Cellar Darling – This is the Sound

- Voto: 77 su 100
- Anno: 2017
- Genere: Alternative folk rock
- Influenze principali: Progressive metal, Gothic rock, Symphonic rock, Celtic metal, Hard rock





A cura di Michele Greco

Il 5 maggio 2016 il batterista Merlin Sutter viene cacciato dagli Eluveitie, band svizzera tra i capisaldi del folk metal. Anna Murphy (cantante, ghirondista e flautista) e Ivo Henzi (chitarrista) decidono di seguire l'amico. Il trio di ex-Eluveitie fonda così i Cellar Darling, di cui è da poco uscito l'album di debutto, This is the Sound

La nuova band si discosta da quella di provenienza grazie al totale abbandono degli elementi death e alla riduzione degli elementi folk alla sola ghironda, spesso distorta, a cui si aggiunge qualche passaggio di flauto traverso; siamo quindi distanti dalla grandeur strumentale degli Eluveitie. Coerentemente, le strutture sono per lo più semplici e dirette, in modo da valorizzare l'orecchiabilità delle melodie, ma non mancano brani un po' imprevedibili. I riff di chitarra mischiano hard/alternative rock e metal, pur con passaggi progressive marcati anche da tempi dispari; sono inoltre presenti degli archi usati con moderazione.
Per quanto riguarda i testi, ben scritti, narrano di leggende del folklore svizzero, ispirazioni letterarie, visioni apocalittiche, stati emotivi ed esperienze personali. Si sente il peso dello split con gli Eluveitie, al seguito del quale Anna, Martin e Ivo hanno affrontato un periodo di scoramento, delusione e problemi economici.

Lo stile dei Cellar Darling si è palesato già attraverso i brani scelti per promuovere This is the Sound. Il primo è stato "Challange", una mid-tempo rock con le melodie vocali più catchy dell'album; la sezione strumentale è arricchita dal violino e, soprattutto, dalla ghironda, che nello special regala un assolo, cosa che accadrà spesso. Assieme a questo brano, è stato pubblicato "Fire, Wind & Earth", dotato di riff taglienti alla Lacuna Coil, ma anche di melodie ispirate dai Muse; il picco del brano lo si ha nello special, prima dominato da riff ispirati e da un assolo e poi dal pianoforte. Altro singolo promozionale, stavolta con tanto di videoclip, è stato "Black Moon", che si caratterizza per un rock/metal teso, con spunti folk e stacchi in tempi dispari. Lo stesso giudizio positivo non si ha per "Avalanche", in cui le atmosfere mistiche alla Blackmore's Night non compensano la seppur voluta ripetitività eccessiva. Infine è stato pubblicato "The Hermit", che nelle strofe sfodera un riffing solido e ispirato, anche se non certo innovativo, nel ritornello diventa catchy e nello special celticheggiante; nel complesso funziona bene, ma c'è di meglio.

Passiamo ad analizzare il resto di This is the Sound. "Hullaballoo" ha un riffing granitico e un ritornello quasi ballabile: se non fosse per l'assolo di ghironda distorta, assolutamente magistrale, potrebbe essere tra i brani migliori di The Unforgiving dei Within Temptation; peccato solo per il finale tirato per i capelli. La successiva "Six Days" ha una struttura più elaborata e atmosfere più claustrofobiche. Qui il pianoforte, la chitarra elettrica e gli archi si intrecciano creando una versione "prog folk" degli Evanescence; il tutto viene arricchito dallo special di flauto classicheggiante. La melodia vocale si evolve lungo tutto il brano, ma mantenendo sempre un mood angosciante e ritualistico che Anna interpreta bene. Anche grazie a qualche vago richiamo ai Genesis, questo è sicuramente tra i brani migliori dell'album.
Un'altra traccia interessante è "Rebels", che inizia con percussioni e chitarra acustica, a cui poi si aggiungono il malinconico ritornello e un assolo di ghironda. Il brano prosegue alternando parti rock/metal a stacchi di violino per poi arrivare, dopo dei bei vocalizzi, a un altro assolo di ghironda e poi a uno di chitarra. Nonostante un finale forzato, "Rebels" funziona benissimo. Lo stesso vale per "Under the Oak Tree...", che oscilla tra atmosfere fatate, cambi di tempo improvvisi e un ritornello da stadio; immancabile l'assolo di ghironda, qui particolarmente lungo. L'unica pecca sta nel pre-ritornello, che ricorda troppo da vicino quello di "My Immortal" degli Evanescence. Il brano termina tuffandosi nella breve "...High Above These Crowns", che prosegue le atmosfere portandole però su tonalità più notturne e drammatiche, soprattutto negli archi e nelle melodie vocali. Un po' meno contestualizzato risulta invece l'interludio "Water", incastrato fra "The Hermit" e "Fire, Wind & Earth"; parliamo di una composizione davvero bella, con chitarra acustica, archi inquieti e parti vocali ispirate, ma appunto per questo ci si domanda come mai i Cellar Darling non abbiano voluto sfruttare "Water" fino in fondo.

Esempio perfetto di come le chitarre e la ghironda possano collaborare è "Starcrusher", tra i brani più tirati dell'album. Segue il più lungo, "Hedonia", cantato in svizzero tedesco e con parti in yodel. Dopo il dolce intro folk, il brano spicca il volo con virtuosismi alla ghironda, riff nervosi e linee vocali che rimandano un po' ai Muse. Nello special, delle armonizzazioni vocali stratificate e quasi del tutto a cappella lasciano il posto a un oscuro assolo di ghironda sopra a chitarre gothic, salvo cambiare bruscamente tempo e atmosfera per cullarci in una soave ninna nanna; la chiusura è affidata a dei suoni della natura. Nel complesso, "Hedonia" è notevole.

C'è ancora spazio per un ultimo ottimo brano: "Redemption" riassume tutti gli elementi dell'album, ma riesce a ritagliarsi un suo spazio personale grazie alla prova di Anna, che passa da falsetti delicati a parti quasi urlate. La struttura del brano è divisa in due atti, con il secondo che si slancia verso un climax molto emozionante. Il finale troncato improvvisamente è, a differenza di altri simili dell'album, frutto di un solito ragionamento atto a voler portare in musica il cavallo appeso di "Trotsky" di Maurizio Cattelan.

Al termine di questo viaggio onirico, This is the Sound si rivela essere un album coeso e ispirato, che riesce a essere diretto e radiofonico senza per questo rinunciare a qualche passaggio colto. Ciò si concretizza in una collezione di ottimi brani che, se non ci fossero state una sezione ritmica talvolta troppo timida e la sfacciatissima citazione a "My Immortal", avrebbero meritato qualche punto in più. In ogni caso, il songwriting moderno e fresco lascia presagire un futuro radioso per i Cellar Darling.