Aurora – All My Demons Greeting Me as a Friend

Aurora – All My Demons Greeting Me As A Friend
- Voto: 81 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Synth pop, Alternative pop
- Influenze principali: Baroque pop, Folktronica, Art pop, Dream pop




A cura di Alessandro Narciso

Pubblicare un debutto di gran qualità a soli diciannove anni è già un’impresa niente male. Conquistare pubblico e critica, dominare la classifica del proprio paese, entrare in varie Top 30 internazionali, farsi invitare in programmi tv di tutto il mondo e prestare le canzoni a molteplici serie tv sono soddisfazioni. Ma affrontare tutto ciò con un’identità musicale già distinguibile è davvero impressionante.
Nonostante la giovane età, sia anagrafica che discografica, Aurora Aksnes è riuscita proprio in questo: debuttare con discreto successo non come ennesima stellina dance-pop adolescente, non come ennesima artista indie prestata alle major, non come ennesima, bravissima cantautrice nordica, ma con una presenza artistica peculiare.

Uscito nel 2016 dopo tre anni di singoli ed EP (va segnalato l’ottimo Running with the Wolves del 2015), All My Demons Greeting Me as a Friend rientra a grandi linee nell’ampio spettro del pop elettronico alla scandinava. Sarebbe facile azzardare paragoni superficiali: viene in mente Susanne Sundfør, la punta di diamante del synthpop norvegese, anche perché la voce di Aurora un po’ ne ricorda il timbro; oppure Eivør, cantautrice faroese che unisce ispirazioni folk e sperimentazioni elettroniche; o ancora la danese Emmelie De Forest, che queste influenze le coniuga in un pop più commerciale. Ma Aurora è una cosa a sé: attinge agli stessi elementi di molte colleghe ma li personalizza e li modella secondo il suo gusto personale e ciò che ogni canzone vuole esprimere.
Forse il segreto è proprio che, come da titolo, All My Demons Greeting Me as a Friend è un album estremamente personale: è scritto, arrangiato e strutturato perché l’intimità tematica si rifletta nella musica stessa.

L’uso dell’elettronica, ad esempio, è molto interessante: è costante per tutta la durata del disco, ma non è necessariamente l’elemento preponderante di ogni canzone. Per Aurora è più un filo conduttore fra sonorità diverse che il fulcro della ricerca sonora. E ogni scelta stilistica, ogni influenza, è sfruttata ad arte per descrivere uno stato d’animo, raccontare una situazione o esprimere un’emozione.

Runaway”, è un ottimo esempio di come melodie, arrangiamenti e influenze siano usate per sottolineare l’emozione dei brani: la melodia in maggiore dà un senso di allegria, mentre l’arrangiamento minimale, con una ritmica diluita, poche tracce di sintetizzatore e la conduzione affidata per lo più alla voce, dà un senso di malinconia. Per molti versi è l’opposto complementare di “Running with the Wolves”, una canzone massimalista che si apre con voce e basso prima di diventare un trionfo di beat e synth sui ritornelli: un arrangiamento vivace e sontuoso che contrasta con una melodia nervosa e a tratti malinconica. La scelta di “Runaway” come traccia d’apertura del disco e “Running With The Wolves” come primo singolo è molto intelligente perché, in modo diverso, introducono l’ascoltatore a quella che sarà la palette emotiva dell’album, un agrodolce costantemente in bilico fra spensieratezza e malinconia, fra accettazione e lotta.
Il lato più pop del disco è affidato a “Conqueror”, “I Went Too Far” e ”Lucky”. La prima è una traccia energica con forte enfasi sul ritmo, sottolineato anche da pianoforte, synth e vibrafono che predominano nella parte strumentale. La seconda si apre con pianoforte e voce prima che la malinconia della melodia nelle strofe ceda al senso di urgenza del ritornello, sottolineato da un ritmo crescente che diventa poi ballabile. “Lucky” è una bel lento con un beat discreto, una linea di basso costante e un accenno di organo in sottofondo a sostenere l’emozionante performance vocale di Aurora.
Come ballata, “Lucky” si scosta molto dagli altri lenti del disco: la canzone di chiusura, “Black Water Lilies”, e un bell’episodio dalle influenze dream pop introdotto dai chimes e, con il loro ritmo calmo ma costante, dai riff di pianoforte e synth; il lieve crescendo verso metà, che poi sfuma di nuovo nella calma e una melodia vocale ispirata, riesce molto bene a evocare un senso di quiete, proprio come se si galleggiasse davvero come ninfee. “Through the Eyes of a Child” e “Home” sono invece due esperimenti minimalisti ben riusciti: in entrambe la protagonista è la voce di Aurora, la sessione ritmica è pressoché inesistente e gli strumenti costituiscono una texture quasi impalpabile in sottofondo. “Through the Eyes of a Child” inizia quasi a cappella, con giusto un accenno di pianoforte e una leggerissima chitarra riverberata nella prima metà; la traccia strumentale si mantiene discreta anche nella seconda parte, dominata dal crescendo dei vocalizzi armonizzati. “Home” inizia con la voce armonizzata e leggermente riverberata di Aurora e si concede qualche arpeggio prima e qualche accordo poi di sintetizzatore solo nella seconda metà. Entrambe le canzoni sfruttano il minimalismo per dare un senso di intimità e fragilità, e sono fra le canzoni più “confessionali” del disco.
Le influenze folk sono evidenti nella magnifica “Winter Bird”, una delle tracce più emozionanti del disco, con una melodia superba e un arrangiamento ipnotico sia nelle armonie vocali che nell’unione di pianoforte e sintetizzatore. Hanno un sapore folk anche le ottime  “Under the Water” e “Warrior”: entrambe hanno un ritmo militaresco che infonde energia ma, mentre la seconda è dominata da lunghi accordi di synth e armonie vocali, la seconda è ricca di arpeggi con cordofoni campionati, con due risultati diversi ma altrettanto evocativi.
C’è poi “Murder Song (5, 4, 3, 2, 1)”, che merita un discorso a parte: ne esistono due versioni, una elettronica e una acustica, entrambe molto belle per motivi diversi. La prima è quella dell’album e, col suo ritmo vivace e il giro di synth, si apre come una specie di danza tradizionale in salsa elettronica; il crescendo di synth e beat nel bridge trasmette alla perfezione il senso di urgenza e ineluttabilità del testo, specie se unita alla performance vocale da brividi: è una di quelle canzoni che, arrivate alla risoluzione, lasciano semplicemente senza fiato. La versione acustica, disponibile come bonus track nell’edizione deluxe dell’album, è guidata da un bell’arpeggio di chitarra, ha meno enfasi sul lato folk ed è intima, disperata, minimale e molto emozionante: non è un caso se, nell’ultimo anno, è stata usata in scene fondamentali ed emotivamente cariche di serie tv, tra cui Teen Wolf e The Flash. È forse questa una delle canzoni che mostra meglio quanto il songwriting di Aurora sia solido e riesca a colpire l’ascoltatore qualunque sia l’arrangiamento.

E mentre l’elettronica amalgama le sfumature eterogenee dalle fondamenta, è la piacevole voce di Aurora la vera protagonista, il tratto dominante che unisce l’intero album: ora briosa e brillante, ora malinconica e delicata, ora dura e pungente, ora morbida e avvolgente, la sua espressività completa perfettamente ogni canzone. Come prestazione tecnica è acerba (specie dal vivo) e tradisce la sua giovane età; con questo potenziale timbrico ed espressivo, però, impegno e studio potranno portare in futuro a ottime performance.
A completare il tutto, dei testi di una maturità inaspettata, per una ragazza così giovane, che toccano temi comuni (amore, amicizia) con profondità e originalità, e temi più impegnativi (depressione, istinti suicidi, rinascita) con una delicatezza e naturalezza impressionanti. È interessante, però, come anche nei momenti più bui (“Lucky”, “Under the Water”, “I Went Too Far”) Aurora non scada mai nella glamourizzazione gratuita della tristezza, ma si mantenga positiva, cerchi di reagire e conservi un po’ di quell’innocenza di cui canta in “Through the Eyes of a Child”: come approccio è molto più maturo di quello di tante colleghe più grandi che si crogiolano nel male di vivere per darsi quell’aria da artiste maledette.

Per riassumere, quindi, All My Demons Greeting Me as a Friend è un album peculiare che declina in maniera estremamente personale molti degli stilemi del pop scandinavo; è un disco che coniuga eleganza e accessibilità, più un’occasionale vena sperimentale che arricchisce l’esperienza d’ascolto.
Con queste premesse, la curiosità su che direzione musicale prenderà Aurora e le aspettative per i prossimi lavori sono alte.