Róisín Murphy – Take Her Up to Monto

Róisín Murphy – Take Her Up To Monto
- Voto: 88 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Pop sperimentale, Electropop, Art pop 
- Influenze principali: Musica elettronica (Intelligent Dance Music, Deep house, Downtempo, Trip hop), Nu jazz



A cura di Alessandro Narciso

Take Her Up To Monto è un album davvero sorprendente. Non perché è il secondo che Róisín Murphy ha pubblicato in quattordici mesi dopo quasi otto anni di pausa, non perché l’annuncio è stato fatto dal nulla poche settimane prima dell’uscita, ma perché è stato scritto e registrato l’anno prima durante la stessa sessione del già ottimo Hairless Toys, sotto lo stesso produttore (Eddie Stevens, collaboratore di vecchia data) e con lo stesso team di musicisti.
Eppure, Take Her Up To Monto non vive all'ombra del predecessore, né risente della situazione peculiare in cui è nato: non solo le canzoni, prese singolarmente, non sono qualitativamente inferiori né sembrano scarti di Hairless Toys, ma l’album nel complesso ha una notevole coerenza interna, un’identità che prescinde dal precedente. Róisín stessa ne parla come di un’esperienza concettuale ispirata da tematiche precise (il costruire, sia fisico con l’architettura, sia metaforico col futuro), segno che si tratta di un’opera nata indipendentemente e, per coincidenza, registrata in contemporanea col lavoro precedente.

All’atto pratico, quindi, Take Her Up To Monto e Hairless Toys hanno in comune il paradigma: una cornice elettronica nella quale Róisín si prende la libertà di sperimentare con le influenze più variegate; la differenza sta nello sviluppo di questo presupposto. Stavolta, Róisín è infatti riuscita a essere al tempo stesso più sperimentale e più accessibile: a modo loro, tutte e nove le canzoni di Take Her Up To Monto sfidano gli stereotipi del pop contemporaneo, ma lo fanno con intelligenza, mantenendo almeno un elemento familiare all'ascoltatore in modo da non spiazzarlo. Quando la struttura della canzone è imprevedibile e il ritmo rilassato, la melodia è orecchiabile e accattivante; quando la melodia è più complessa, il ritmo è incalzante e la struttura più assimilabile. In entrambi i casi, l’ascoltatore più esigente troverà qualcosa di inaspettato e soddisfacente, quello casuale qualcosa di rassicurante che lo aiuti a seguire la canzone.
Due aspetti particolarmente interessanti, che contribuiscono al senso di ricercatezza del disco, sono gli arrangiamenti, con un uso molto intelligente degli strumenti, e la struttura delle canzoni. Gli strumenti sono spesso scelti in base alle associazioni che la nostra coscienza collettiva fa tra un certo suono e un tema, in modo da creare una forte sinestesia fra musica e testi. L’impianto strutturale prevalente, invece, non è l’alternanza strofa-ritornello, ma la progressione di tre movimenti ben distinti, che trasformano le canzoni quasi piccole "sinfonie" avant-pop.

Tutte queste caratteristiche sono facilmente rintracciabili in Nervous Sleep, una delle tracce meglio riuscite dell’album: è un brano soffuso e diluito, sette minuti quasi privi di una sessione ritmica vera e propria, che parla di quello che potrebbe essere un incubo o un’esperienza cosciente resa surreale dal sonno arretrato. Le linee vocali sono per lo più mormorate (specie nel primo movimento), buona parte della texture strumentale è data da rumori ambientali o elettronici, eppure c’è una melodia di fondo coerente, una progressione fra inizio, climax e risoluzione ben identificabile. E c'è anche un vibrafono che non solo fa da filo conduttore per tutta la durata del brano, ma ne rafforza l’atmosfera onirica giocando con l’associazione comune che il suono ha col sogno.
Il concept futuristico dell’album è ben evidente nei due brani scelti per promuoverlo, l’opener Mastermind e il singolo Ten Miles High, che con le loro melodie accattivanti aiutano l’ascoltatore ad abituarsi alla mancanza di strofe e ritornelli. La prima è figlia del periodo dance sperimentale che Róisín ha esplorato con i singoli estemporanei pubblicati fra Overpowered (2007) e Mi Senti (2014), con una melodia complessa, che oscilla continuamente fra tonalità maggiori e minori, sostenuta da una batteria elettronica Anni Ottanta e un intreccio di sintetizzatori. La seconda, invece, evoca l’idea del decollo con synth Anni Sessanta e Settanta che richiamano l’era della Corsa allo Spazio, e la loro presenza è rarefatta come la metafora della stratosfera che conduce il testo.
L’uso della struttura in tre atti è particolarmente evidente in Thoughts Wasted. Il primo atto, caratterizzato da linee vocali dense e una parte strumentale più discreta, sfuma gradualmente nel secondo, in cui gli strumenti (tra cui flauti e violino) sono prominenti e la voce arriva solo col crescendo. Il terzo, marcato da un momento di silenzio, è una coda semi-strumentale in cui il parlato di Róisín tira le somme del testo della canzone.

I due brani melodicamente più avventurosi sono Pretty Gardens e Romantic Comedy. Il primo ha un’atmosfera cabarettistica e contrappone alle dissonanze della parte strumentale una melodia vocale facile da seguire e un ritmo accattivante. Nel secondo brano, invece, le dissonanze dei sintetizzatori si accompagnano a linee vocali dodecafoniche, ma il ritmo incalzante aiuta l’ascoltatore a restare concentrato più di quanto capiti in molti punti di Hairless Toys, conciliando la sperimentazione con l’accessibilità.
Non mancano momenti easy-listening inaspettati, come la la peculiare bossa nova elettronica di Lip Service o la downtempo Whatever, dominata da pianoforte e flauti. Entrambe le canzoni sono talmente melodiche da cancellare subito l’impressione di essere fuori posto nell'album e, anzi, contribuire al suo flusso, stemperando con la loro orecchiabilità la sequenza di tre delle canzoni più sperimentali dell’album.
Sitting And Counting, infine, conclude riassumendo gli aspetti generali dell'opera: inizia vaga e diluita, ma nel crescendo diventa orecchiabile e più facile da seguire, pur concedendosi qualche capriccio di pianoforte e sintetizzatore che aggiungono imprevedibilità.

Ed è proprio questa l’anima di Take Her Up To Monto: un viaggio avventuroso in un veicolo comodo e familiare, da cui è facile godersi le sperimentazioni senza temere di perdersi per strada. Più coerente di Ruby Blue, più avventuroso di Overpowered, più bilanciato di Hairless Toys – e parliamo di tre album di ottima qualità: Róisín Murphy riesce a superarsi con ogni nuovo album e il suo percorso musicale non può che soddisfare chi dal pop si aspetta il meglio.