Nightwish – Endless Forms Most Beautiful

Endless Forms Most Beautiful Nightwish EFMB- Voto: 42 su 100
- Anno: 2015
- Genere: Symphonic metal
- Influenze principali: Power metalFolk metalThrash metal





A cura di Michele Greco

Dopo aver dato alle stampe l'ottimo Century Child (2002) e il buon Once (2004), rispettivamente loro quarto e quinto album, i Nightwish sono entrati in una fase di forte crisi creativa. O meglio, più che dei Nightwish, conviene parlare del tastierista Tuomas Holopainen, giacché il gioco di squadra qui non è di casa, se non per qualche minuscola briciola lasciata al bassista Marco Hietala e, molto più raramente, al chitarrista Emppu Vuorinen. In generale, però, i Nightwish sono praticamente una one-man band, grosso limite quando l'uomo solo al comando non ha più idee.
C'è chi riesce a creare ricette nuove pur utilizzando sempre i soliti ingredienti, a rendere fresco ciò che in teoria dovrebbe essere stantio, ma non è il caso di Tuomas. Già agli esordi faticava a creare album con personalità peculiari (Wishmaster
 è un Oceanborn wannabe), ma con Dark Passion Play (2007) e Imaginaerum (2011) si è spinto oltre, componendo tutta una serie di brani perfettamente interscambiabili. Forse consapevole del problema, ha tentato di nascondere i buchi del songwriting con strati su strati di orchestre fuori luogo, ma non tutti si sono lasciati abbindolare. Sicché Tuomas, pur continuando a lavorare a sezioni orchestrali imponenti, ha deciso di renderle un po' meno invasive. Endless Forms Most Beautiful è infatti un album più "band-oriented" dei precedenti, ma questo in sé non è né un bene né un male. Decidere di valorizzare il songwriting di base, quello al di sotto delle sovrastrutture, è un'arma a doppio taglio, in quanto rischia di dare visibilità alle parti più cliché; quindi è necessario avere tra le mani composizioni molto ispirate. Purtroppo, non è il caso di Endless Forms Most Beautiful.

L'album si apre con "Shudder Before the Beautiful", ossia un copia-incolla sfacciato di "Dark Chest of Wonders""Master Passion Greed" e "Storytime". Davvero, siamo di fronte a palesi autoplagi!

Lo stesso vale per "Yours Is an Empty Hope", che pesca ancora da "Master Passion Greed" e "Dark Chest of Wonders", condendo il tutto con Floor Jansen che urla come se fosse al mercato del pesce. La nuova cantante ha infatti deciso di sprecare il proprio enorme talento e di volersi riempire le corde vocali di noduli e polipi, ma non si capisce perché l'ascoltatore debba soffrire assieme a lei. 
Per fortuna Floor riesce a essere più delicata nella power ballad "Our Decades in the Sun", che però è piatta e ha un antifurto di voci bianche riciclato da "A Lifetime of Adventure" del progetto solista di Tuomas. Ma l'estremismo ecologista non finisce qui: l'orrenda "Alpenglow" ha i synth presi di peso dall'altrettanto orrenda "Bye Bye Beautiful", mentre la moscia "Élan" potrebbe quasi sembrare "Last of the Wilds" rallentata. Per lo meno qui Floor, per quanto inespressiva, si lascia ascoltare con piacere, ricordando a tratti l'ottima cantante che è stata tra il 2006 e il 2008, ossia nell'ultimissimo periodo degli After Forever.

Le canzoni citate fin'ora sono pessime in sé e per sé, non solo perché riciclate. Siamo di fronte a una cronica mancanza di ispirazione che riguarda più o meno tutti gli aspetti del songwriting, a partire dai riff di chitarra generici, e che si palesa anche negli episodi meno autocitazionisti. È il caso, ad esempio, di "My Walden" ed "Endless Forms Most Beautiful": la prima ha una melodia da filastrocca dell'asilo, ma sul finale recupera grazie a un inaspettato cambio di tempo e a dalle simpatiche cornamuse; la seconda, invece, ha un contesto strumentale noioso che sostiene le linee vocali peggiori dell'album. Titolo non da poco, considerando che tutte le melodie trovate fino ad ora sono dimenticabili e prive di mordente, differentemente da quelle frizzanti che avevano salvato Imaginaerum.

Non è però tutto da buttare. Ad esempio,"Edema Ruh" ha un bel ritornello, anche se puzza di già sentito, mentre "Weak Fantasy" ha da un lato delle soluzioni simil-western interessanti, ma dall'altro una performance catarrosa di Floor e un finale troppo ripetitivo.
La ripetitività è anche la caratteristica principale dell'ultima mezz'ora dell'album, che si apre con "The Eyes of Sharbat Gula". Si tratta di un brano semi-strumentale ispirato, che però è stato allungato innaturalmente fino alla noia. Forse Tuomas vuole giocare a chi ce l'ha più lungo, come si capisce anche da "The Greatest Show on Earth", una suite di ventiquattro minuti che parla dell'evoluzione della vita sul pianeta Terra. Un progetto molto ambizioso, forse anche troppo considerando che già i Dream Theater di "Octavarium" hanno faticato a tenere alta l'attenzione dell'ascoltatore. Tuomas ha fatto forse il passo più lungo della gamba? Sì, considerando che su ventiquattro minuti più della metà sono filler. Questa tendenza si palesa fin dall'intro al piano: tanto bello quanto ripetitivo. Ma è solo l'inizio di una frustrante attesa che dura fino a metà del sesto minuto, momento in cui il brano si avvia davvero e si trasforma in uno scarto degli Epica. Per lo meno le linee vocali ispirate riescono a farci arrivare intorno al decimo minuto, ma subito dopo la suite si sfilaccia. Tra progressioni a caso, parti cantate inutili, qualche secondo simil-dance e suggestioni orchestrali soporifere, si arriva infine all'ultima beffa: ben due minuti di versi delle balene e suoni oceanici.
Insomma, "The Greatest Show on Earth" ha dalle intuizioni molto ispirate, ma non vengono adeguatamente sviluppate e anzi si perdono in una struttura caotica e annacquata. Gran peccato, perché operando un po' di tagli, questo brano sarebbe stato un capolavoro, nonostante certi passaggi un po' troppo simili alla colonna sonora di Avatar. Non che questa sia una novità, basti ascoltare "Cadence of Her Last Breath" (da Dark Passion Play) e poi "Paperdoll" dei Markize.

Per quanto riguarda i testi, Tuomas si è lasciato andare a una scrittura pomposa e pretenziosa, che però nasconde una certa povertà di contenuti; non a caso i testi più belli sono quelli scritti e letti da Richard Dawkins. Va comunque apprezzato lo sforzo nel cambiare tematiche, giacché stavolta non ci sono né richiami alle Fiabe e all'immaginario Disney, né pianti per l'innocenza perduta con la "mano del poeta". Peccato solo che Tuomas continui a ripetere lo stesso alcune frasi fatte ("meadows of heaven", "awake, oceanborn"...) e che continui a polemizzare con le vecchie cantanti ("Yours Is An Empty Hope" è contro Anette). E peccato anche che i testi spesso non seguano logiche metriche e si inseriscano in modo forzatissimo nelle linee vocali.

Passando ora alla spinosa questione delle cantanti, va detto che anche se Tuomas avesse avuto a disposizione un ibrido tra Maria Callas e Beyoncé, non avrebbe tirato fuori un album migliore. Certo, il doversi adattare a una nuova cantante in teoria dovrebbe costringerlo almeno a cambiare le linee vocali, ma in Endless Forms Most Beautiful ha fatto cantare a Floor melodie più adatte ad Anette, a parte per qualche urlo qua e là. Inoltre siamo ben distanti dall'espressività che l'ex cantante aveva dimostrato in "Scaretale" e in altri brani di Imaginaerum, dando un contributo fondamentale per rendere piacevole un album nato vecchio.

Tirando le somme, Endless Forms Most Beautiful non è solo un album banale e fin troppo citazionista, ma anche generico dal punto di vista strumentale, piatto dal punto di vista melodico, ripetitivo dal punto di vista strutturale, fastidioso dal punto di vista vocale e sciatto dal punto di vista testuale. Per farla breve, è un noioso delirio di onnipotenza. A questo punto, l'unica via di salvezza per i Nightwish passa attraverso un vero gioco di squadra.