Il pop non è una monarchia

A cura di Michele Greco
"Regina del Pop", "Re del Pop", "Principessa del Pop": espressioni molto comuni, talvolta utilizzate con ironia, ma più spesso quasi con serietà. Ha senso utilizzarle? E se sì, i criteri attuali sono corretti?

Maria Antonietta prima dell'esecuzione
Di base, è sciocca l'idea di trasformare un genere musicale in una gara: come disse Béla Bartók, le gare sono per i cavalli, non per i musicisti. La faccenda diventa ancora più sciocca se si pensa alla contraddizione fra l'utilizzo di titoli nobiliari e lo spacciare il genere pop come così democratico da basarsi interamente su successo, influenza e impatto culturale. Tra l'altro, come ho spiegato ne "L'inganno dell'industria musicale", questi criteri non sono davvero democratici né tanto meno meritocratici, bensì sono legati a fattori tangenti come la nazione nella quale si opera, il sound scelto o imposto dall'alto, la disponibilità economica per la promozione e i metodi da lavaggio del cervello attraverso cui questa viene fatta. L'iconicità è insomma un artificio creato dai media su spinta delle major.
Inoltre, a differenza di ciò che credono molti, non sono il successo o l'impatto culturale a definire gli scopi del genere musicale in questione, come ho spiegato nell'articolo "Cos'è la musica pop?".

Parlare di "Regina del Pop", quindi, non fa altro che alimentare sia la falsa equazione fra merito e successo sia lo stereotipo del pop come basato sul desiderio di fama. È un circolo vizioso che va scardinato cambiando punto di vista, quindi smettendo di parlare di classifiche di vendità per tornare a parlare di musica nuda e cruda. E per farlo non è possibile usare titoli nobiliari, che alimentano la deificazione dei propri idoli di cui ho parlato in "Cosa vuol dire davvero essere un fan?".
È arrivato il momento di fare la rivoluzione, detronizzare Maria Antonietta e radere al suolo il palazzo reale!