Karen Elson – The Ghost Who Walks

Karen Elson – The Ghost Who Walks
- Voto: 78 su 100
- Anno: 2010
- Genere: Alternative Rock
- Influenze principali: Country, Neofolk, Dark Cabaret, Gothic Rock



A cura di Alessandro Narciso

La prima cosa che viene in mente pensando a Karen Elson sono sfilate e riviste di moda: fra gli Anni Novanta e i Duemila, infatti, era all’apice della sua carriera di modella, sulla copertina di varie edizioni internazionali di Vogue e in passerella per stilisti come Chanel, Dior, Jean Paul Gaultier, Louis Vuitton, Yves Saint Laurent, Alexander McQueen e chi più ne ha più ne metta. È un mondo, quello della moda, che interseca spesso quello musicale, ma secondo regole precise: gli stilisti vestono le popstar per creare quella cornice glamour intorno al successo della loro musica, e le cantanti si improvvisano modelle per promuovere i brand con la loro popolarità; al massimo, ogni tanto qualche modella si presta come eyecandy per il videoclip di un musicista famoso. Cosa succede, quindi, quando avviene il processo contrario, quando una top model decide di suonare, cantare e registrare musica?

Nel caso di Karen Elson, il risultato è estremamente interessante e insolitamente genuino. E non lasciamoci ingannare: non è un tentativo di riciclarsi perché nel mondo della moda si invecchia a venticinque anni (la sua carriera di modella procede inossidabile sulla soglia dei quaranta) né un interesse estemporaneo nato sulla scia del matrimonio con Jack White (sì, proprio quello dei The White Stripes). Già nel 2004, in tempi non sospetti, Karen fu una dei co-fondatori dell’ensemble musicale e cabarettistico The Citizens Band, una troupe musicale ma anche politica – quindi, oltre alla musica da suonare, Karen ha anche dei contenuti da metterci. E il genere è ben lontano dall’electropop che andava sulla cresta dell’onda nel 2010, l’anno di pubblicazione del suo debutto discografico, The Ghost Who Walks, ma pesca a piene mani dal rock classico – una passione di Karen ben evidente anche nelle cover e partecipazioni ad album-tributo che ha fatto da allora, da Lou Reed a Buddy Holly, da Jackson C. Frank a Donovan.

Un’altra cosa interessante di The Ghost Who Walks è che, sebbene sia stato prodotto “in famiglia” dal marito Jack White, è stato scritto da Karen indipendentemente, secondo le sue stesse parole “in segreto” da lui, in modo che fosse una creatura personale e non giovasse della fama o dell’esperienza del marito, ma desse a Karen l’indipendenza e il controllo che la carriera da modella non le ha mai garantito.
Il risultato è molto peculiare e i brani, orecchiabili e ben strutturati, sono variegati, da malinconiche ballate folk come “A Thief At My Door”, “The Birds They Circle” e “Stolen Roses” (che ricorda con classe le Murder Ballads di Nick Cave), a pezzi soft rock a tinte gotiche come la title track, “The Truth Is In The Dirt” e “Garden”, al cabaret di “Pretty Babies” e “100 Years From Now”, fino al sapore marcatamente country di “Lunasa”, “Cruel Summer”, “The Last Laugh” e “Mouths To Feed”.
Gli strumenti che la fanno da padrone accentuano il sapore folk, con chitarre (lo strumento con cui Karen ha composto buona parte delle melodie) e pianoforte accompagnati spesso dall’organetto o da un quartetto d’archi decisamente country. Gli ospiti musicali sono molti e il loro contributo è di qualità; in mezzo a loro, Karen si destreggia con una performance vocale molto piacevole che, sebbene priva di particolari picchi tecnici, non ha vistose carenze e trasmette perfettamente la narrazione e la carica emotiva delle canzoni.

A livello testuale, l’album spazia da temi più personali come relazioni e amori più o meno fortunati (“Pretty Babies”, “100 Years From Now”, “Garden”, “A Thief At My Door”, “The Last Laugh”), l’introspezione e l’autoanalisi (“Stolen Roses”, “The Birds They Circle”), a piccole storie dal sapore campestre a tratti gotico (“Lunasa”, “Cruel Summer”, o la titletrack, che richiama decisamente le Murder Ballads), per finire con vere e proprie dichiarazioni politiche contro la propaganda disinformata (“The Truth Is In The Dirt”) o il lassismo ambientale per profitto (“Mouths To Feed”, ispirata dagli eventi del Dust Bowl negli Anni Trenta ma ancora tragicamente attuale). Ogni cosa è trattata con notevole eleganza tramite immagini ora evocative, ora pungenti, ma mai scontate, mentre il discorso politico è portato avanti non con pesanti prediche supponenti, ma con un’ironia sottilmente polemica e una certa concretezza.

Per concludere, The Ghost Who Walks è un album che ha qualcosa da dire e lo impacchetta in una confezione sonora interessante, ispirata e stilisticamente coesa. Come accennato sopra, da allora le proposte discografiche di Karen Elson sono state cover e tributi ad artisti del passato, ma un’analisi del recentissimo Double Roses (2017) chiarirà se si è trattato di un momento brillante ma estemporaneo, o del debutto di un percorso musicale realmente interessante.