Vuur – In This Moment We Are Free - Cities

- Voto: 76 su 100
- Anno: 2017
- Genere: Progressive metal
- Influenze principali: Djent, Gothic doom metal





A cura di Michele Greco 

Anneke van Giersbergen è un'artista poliedrica la cui storia è profondamente intrecciata con quella del rock e del metal europeo degli ultimi decenni. Negli Anni '90 è stata la voce dei The Gathering, dediti prima a un ruvido gothic metal che ha profondamente influenzato il genere, poi a un rock psichedelico dalle tinte prog ed elettroniche che ha modernizzato gli spunti dei Pink Floyd. Dopo la separazione con la sua storica band, nella quale il microfono è passato a Silje Wergeland, Anneke si è spostata su un pop intimo (sotto al moniker Agua de Annique) e poi su un rock molto melodico (firmandosi col proprio nome). Sono seguiti un album con gli islandesi Árstíðir e varie collaborazioni con gli AnathemaDevin Townsend, ma è solo nel 2015 che l'olandesina torna a militare stabilmente nel metal; infatti nei The Gentle Storm, ennesimo progetto di Arjen Anthony Lucassen (Ayreon, Star One...), Anneke è la protagonista assoluta di un progressive/folk metal dagli spunti symphonic e jazz. Grazie a questa nuova band, è iniziata la collaborazione con Marcela Bovio (ex Stream of Passion), da sempre appassionata di progressive metal e djent; nasce così l'idea di fondare una nuova band, i Vuur (dal nederlandese, "fuoco"). Al progetto si uniscono alcuni dei musicisti live dei The Gentle Storm: Jord Otto e Ferry Duijsens alle chitarre, Ed Warby alla batteria e Johan Van Stratum al basso; nonostante quest'ultimo sia il marito di Marcela, la cantante messicana decide di abbandonare velocemente i Vuur, forse per non correre il rischio di essere relegata a corista. Poco male: la bravissima Marcela è stata subito assoldata dai MaYaN. Ma cosa si è persa rinunciando ai Vuur? 


In This Moment We Are Free - Cities è un concept in cui ogni brano è stato ispirato da una città che ha colpito Anneke; inoltre nei testi si ripete continuamente, pur con piccole varianti, la frase che dà il titolo all'album. In fase di composizione, hanno collaborato Mark Holcomb (Periphery), Daniel Cardoso (Anathema) ed Esa Holopainen (Amorphis), contribuendo a virare il sound verso un progressive metal molto asciutto e diretto, con chitarre ribassate in primo piano, spunti djent, strutture ritmiche articolate e una produzione cristallina. Questa proposta risulta molto omogenea e compatta, forse persino troppo. Ciò risulta ancora più evidente in relazione al concept, giacché solo in pochi casi riesce a emergere l'anima della città trattata. Certo, sarebbe stato poco digeribile anche l'approccio opposto, ossia una compilation di idee folk sconnesse tra loro, ma dopo tutti questi anni di esperienza Anneke e soci dovrebbero aver acquisito il senso dell'equilibrio. Laddove l'anima delle città emerge è nei testi, che sono spesso ispirate a eventi che le hanno riguardate (ad esempio, la Seconda Guerra Mondiale), ma è un po' poco per un concept come questo.

Entrando nel merito dei brani, non si può certo dire che non funziono. Il riff portante di "The Martyr and the Saint - Beirut" è ispiratissimo e, nei passaggi in cui è doppiato da una tastiera, risulta quasi ipnotico; i ritmi sincopati e il ritornello luminoso contribuiscono a renderlo uno degli highlight del lotto. Nonostante sia dedicato alla capitale del Libano, mancano totalmente riferimenti etnici, che invece sono presenti nelle piacevoli scale arabe di "Save Me - Istanbul", che riesce a tenere in equilibrio l'atmosfere turca e le solide cifre stilistiche dei Vuur.
A primeggiare nella viscerale e a tratti doom "The Fire - San Francisco" è la voce di Anneke, che osa con dei bellissimi vocalizzi da sirena, ma a catturare l'attenzione è anche il brusco cambio di tempo nel bridge, con la sua tesa rincorsa di chitarre e batteria. Più fluida risulta invece "Valley of Diamonds - Mexico City", che inizia con delicatezza per poi riempirsi mano a mano di elettricità, fino a spiccare il volo con il migliore assolo dell'album. Buona è anche l'aurora boreale di "Your Glorious Light Will Shine - Helsinki", introdotta da archi e sviluppata con grande gusto melodico.

"Time - Rotterdam" si fregia di riff dal mood perverso, a tratti gothic/doom, completati dal ritornello, ma in compenso ha strofe bruttine e un minutaggio gestito male. Questo problema di labor limae si riscontra anche nell'opener, "My Champion - Berlin", che sembra dopata da passaggi filler e ripetizioni inutili; nondimeno, questo brano è eccelso nell'intrecciare la ruvidità della sezione strumentale con la leggiadria della voce di Anneke. In effetti, il contrasto è in sé una sorpresa, perché la cantante tende a dare il meglio di sé nei brani acustici, dove può mettere il mostra la sua grande morbidezza e agilità, mentre nei brani metal ha sempre rischiato di urlare in modo sgraziato; stavolta sembra aver imparato che non c'è bisogno di fare la metallara per essere credibile. Purtroppo, live la tendenza all'urlo sembra rimanere, anche per la necessità di sovrastare il muro di chitarra con una voce tanto piccola quanto precisa e dolce, sebbene spesso un po' troppo nasale.

Le linee vocali di "Days Go By - London" potrebbero sembrare molto funzionali, ma stavolta il contesto strumentale è a tratti troppo scarno per reggerle; e se un lato si può apprezzare il riffing nervoso, dall'altro il senso di vuoto contribuisce a rendere la prima parte del brano un po' monotona. Diverso è il caso di "Sail Away - Santiago", in cui il sound è più corposo e riempito, nonché vivacizzato da una mutevolezza così ben gestita da risultare accessibile; questo è tra i brani migliori del lotto. Lo stesso non si può dire di "Freedom - Rio", che oscilla fra ariosi momenti acustici e passaggi metal dall'atmosfera luminosa, ma che nell'insieme risulta molto prevedibile.
Infine, "Reunite! - Paris" inizia come ballad alla chitarra e poi accellera verso lidi metal. Se nella prima parte questo brano si limita a illuminare le capacità di Anneke, nella seconda si lascia andare a un climax di controcanti in libertà; nondimeno, la cantautrice olandese in passato ci ha regalato composizioni e interpretazioni ben più emozionanti.

Tirando le somme, In This Moment We Are Free - Cities è una collezioni di brani di ottima fattura, alcuni più di altri. Purtroppo, ascoltarli di fila in un'unica sessione risulta difficoltoso, a tratti noioso. Se l'abilità tecnica e compositiva dei musicisti è fuori discussione, ciò che forse manca è la sicurezza nel maneggiare questo sound. Acquisendola, i nostri potranno variare la proposta e inserire nuove sfumature, così da dare più personalità tanto ai singoli brani del prossimo album quanto al sound in sé, giacché in alcune soluzioni risulta ancora troppo derivativo.
In ogni caso, al netto delle aspettative enormi generate dagli artisti coinvolti, In This Moment We Are Free - Cities rimane un buon punto di partenza.