Trees of Eternity – Hour of the Nightingale

Trees of Eternity Hour of the Nightingale- Voto: 87 su 100
- Anno: 2016
- Genere: Doom metal, Gothic metal
- Influenze principali: Dark ambient





A cura di Michele Greco

Dopo la demo Black Ocean del 2013, i Trees of Eternty si apprestavano a pubblicare il loro primo full length, più volte rimandato. Se non che, il 18 aprile 2016, è arrivata una tristissima notizia: la cantante Aleah Stanbridge ci ha lasciati, portata via dal cancro a soli 39 anni. Per tutti gli appassionati di doom/gothic metal, è stato un forte lutto. 
E così Hour of the Nightingale, che avrebbe dovuto essere il primo capitolo di una spendida storia, si è trasformato in un'elegia funebre. Infatti, le parti vocali di Aleah erano già state registrate, e quindi sono presenti nell'album. L'effetto è inizialmente straniante: come per tutte le registrazioni pubblicate postume, l'artista sembra comunicare dall'Aldilà. Inoltre, per via della storia di quest'album e del conseguente simbolismo, è difficilissimo ascoltarlo con orecchio critico, mettendo da parte il valore affettivo. È però necessario farlo, perché altrimenti si rischia di svalutare un prodotto artistico-musicale a mero ricordo. 

Innanzitutto, due parole su chi sono i Trees of Eternity: fondati dalla sudafricana Aleah e dal chitarrista svedese Juha Raivio (Swallow the Sun), a completare la line-up sono poi giunti il chitarrista Fredrik Norrman (October Tide, Uncanny, ex Katatonia), il bassista Mattias Norrman (Moondark, October Tide, ex Katatonia) e il batterista Kai Hahto (Wintersun, ex Swallow the Sun, temporaneamente con i Nightwish). La proposta musicale è orientata a un gothic/doom metal minimale ed emotivo che potrebbe ricordare gli ultimi Swallow the Sun, ma che mantiene una sua anima peculiare grazie ai tocchi ambient e alle linee vocali melodiche. La voce di Aleah è, grazie al suo bel timbro e alla sua espressività naturale, il perno delle composizioni. 

Hour of the Nightingale è composto da dieci tracce, di cui quattro sono versioni riarrangiate dei brani di Black Ocean. Il primo di questi è "My Requiem", una sorta di ninna nanna disperata in una notte di pioggia che già ci fa notare la meticolosa cura per i dettagli della band. Il secondo dei brani ripresi dal demo è "A Million Tears", lenta e sussurrata per coloro il cui cuore è coperto di cicatrici, per coloro che hanno versato milioni di lacrime in una vita difficile, eppure sono ancora in piedi; volendo trovare il pelo nell'uovo, il crescendo dopo l'intermezzo strumentale forse andava marcato di più. Il terzo brano ripreso è proprio la delicata e sommessa "Black Ocean", nella quale spiccano alcuni riff di chitarra molto ispirati. Infine, c'è la ballad "Sinking Ships", che parte come un lamento dolente, sorretto da ottimi arpeggi di chitarra e poi da degli archi distanti, per poi trovare la pace nella pioggia.
Passando ai brani inediti, il primo è "Eye of the Night", che scongiura il rischio di monotonia grazie a riff più granitici e a ritmiche un po' più varie. Segue la poetica "Condemned to Silence", che richiamava vagamente gli Antimatter e non a caso presenta al microfono anche il loro cantante, Mick Moss. La successiva "Hour of the Nightingale" è malinconia fattasi musica anche grazie alla chitarra acustica, a discreti interventi di archi, a suoni disturbanti e alle parti metal. In "The Passage", l'anima acustica e quella metal si dividono rispettivamente nelle strofe e nel ritornello, e il risultato funziona benissimo. "Broken Mirror" proviene invece dal più profondo abisso e ci trascina con sé, fra tremanti scariche elettriche e fluidi cantici folk; i riff di chitarra di certo non sono innovativi, ma funzionano bene e si sposano con le toccanti melodie vocali.
A questo punto rimangono solo i quasi dieci minuti di "Gallows Bird", che riporta alla mente i Paradise Lost di Draconian Times, e non a caso vede la pertecipazione del cantante Nick Holmes. Il brano inizia con una melodia folk cantata a cappella, con solo dei suoni ambient in sottofondo, che poi vengono sostituite da oscuri e perversi riff di chitarra. La musica si insinua strisciante nell'anima dell'ascoltatore, intrappolandola in pozzi di disperazione e malinconia tra le nebbie del nord, per poi liberarla nella chiusura acustica.

Dopo aver asciugato le lacrime e ripreso fiato, il cuore può sentire di nuovo il proprio cuore battere. I Trees of Eternity hanno imbrigliato l'essenza più oscura e sofferta della vita e l'hanno trasformata in musica catartica; Hour of the Nightingale è una poesia sincera e mai spettacolarizzata, dedicata a tutti noi che abbiamo sofferto tanto. Forse le atmosfere e le ritmiche sono poco varie, ma è un difetto che non riesce a opacizzare un diamante dalla tale potenza emotiva.
Aleah ci ha lasciato, ma le melodie tessute dalla sua voce risuoneranno per sempre all'unisono col nostro respiro, dandoci conforto nelle notti più buie.