öOoOoOoOoOo – Samen

- Voto: 85 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Avantgarde metal
- Influenze principali: Musica sperimentale, Black metal, Jazz, Musica colta contemporanea, Musica elettronica (Trip Hop, Drum & Bass, Techno, Bitpop), Punk rock, Progressive metal, Symphonic metal, Swing, Darkwave, Gothic rock, Grindcore, Post-rock, Bossa nova

A cura di Michele Greco

Nati dalle mente del polistrumentista Baptiste Bertrand e della cantante Asphodel, già voce dei Pin-Up Went Down e dei Penumbra, i francesi öOoOoOoOoOo si preannunciano come fuori di testa già dal nome. Anche se in realtà è difficile parlare di nome, perché öOoOoOoOoOo è solo la rappresentazione grafica di un bruco; infatti la pronuncia corretta è Chenille, bruco in francese. 
Per quanto riguarda la proposta musicale, piacerà ai fan di Igorrr, dei Mr. Bungle e dei Pryapisme, il cui batterista è qui presente come ospite, ma forse anche a quelli dei Solefald e degli Akphaezya

Semen, disco d'esordio del duo francese, è un'opera multimediale in cui la musica è strettamente legata ai testi e alle fotografie di nudo artistico presenti nel booklet. Ogni brano cerca di ragionare su problematiche socio-culturali ed esistenziali, ma al contempo di provocare e stupire. In effetti, Samen si inserisce perfettamente nella riflessione più ampia dell'arte contemporanea e, proprio per questo, riesce laddove tiene al centro la comunicazione espressiva, mentre fallisce laddove si perde nell'"assurdo per il gusto dell'assurdo", cosa che per fortuna accade di rado.

A dominare su tutto è la voce incredibile di Asphodel, che potremmo descrivere come uno stranissimo mix di Diamanda GalasFloor JansenAmy LeeBjörkAngela Gossow o Alissa White-Gluz, Dolores O'RiordanBeyoncéNehl AelinÉdith Piaf e Paperina. La cantante francese passa con disinvoltura da un atteggiamento rock a uno pop/r'n'b, dal growl/scream alla lirica, dalle diplofonie a versi da bambina isterica. Per quanto decisamente poco ortodossa, è così versatile e padrona del proprio strumento da lasciare senza fiato.
Ma questo atteggiamento folle e divertito è presente anche nella musica, composta da Bertrand: un frullato di black metal, jazz, elettronica, post-rock, punk, progressive, bossa nova, symphonic rock, swing e una miriade di altre cose. I generi talvolta si mescolano tra di loro e talvolta fluiscono l'uno nell'altro con stacchi più o meno bruschi, ma la cosa che stupisce è che quasi mai il processo risulta forzato. Ci sono dei momenti un po' tirati per i capelli, sì, ma sono rari e in generale la proposta risulta naturale e spontanea. Insomma, il duo francese ha giocato con i suoni mantenendo la genuinità di un bambino che esplora il mondo, ma al contempo ragionando molto in fase di labor limae strutturale e melodico.

Soffermiamoci ora sulle singole opere esposte in questa galleria d'arte. La prima è "Rules of the Show", che ci introduce gradualmente nel trip da LSD di Samen. Nel brano si alternano passaggi più leggeri, anche grazie al ritornello molto orecchiabile, e passaggi black metal in stile Mayhem, condendo il tutto con una spruzzata di archi ed elettronica. Verso il finale c'è un momento quasi a cappella in cui Asphodel sembra interpretare un dialogo tra Smeagol e Gollum, chiudendo poi in modo quasi dance. Come se la formula non fosse già folle così, la successiva "Fucking Freaking Futile Freddy" aggiunge addirittura parti rappate e richiami alla bossa nova, anche se le melodie vocali qui non sembrano molto ispirate. 
Il singolo "Meow Meow Frrru" è uno dei brani più cantati e, forse proprio per questo, anche tra i più folli. In una sorta di delirio, Asphodel ci presenta le sue molteplici personalità, dalla bambina psicopatica dei cartoni animati alla leonessa growler, passando per momenti tra il soul e il rock fino a notevoli acuti in falsetto. Il tutto sopra un ottimo tappeto di metal ed elettronica a 8-bit.
Cambiamo registro con "No Guts = No Masters", che col suo inizio jazzato e poi vagamente arabeggiante di archi, potrebbe sembrare un pezzo dei Diablo Swing Orchestra, ma poi si trasforma in qualcosa di ancora più caleidoscopico. Tra momenti pop/r'n'b, sfuriate metal, spennellate elettroniche, momenti sinfonici e passaggi punk rock molto catchy, questa è una parata che abbatte i confini tra i generi. Protagonista è, ancora una volta, l'aliena versatilità di Asphodel, che cambia voce almeno sei volte in poco più di tre minuti e mezzo: praticamente un cartone animato sotto steroidi. Percezione, questa, che si estende anche nella successiva "Bark City (A Glimpse Of Something)", dove la cantante viene posseduta alternativamente da Dolores O'Riordan ed Amy Lee. La musica, dal canto suo, continua a schizzare con naturalezza e senza forzature tra un genere e l'altro: oltre al metal, si riconoscono il lounge, il punk, lo swing e il boogie-woogie.
"Purple Tastes Like White" è forse il brano più "normale" del disco: una mid-tempo post-rock con tocchi ambient, un po' in stile Sigur Rós, con l'aggiunta di linee vocali orecchiabili e un ritornello che rimanda a band come i TesseracT e i Periphery. Anche con "I Hope You Sleep Well" il contesto strumentale rimane più o meno inquadrabile, salvo poi concedersi un intermezzo dal sapore tropicale e condito da vari rumori, tra cui la carica di un giocattolo a molla. Nel ritornello, tipicamente da metal melodico, Asphodel prende note abbastanza alte. Però un po' di spazio al microfono lo merita anche Baptiste Bertrand, che con "Well-Oiled Machine" ha deciso di introdurre una breve parentesi di disco anni '70 arricchita dal sassofono. Il risultato, seppur piacevole, è fine a se stesso e fuori contesto.
Quasi tutti gli elementi introdotti fino ad ora sono rintracciabili in "Chairleg Thesis", che però aggiunge dell'elettronica techno/aggrotech e un passaggio di "musica d'ascensore" elegante e ballabile. Un applauso va fatto alla prova vocale di Asphodel, che qui ci si spinge anche alla lirica.
Possiamo riprendere un attimo fiato con"Fumigène", che è descrivibile come una versione rock della musica di Björk. Si tratta solo di un momento di calma, perché già con "LVI" ricominciamo ad avanzare a passo lento in una laguna fangosa; sulla funerea marcia del violoncello e sulle chitarre gothic/doom, la voce di Ashodel ci guida verso la riva, dove possiamo di nuovo accelerare il passo. Dopo un bell'assolo di chitarra, il brano si chiude con una delicatezza quasi pop. Ma dopo la calma, arriva senza preavviso la tempesta: "Hemn Be Rho Ðie Samen" chiude l'album con violenza e brutalità, ma purtroppo un black metal così canonico e prevedibile sembra fuori luogo e lascia l'amaro in bocca.

Arrivato alla fine di questo viaggio, l'ascoltatore è stordito e confuso, ma anche meravigliato. Samen è un album originale e genuino, con una genialità in bilico tra musica colta e musica di consumo, propendendo più verso la prima che verso la seconda. Da un'opera del genere ci si aspetterebbe molta autoreferenzialità, ma in realtà la "masturbazione artistica" è limitata e stemperata da sarcasmo, autoironia e orecchiabilità. Proprio quest'ultima caratteristica è ciò che permette agli Chenille di ambire a un pubblico più ambio rispetto a Igorrr, artista che tende invece a creare patchwork di generi spesso amalgamati male e in modo forzato.
Insomma, esperimento riuscito: Samen è innovativo e di grande qualità. Nonostante due o tre brani poco a fuoco, lascia presagire che il bruco diventerà un'incantevole farfalla.