Nemesea – Uprise

Nemesea – Uprise
- Voto: 69 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Alternative rock, Pop rock, Synth rock
- Influenze principali: Musica elettronica, Pop




A cura di Alessandro Narciso

I Nemesea non ristagnano mai: nati come formazione tipicamente gothic/symphonic metal a voce femminile quando la scena non era ancora sovrasatura, nel 2004 pubblicano Mana, un debutto lodevole ma che già all’epoca attira molti (e spesso pigri) paragoni con album dello stesso genere. Tempo tre anni e, mentre altre band esplorano ancora il symphonic metal più tradizionale, loro danno alle stampe il sottovalutato In Control, un primo tentativo (non del tutto riuscito) di mischiare gothic rock, pop ed elettronica; una mossa forse prematura, troppo azzardata e prontamente incompresa dal pubblico (ancora attaccato alle orchestrazioni magniloquenti), ma ha certamente previsto il trend che si sarebbe sviluppato di lì a qualche anno. Il successivo The Quiet Resistance incontra più favore di pubblico nel 2011, sia perché il genere è stato nel frattempo sdoganato perfino da nomi più importanti della scena, sia perché il mix massimalista di pop, rock, metal ed elettronica ha raggiunto la perfezione.
E poi la domanda: dove altro andare da lì?

Verso un rock più classico, che sembra uscito direttamente da una sala prove piuttosto che levigato in studio come il predecessore. La confezione sonora di Uprise è, in generale, proprio questa: essenziale, “classicistica” (in senso rock), sobria. Eppure, l’album è ingannevole nella sua semplicità: il songwriting, solido e diretto, è enfatizzato da arrangiamenti variegati ma sempre coerenti, con una notevole cura nei dettagli per ottimizzare l’effetto minimalista. Le chitarre nude e crude prevalgono spesso, la batteria è molto più acustica e priva di beat che in passato, i sintetizzatori hanno rilevanza solo in alcuni punti specifici per aggiungere sapore, le linee vocali sono più dirette. E c’è anche qualche completa novità, come i coretti maschili che fanno da sfondo alle lead vocals femminili e rafforzano l’idea di una band che suona insieme in sala prove.

L’opener, Hear Me, puramente rock sia nella melodia sia nell’arrangiamento, sembra stabilire quella che sarà la direzione generale dell’album; tuttavia, sono la successive Twilight e Forever che, coniugando una struttura e una melodia rock con sprazzi elettronici, incarnano meglio lo spirito generale, a tempo stesso grezzo e levigato, di Uprise. Così, mentre canzoni come l’accattivante I Can’t Believe It, la bella semi-ballata “Light Up The Sky”, o la conclusiva “Hold On” enfatizzano il lato “jam-session”, altre lo sovvertono e mostrano tutta la cura messa in studio, e come l’effetto “sala prove” non sia dovuto a trascuratezza, ma voluto: Let It Burn è deliziosamente pop, mentre Get Out e Time To Make It sono portabandiera del sempre ottimo lato elettronico dei Nemesea. Il perfetto equilibrio è raggiunto in Bones, che coniuga, all’inizio, una chitarra che si collega agli amplificatori con un magistrale uso dei sintetizzatori sullo sfondo. Un vero peccato è, invece, che la magnifica Sayonara sia stata relegata a introvabile bonus track dell’edizione giapponese: con i suoi synth, le melodie orientaleggianti e il ritmo vivace è un vero earworm e la traccia migliore del disco.

Una nota di demerito è purtroppo la performance vocale di Manda Ophuis che, oltre a portarsi dietro i soliti problemi (alcune parti nasali, altre sguaiate, altre proprio stridule), nel complesso oscilla fra il fiacco, l’annoiato e il vero e proprio karaoke, mancando di incisività, vivacità ed espressività; se si pensa che a pochi mesi dalla pubblicazione ha lasciato la band per dedicarsi alla vita privata, non è poi molto sorprendente… e forse non tutti i mali vengono per nuocere.

Nel complesso, Uprise è inferiore al predecessore, forse anche perché insiste troppo sulla strada della semplicità, ma è comunque un album lodevole con molte sorprese e una profondità inaspettata. Una fine un po’ indegna per la permanenza di Manda, ma che lascia la strada aperta perché i Nemesea come band, a livello di compositori e produttori, continuino a esplorare il loro sound.