma la band di Durham come una delle maggiori promesse del rock melodico.