Diabulus In Musica – Dirge for the Archons

- Voto: 66 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Symphonic metal 
- Influenze principali: Industrial metal, Thrash metal, Power metal, Folk metal, Alternative rock, Melodic death metal




A cura di Michele Greco

Il symphonic metal è un genere che, da qualche anno a questa parte, sembra esserci accartocciato su se stesso. Mentre i giganti cercano nuove soluzioni, tra chi guarda al pop e all'elettronica e chi al contrario guarda al prog e al metal estremo, le band di Serie B si limitano a riciclare qualche idea stantia. Eppure c'è chi ha fatto dei propri difetti virtù, ed il caso dei Diabulus In Musica. Timidamente con Secrets (2010) e poi più sfacciatamente con The Wanderer (2012) e Argia (2014), gli spagnoli hanno saputo compendiare alcune ispirazioni degli Epica in una versione parecchio semplificata. Pur non raggiungendo il livello dei maestri, alcuni brani dei Diabulus In Musica risultavano davvero notevoli: era il caso, ad esempio, di "Healing""No Time for Repetance", "Shadow of the Throne" e, in parte, "Mechanical Ethos". Lo stesso è accaduto laddove la fonte d'ispirazione è stata un'altra, ad esempio i Therion per l'eccelsa "Encounter at Chronos' Maze". Curiosamente, dove i Diabulus In Musica fallivano era nei brani più personali, come le scialbe "Furia de Libertad""Sceneries of Hope". Ma il ruolo di imitatrice, per quanto di buon livello, sembra stare stretto alla band spagnola. Con l'apprezzabile intento di provare a darsi una rinfrescata, è stato quindi creato Dirge For The Archons.

L'intro orchestrale "Battle of of Atlantis" sembra messa lì senza un motivo preciso: dura solo un minuto ed è totalmente slegata dalla traccia successiva, "Marble Embrace". Questa è una mid-tempo dalle ritmiche cadenzate e dalle atmosfere oscure, che però non raggiunge il livello delle due precedenti opener (le molto buone "From the Embers" ed "Ex Nihilo"). Proseguiamo quindi col brano migliore del lotto: "Earthly Illusions", che si lascia andare a un cattivissimo thrash/death arricchito da inserti elettronici. Le influenze industrial ci sono sempre state nel sound dei Diabulus In Musica, ma fino ad ora sono state tenute separate dai momenti più aggressivi: che la chiave per emergere stia nella mescolanza di queste due anime? In ogni caso, per quanto ottima, "Earthly Illusions" non riesce a competere con i brani migliori dei due album precedenti. 
Scavalcando l'inutile "Invisible", mid-tempo che prova a emozionare senza riuscirci, ritroviamo il guizzo dei brani precedenti con l'ottima "Crimson Gale", che aggiunge alla formula anche momenti power. I riff di chitarra e le parti di batteria funzionano alla grande, nulla da dire; peccato quindi per la voce. La cantante Zuberoa Aznárez, infatti, risulta spesso fastidiosamente intubata o nasale, con un vibrato slabrato e una cronica mancanza di espressività. Nei momenti più puramente lirici se la cava bene, ma quando va sul crossover o, peggio, sul moderno, risulta goffa. Nondimeno, prova comunque a osare un minimo, come si nota nella giocosa "Ring Around Dark Fairies’ Carousel". Un po' "Scaretale" dei Nightwish e un po' "Anteroom Of Death" di Tarja, questo brano è interessante nei suoi spunti circensi, ma anche leggermente dispersivo.

Arrivati a metà tracklist, Dirge for the Archons cambia strada. Innanzitutto va detto che la paventata svolta estrema si limita a "Earthly Illusions" e "Crimson Gale", che comunque non si distanziano così tanto da altri episodi sentiti in Argia e The Wanderer; inoltre, tutto il resto dell'album è più leggero. Facendo una media, quindi, il sound non è stato reso più aggressivo, ma anzi è rimasto immutato o addirittura si è ammorbidito. Non che sia un male, sia chiaro: ad esempio, i Delain hanno creato i loro brani migliori proprio pescando dal pop-rock. Il problema è che i Diabulus In Musica non hanno avuto lo stesso coraggio nel seguire fino in fondo quella strada, probabilmente anche per colpa dei grossi limiti nella scrittura delle linee vocali. 
Procedendo in ordine sparso, spicca la frizzante "Hiding from You". Si tratta di una delle canzoni più originali del lotto, grazie al suo alternative rock di gusto statunitense arricchito da leggere pennellate elettroniche, dalla voce maschile pulita e da un bridge metal. Che sia questa la strada giusta da seguire? Degli spunti rock li ritroviamo anche in "The Voice of Your Dreams", che però si perde nei momenti symphonic più canonici; sarebbe potuto essere un bel brano, se solo fosse uscito nel 2006 anziché nel 2016. Un discorso simile si può fare per "The River of Loss", che ha solenni cori da cattedrale, ma anche passaggi simil-power molto prevedibili e una sfuriata aggressiva dal vago sapore di "Force of the Shore" degli Epica. Insomma, nulla che non abbiamo già sentito decine di volte da parte di decine di band.

A completamento dell'album troviamo tre ballad. La settima traccia, "A Speak in ihe Universe", cerca di creare un'atmosfera rinascimentale, ma fallisce per colpa delle linee vocali inconcludenti e per l'interpretazione stantia di Zuberoa. Sorvolando sull'intermezzo "The Hawk’s Lament", che butta in mezzo spunti simil-cinesi a caso senza approfondirli, c'è poi un altro lento acustico: "Bane". Si tratta di un brano sullo stile di "The Islander" dei Nightwish, ma in versione molto meno emotiva e molto più noiosa. Come se non bastasse, sembra rubare ai finlandesi pure una melodia di "Ghost Love Score" (1:19 di "Bane", 3:26 del brano dei Nightwish). La conclusiva "Zauria", invece, è più interessante per gli spunti folk, l'uso della lingua basca e gli intelligenti controcanti, ma ciò nonostante rimane povera da un punto di vista emotivo. Insomma, eccenzion fatta per l'accettabile "Indigo" (da Argia), i Diabulus In Musica non riescono proprio ad azzeccare una ballad che sia una.

Tirando le somme, Dirge For The Archons supera l'acerbo esordio Secrets, ma non riesce a raggiungere i picchi di The Wanderer e Argia. Su tredici tracce, metà sono da cestinare e in ciò che si salva brillano solo due o tre episodi. Il tentativo di innalzare di qualità gli spunti più personali può quindi dirsi fallito, ma nulla vieta che i Diabulus In Musica possano riuscirci in futuro. Forse, però, sarebbe necessaria una pausa di riflessione, perché per adesso il quintetto di Pamplona non riesce ad andare oltre i compitini scolastici.