Phildel – The Disappearance of the Girl

PHILDEL THE DISAPPEARANCE OF THE GIRL
- Voto: 84 su 100
- Anno: 2013
- Genere: Alternative pop, Chamber pop, Synth pop
- Influenze principali: Dance, Dream pop





A cura di Michele Greco

Phildel Hoi Yee Ng, classe 1983, è una cantautrice inglese di origini cinesi e irlandesi. Sua madre, quando la figlia aveva nove anni, si risposò con un fondamentalista islamico. Da quel momento Phildel fu costretta a cambiare nome in Zara, ma anche a cambiare religione, abbigliamento e stile di vita, venendo trasformata in una schiava domestica. Il patrigno le vietò inoltre di ascoltare o produrre ogni forma di musica profana, impedendole di ascoltare la radio, di suonare strumenti e di cantare. Tuttavia, la passione di Phildel era tale da portarla a rischiare la sua stessa vita studiando di nascosto musica e pianoforte in una scuola locale. La situazione era comunque insostenibile, per cui a diciassette anni scappò di casa per inseguire i propri sogni. Una volta libera, Phildel raccolse i soldi per comprare un computer di seconda mano e alcuni software musicali, cominciando a registrare le sue prime demo casalinghe.

Tra il 2007 e il 2008 ha composto dei brani strumentali al pianoforte che sono stati utilizzati per degli spot pubblicitari, in particolare "The Kiss" ha ottenuto una certa fama grazie alla campagna pubblicitaria dell'iPad 3. Dopo aver ottenuto un contratto con la Sony, nel 2010 ha pubblicato il suo primo album strumentale, QISuccessivamente è passata alla Decca/Universal, con la quale nel 2013 ha pubblicato il suo primo full length cantato: The Disappearance of the Girl. Prima di parlare di quest'album, bisogna dire una cosa che aiuta ancora di più a inquadrare il personaggio: dopo aver pubblicato, sempre nel 2013, l'ep The Glass Ghost, Phildel ha lasciato la major e ha deciso di autoprodursi grazie ai contributi dei fan su Patreon. Per molte persone cresciute col mito delle popstare e del divismo, la scelta di Phildel potrebbe sembrare folle, ma non lo è affatto. Phildel non ha mai voluto il successo, ma solo creare e diffondere la propria musica in libertà, senza i vincoli stilistici imposti dalle major e dal mercato. Inoltre lei è una persona casalinga, amante del giardinaggio, dei gatti, della vita tranquilla col compagno e i figli, non certo dell'attenzione mediatica, della pressione e della promozione frenetica. Ciò forse rende Phildel meno pop? Niente affatto! Il pop è un genere musicale e, in quanto tale, va inquadrato secondo canoni musicologici (strumentistica e uso della stessa, strutture, ritmiche, scelte melodiche e armoniche etc etc...), non secondo la fama ottenuta o la ricerca compulsiva della stessa.

Essendo cresciuta con enormi buchi nella cultura musicale contemporanea, al punto che nelle prime interviste faticava a ricordare i nomi delle più famose popstar, Phildel è rimasta pura e incontaminata. La sua musica è davvero genuina, e forse anche per questo riesce a stupire. Però, nonostante un songwriting descritto della stessa Phildel in termini di forme e colori, la fase di labor limae è razionale, tant'è che gli arrangiamenti e le strutture di The Disappearance of the Girl non risultano mai fuori luogo, ma anzi sono sempre funzionali all'economia dei brani. Questo si può notare fin dall'opener "The Disappearance of the Girl", caratterizzata da archi espressivi che sembrano rimandare a un pianto, mentre le percussioni scandiscono una danza fatata. Ogni elemento del brano è focalizzato sull'obiettivo comunicativo, non c'è nulla di superfluo, cosa che vale anche per tutte le altre canzoni. Lo stesso si può dire per le linee vocali, che sono sempre molto orecchiabili senza mai risultare scontate, bensì eleganti ed emotive.
Gli archi, stavolta pizzicati, sono al centro anche dell'ironica "Mistakes", che nel ritornello è perfino ballabile. In effetti, ci sono due brani davvero dance: "The Wolf" e "Holes in Your Coffin". Il primo inizia con il ritornello cantato a cappella, ma poi la sezione strumentale viene arricchita da un'elettronica pulsante e dark; anche il secondo brano ha sintetizzatori maligni, accentuati dallo spettrale pianoforte. In entrambi i brani, le melodie vocali sono ipnotiche e cariche di risentimento, coerentemente coi testi.
L'elettronica viene usata diversamente in "Afraid of the Dark", dove crea un'atmosfera malinconica, complici le melodie "fragili" e gli interventi di piano; questo brano riesce a trasportare in un universo parallelo, raggiungendo l'apice nel bridge orchestrale. Anche in "Storm Song" l'elettronica viene utilizzata in modo delicato, in accordo con i cori muti, ma l'attenzione viene catturata per lo più dal ritornello.
C'è spazio anche per quattro ballad piano-e-archi. L'innocente "Beside You" arriva al cuore senza aver bisogno di esplosioni, ma con soluzioni eleganti che le hanno permesso di diventare il brano più conosciuto di Phildel. Anche "Union Stone" è molto bella, grazie ai suoi celestiali interventi corali, ai suoi lievissimi tocchi sintetici e a un cantato quasi singhiozzato. Più classica e pianistica è invece "Switchblade", nella quale il ritornello dona speranza nonostante il testo e i bellissimi archi segnano un climax prima della chiusura in diminuendo. Purtroppo "Dare" non risulta altrettanto ispirata e rischia di risultare piatta, colpendo solo laddove l'arrangiamento, combinato con i coretti in sottofondo, rende meglio il senso di nostalgia. Nonostante sia il punto debole dell'album, però, "Dare" non è certo da buttare.
Si discostano parzialmente dal resto "Funeral Bell" e "Moonsea". Il primo è un brano a capella ricco di armonizzazioni vocali, mentre il secondo ha melodie di gusto (involontariamente) retrò accentuate dai filtri vocali e da sintetizzatori a tratti ululanti e a tratti mesmerizzanti. "Moonsea" ha inoltre un ulteriore punto di forza: la sezione ritmica scandida da percussioni e archi pizzicati.
Tutti questi brani hanno strutture minimali e discrete, ma non risultano mai noiosi, anche grazie alla varietà dei mood. Nondimeno, chi cerca emozioni pirotecniche potrebbe rimanere deluso.

Se nella musica Phildel riesce a coordinare spontaneità e razionalità, nei testi prevale la prima tendenza, ma non è un male perché permette di creare un linguaggio molto personale e onesto. Talvolta le frasi sembrano singhiozzate, come se si trattasse di frammenti di discorsi tra sé e sé intrinsecamente pieni di sottintesi, oppure come se fossero spezzate dalla commozione. Un esempio lo si trova in "Afraid of the Dark": "I was never afraid of the dark, until you... oh... the weapon you make of my heart". Questa tendenza si è successivamente acuita, ad esempio nell'incatevole "Dust & Cloud" di Sleepthief, per il quale Phildel ha scritto e cantato il testo.
Tornando a The Disappearance of the Girl, questo è un diario che, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare dalle premesse, documenta non solo i momenti bui, ma anche anche quelli sereni. Nonostante ciò che ha passato, Phildel riesce ancora ad avere fiducia negli altri ("Beside You", "Storm Song") e ad apprezzare la condizione agrodolce dell'amore ("Union Stone"), senza per questo accontentarsi facilmente ("Need you like I need my mistakes [...]; I don’t need you but I need so much more", canta in "Mistakes"). Certo, ha paura di aver perso se stessa ("Funeral Bell") e di venire delusa ("Afraid of the Dark"), e talvolta si sente soffocata dal mondo ("The Disappearance of the Girl"), ma nelle sue parole non c'è mai rassegnazione, bensì desiderio di rialzarsi, imparare dai propri passi falsi e tornare a correre col sorriso.
Quando pensa al patrigno, Phildel ha parole avvelenate, in particolare in "The Wolf" ("You once said 'I wish you dead, you sinner' [...] And if I see you 'round like a ghost in my town, you liar, I'll leave with your head, oh, I'll leave you for dead, sire"). Anche in "Holes in Your Coffin" emerge il rancore ("What you get for being so distasteful: holes in your coffin, fool"), ma lei è andata avanti e il suo patrigno non può più ferirla ("Now your kindest remark does not move me, both your face and your heart do not suit me"). Di certo riesce a essere più serena pensando ai cari perduti in "Dare" ("I need your heart more than I need your ghost"). La stessa lucida consapevolezza si ritrova, applicata a un contesto diverso, in "Moonsea" ("Don't share the past, if you won't share your heart! All that we share is a view of these stars").

A dare vita alle parole di Phildel è il suo timbro etereo ed espressivo, anche se bisogna ammetterne l'assenza d'impostazione tecnica e i grossi limiti nell'estensione e nella potenza. Con un po' di studio, in futuro Phildel potrà ammaliare ancora più di quanto già non faccia, tutelando anche la salute del proprio strumento. Per adesso, comunque, possiamo apprezzare il suo senso della misura, giacché ha scritto linee vocali adatte a sé e prive di passi più lunghi della gamba.

Impalpabile come una brezza primaverile e plumbeo come i cieli autunnali, The Disappearance of the Girl è quindi un diario musicale scritto su pagine di anima. Se è vero che per capirlo a pieno non si può prescidendere dalla storia personale di Phildel, è altresì vero che il suo valore artistico trascende il passato della cantautrice. Lei non va applaudita solamente perché è riuscita a creare tutto ciò nonostante il suo patrigno, ma soprattutto perché la sua musica è di alta qualità in sé e per sé. Non c'è quindi bisogno di alcun sentimentalismo per capire che i brani di The Disappearance of the Girl siano originali, onesti e coinvolgenti, con alcuni diamanti che brillano più degli altri.