Epica – The Solace System [EP]

- Voto: 76 su 100
- Anno: 2017
- Genere: Symphonic metal
- Influenze principali: Thrash metal, Power metal, Melodic death metal, Progressive metal, Groove metal, Melodic black metal



A cura di Michele Greco

Per The Holographic Principle gli Epica hanno composto venticinque brani, diciotto dei quali sono poi stati registrati. I membri della band credevano fermamente nelle proprie composizioni, al punto da essere indecisi fino all'ultimo sulla tracklist. Sicché, dimostrando grande umiltà, gli Epica han deciso di farsi aiutare dalla critica: durante la prima listening session, alla stampa è stato fatto ascoltare un The Holographic Principle con "Immortal Melancholy", "Decoded Poetry" e "The Solace System", ma i responsi contrastanti hanno portato alla sostituzione di questi brani con "Once Upon a Nightmare" e "Ascension (Dream State Armageddon)". Nondimeno, la band ha continuato a credere nei brani scartati e si è domandata cosa farne. Riutilizzarli per il futuro album non è stata un'opzione: si tratta di brani ancorati allo stile del 2016 e gli Epica non hanno intenzione di creare album-fotocopia. Anche l'idea di trasformare lo stesso The Holographic Principle in un doppio album non è piaciuta giacché poco coerente con la sua struttura, mentre la presenza del CD acustico ha impedito di inserirne un altro di bonus track.
Si profilava quindi la stessa soluzione adottata per The Quantum Enigma, ossia una diaspora di bonus track in cinque o sei versioni dell'album. Il problema è che quella soluzione aveva costretto i fan a spendere molti soldi per avere legalmente tutte le tracce, anche considerando la presenza di perle di inestimabile valore come "In All Conscience", "Mirage of Verity" e "Memento". Sicché gli Epica han voluto venire incontro alle tasche del proprio pubblico riunendo tutti e sei i brani scartati in un unico EP.
Questa premessa è necessaria per valutare The Solace System tenendo conto del suo contesto di nascita e del suo scopo, quindi adesso siamo pronti per analizzare la musica.

Considerando ciò di cui stiamo parlando, la prima domanda a cui bisogna rispondere è: questi brani sono stati scartati giustamente o sarebbe stato meglio inserirli in The Holographic Principle? Questo interrogativo si fa ancora più pressante nei confronti dei tre brani che sono stati inseriti nell'album e poi sostituiti all'ultimo momento. Il primo di questi è "The Solace System", che parla di come cercare la serenità attraverso vari modi e che, inspiegabilmente, è stato scelto come singolo. Si tratta di un brano symphonic metal generico che, a parte per gli spunti groove nelle linee di basso, è abbastanza dimenticabile. Inoltre le melodie, per quanto molto catchy, sono difficili da ascoltare per via di un missaggio che ha reso la voce di Simone Simons troppo stridula, tagliandone i bassi. Non si capisce proprio come gli Epica abbiano potuto inizialmente preferire "The Solace System" alla bellissima "Ascension".
Il confronto si fa più interessante con "Decoded Poetry". Questa, dopo un deciso incipit chitarristico subito sovrastato dall'orchestra, prosegue con ispirazione fino all'elegante ritornello. A farla da padrona è stata Simone, anche se in alcuni punti viene sovrastata dagli strumenti, ma dopo il secondo ritornello si viene travolti dall'aggressività di chitarre e growl, che però conduce a un momento di silenzio. A questo punto il brano cambia direzione: una melodia di tastiera dal sapore arcano introduce un coro gregoriano femminile. Il crescendo ci porta a dei riff cattivi che sfruttano il vibrato; qui il growl si alterna con i cori che, insieme agli archi dissonanti e al simil blast beat, creano un'atmosfera inquietante degna dei Cradle of Filth. Il bridge termina con un ottimo assolo a cui segue il ritornello, la cui ripetizione si sarebbe potuta evitare, rendendo così la struttura del brano ancora più imprevedibile e coraggiosa. Il climax finale chiude con un acuto questo ottimo brano dedicato a una versione spiritualista del concetto di "carpe diem". Insomma, "Decoded Poetry" è più complessa di "Ascension" grazie ai suoi cambi di tempo e atmosfera, ma ciò basta per superarla? Difficile dirlo, perché anche l'"avversaria" ha dalla sua armi notevoli. Chi scrive preferisce "Decoded Poetry", ma si tratta di un'entusiasmante lotta fra giganti.
Il terzo brano scartato all'ultimo minuto è la ballad "Immortal Melancholy", che è bella, ma sicuramente non al livello di "Once Upon a Nightmare", Capolavoro che avrebbe dovuto sostituire. Poiché rispetto alla versione del CD acustico di The Holographic Principle cambia solo l'arrangiamento (lì con pianoforte e fisarmonica, qui con chitarra acustica, archi e oboe), cito la descrizione che ho dato nella precedente recensione:
Simone ci regala una grande interpretazione, in linea col proprio testo: è la storia di due amanti, entrambi malati terminali, che decidono di ricorrere all'eutanasia per morire nello stesso momento. Tra le lacrime che sicuramente vi scenderanno, riuscirete quasi a vedere i due innamorati abbracciati, pronti a rimanerlo nella pace eterna.
Sta al proprio gusto personale scegliere tra la versione al piano e quella alla chitarra.

A questo punto, rimangono da analizzare i tre brani sui quali gli Epica hanno avuto, a torto, pochi dubbi riguardo al non inserimento in The Holographic Principle.
Iniziamo da "Architect of Light", il cui testo parla dei sogni ed è stato ispirato dal film Inception. Dopo un'intro orchestrale che curiosamente rimanda ai Nightwish, segue una strofa dal sapore di Iron Maiden e caratterizzata da fermate e ripartenze nei riff. Il ritornello è invece diviso in una parti: la prima vede un botta-e-risposta tra Simone e Mark sostenuto da un drumming veloce e power, la seconda vede il ritmo rallentarsi un po' per permettere a Simone e ai cori di duettare su melodie emozionanti. A questo punto, similmente a quanto accaduto in "Dancing in a Hurricane", al posto della seconda strofa si viene proiettati direttamente nel bridge. Nel complesso, questo è un brano molto accattivante.
Con la successiva "Wheel of Destiny" si ha un brusco cambio di mood grazie alla batteria indiavolata e a cattivissimi riff thrash dal retrogusto quasi death. Oltre ad avere una texture peculiare fino ad ora usata di rado dagli Epica, queste chitarre sono anche ispiratissime e in primo piano, dando quindi una mazzata sui denti all'ascoltatore. Nelle strofe Simone canta su note gravi e con un'interpretazione decisa, alternandosi nella prima con un discreto coro surrurato; è interessante notare che, nella seconda parte della seconda strofa, Mark prende il posto di Simone e Simone il posto del coretto. Lei, inoltre, non ha paura a lasciarsi andare a ottimi acuti nel ritornello, che per giunta sul finale viene ripetuto alzato di tonalità. Il bridge vede invece un'alternanza di leggiadre parti cantate e riff ispirati che sfociano in un assolo in cui Isaac Delahaye sfoggia la sua tecnica. Insomma, "Wheel of Destiny" è un brano di altissimo livello. Per quanto riguarda il testo, opera di Mark, parla del coraggioso sacrificio dei giornalisti di guerra, ma purtroppo non è scritto granché bene. Ancora una volta, Simone si conferma più brava.
Resta un'ultima canzone da analizzare: si tratta di "Fight Your Demons", che è già stata pubblicata come parte del pacchetto per i biglietti VIP dello scorso tour. Il ritmo delle strofe è incalzante, mentre il ritornello è orecchiabile e vede un botta-e-risposta tra il growl sulla stessa melodia degli archi e Simone in impostazione lirica. Il brano trascina fino al bridge, che inizia simil-arabeggiante e poi regala un assolo da guitar hero. In generale, questo brano risulta, ma lo stesso non raggiunge il livello dei picchi di questo EP.

Torniamo quindi alla domanda iniziale: questi brani sono stati scartati giustamente? In quattro casi su sei, la risposta è no. In particolare, l'unico brano peggiore di "The Cosmic Algorithm" ed "Edge of the Blade" è "The Solace System": tutti gli altri sarebbero stati degni sostituti in grado di alzare la qualità di The Holographic Principle.
A volte l'attaccamento emotivo verso le proprie creature crea brutti scherzi, ed è forse questo il motivo per cui gli Epica hanno glorificato un brano solo sufficiente come "The Cosmic Algorithm", il cui testo per Mark Jansen è addirittura tra i migliori che abbia mai scritto, cosa decisamente opinabile. "Edge of the Blade", invece, probabilmente è stata selezionata perché adatta alla funzione di singolo, ma a questo punto della propria carriera gli Epica potrebbero permettersi di rischiare di più.
In generale, comunque, la valutazione dell'intero progetto è stata poco lucida: l'ultima sessione di registrazione ha prodotto parecchi brani eccelsi, sì, ma la qualità non è così costante come la band ha creduto.

Tirando le somme, The Solace System è un EP che, anche considerando il suo contesto e i suoi scopi, risulta molto buono; anzi, senza lo scivolone della titletrack, sarebbe ottimo. Certo, non ci sono sperimentazioni, ma questo è implicito nelle premesse.
Nondimeno, sebbene certe formule funzionino egregiamente, si iniziano a intravedere un po' di segni di stanchezza e quindi potrebbe non essere ancora possibile rimescolare le carte in tavola. Fortunatamente, stando alle interviste, il prossimo album degli Epica potrebbe arrivare nel 2019, tre anni dopo il full length precedente al posto dei canonici due, e questo con l'obiettivo dichiarato di ricercare nuove ispirazioni. In particolare, ad aver bisogno di una pausa è Isaac, in quanto tutti i brani che puzzano di già sentito sono opera sua, sebbene ogni tanto continui a regalarci delle perle. Fortunatamente gli Epica dispongono di cinque compositori, i cui migliori sono senza dubbio Rob van der Loo e Ariën van Weesenbeek: potrebbero essere proprio loro, assiema a Coen Janssen, a fornire nuovi stimoli alla band. Nell'attesa di scoprirlo, i fan possono gustarsi il dittico inscindibile composto da The Holographic Principle e The Solace System, nonché gli ottimi album precedenti.