Therion – Beloved Antichrist

- Voto: 40 su 100
- Anno: 2018
- Genere: Symphonic metal, Rock opera
- Influenze principali: Opera, Gothic metal, Power metal, Heavy metal classico, Thrash metal




A cura di Michele Greco

Dopo aver esordito nel 1991 come band death metal, nel '96 gli svedesi Therion hanno virato verso un sound orchestrale e corale che, sebbene fosse stato già sperimentato da altri (Celtic Frost, Believer, Rage...), non era mai stato usato massicciamente. Da allora, i Therion sono entrati nella storia del metal in quanto pionieri del symphonic e fonte d'ispirazione per tantissime band. VovinGothic Kabbalah, Sitra Ahra: questi e altri ottimi album sono destinati a essere ricordati per decenni.
C'era però ancora un progetto che il mastermind Christofer Johnsson voleva dare alla luce: una rock opera. C'è voluto più di un decennio di composizione e preparazione per giungere a Beloved Antichrist, il sedicesimo album dei Therion, composto da ben quarantasei tracce distribuite in tre CD per una durata totale superiore alle tre ore.

Il progetto è stato pensato per essere messo in scena, ma purtroppo i Therion non hanno grandi disponibilità economiche e quindi, anziché proporlo sotto forma di spettacolo dal vivo da registrare per un DVD, hanno inizialmente optato per il solo formato audio. Questo in sé non dovrebbe essere un problema, giacché una qualsiasi rappresentazione teatrale-musicale deve essere in grado di funzionare bene anche solo attraverso l'ascolto a occhi chiusi. Sicuramente una rock opera (o un musical o un'operetta o un'opera) risulta completa con l'aggiunta dei costumi, delle scenografie e della recitazione facciale e corporale, ma la musica deve potersi reggere sulle proprie gambe. Non è obbligatorio guardare uno spettacolo dal vivo o un DVD per apprezzare Jesus Christ Superstar, The Phantom of the Opera o Rent, ma neppure Candide o Turandot. La musica di Beloved Antichrist riesce similmente a funzionare di per sé? La risposta breve è un secco "no".

Un primo problema lo si nota già solo dal minutaggio. Beloved Antichrist mette in musica, pur con varie modifiche, "Il Racconto dell'Anticristo" del filosofo, teologo e poeta russo Vladimir Sergeevic Solov'ëv. Parliamo di un racconto breve, di neanche trenta pagine, quindi è assurdo che la sua versione musicata duri oltre tre ore. Per giunta, inizialmente era prevista un'ulteriore mezz'ora di musica che è stata eliminata all'ultimo momento da Johnsson.
In teoria questa logorrea potrebbe essere giustificata, ma nella pratica non lo è, in quanto le maggior parte dei brani sono filler. Le chitarre sono molto standard, con riff che potrebbero essere stati composti da un generatore automatico, vaghi richiami ai Dio e assoli irrilevanti sia per quantità sia per qualità. Basso e batteria, dal canto loro, si limitano a tenere il tempo, per giunta con pochissima doppia cassa e peccando spesso di mancanza di dinamismo. In effetti, sebbene l'album presenti sia momenti gothic/doom sia momenti thrash o addirittura power, le differenti anime tendono a rimanere drasticamente separate e i pochi cambi di tempo e umore interni ai brani sono per lo più affidati a stacchi orchestrali. A tal proposito, se i brani lenti, ad esempio "Where Will You Go?""Morning Has Broken", risultano soporiferi nella loro monotonia, quelli veloci, ad esempio "My Voyage Carries On", risultano goffi nel loro riprodurre cliché stantii. Siamo quindi distanti dalla fluida ibridazione fra sottogeneri alle quale ci hanno abituato gli Epica e persino gruppi secondari come i Diabulus In Musica.
Non va meglio con le partiture corali e orchestrali, quasi sempre noiose da un punto di vista melodico e fredde da uno emotivo; e no, non basta qualche buon arco pizzicato qui e lì per gridare al miracolo. Anche la produzione non brilla, risultando troppo confusa e statica nelle parti corali e troppo finta in quelle orchestrali, cosa quest'ultima ingiustificabile, considerando la qualità delle campionature attualmente in commercio. Per lo meno a un'orchestra virtuale così posticcia non è stato dato un ruolo centrale, evitando così di imitare la grandeur di certi album symphonic senza averne i mezzi. Si potrebbe pensare che a guadagnarne sia stata la componente metal, ma al contrario questa risulta scarna e povera tanto nel songwriting quanto nel missaggio. La sensazione che si ha è quindi di un "vuoto strumentale" riempito dalle voci soliste, vere e proprie protagoniste di  Beloved Antichrist.

A disposizione ci sono ben quattordici cantanti solisti, alcuni dei quali ricoprono tre o quattro ruoli diversi, generando confusione. Un difetto, quest'ultimo, che potrebbe essere perdonato a fronte di linee vocali ispirate, ma purtroppo queste risultano quasi tutte melodicamente ed espressivamente inconcludenti. Non riescono a salvare il salvabile neppure le performance vocali, che anzi sono il principale difetto dell'album, in quanto quasi tutti i cantanti sono pessimi. In particolare, ci sono un basso e un baritono intubatissimi, come se stessero "facendo il vocione" con delle patate incastrate in gola, come se stessero imitando il gracidare dei rospi morenti, come se volessero provocare danni neurologici agli ascoltatori. C'è poi Thomas Vikström, titolare dei Therion, che non riesce a colpire, risultando spesso sguaiato e stridulo; anche gli altri tenori faticano, spinti a urlare al limite della propria estensione. Non va meglio nel comparto femminile, con la mitica Lori Lewis che stavolta è spesso calante e monocorde, forse per via della fretta nello studio della parte e nella sua registrazione.
A spiccare come unico raggio di sole nella tempesta è piuttosto il nuovo acquisto Chiara Malvestiti, che dimostra di essere enormemente migliorata rispetto alle esagerazioni pacchiane dell'esordio del 2011 con i suoi Crysalys. Inoltre non è difficile ipotizzare che, similmente a quanto accade in ambito operistico, lo spazio a propria disposizione, i limiti del ruolo da interpretare e la convivenza con tante altre voci l'abbiano costretta a non strafare, sicché prima di indicare la Malvestiti come la miglior cantante lirica pura prestata al metal bisognerà aspettare il secondo album della sua band principale. In ogni caso, per adesso non le si può che dedicare una standing ovation per la straordinaria cura sia tecnica sia espressiva dimostrata in brani come "Signs Are Here".

Passando all'analisi delle tracce, vorrei poter scendere nel dettaglio, come d'altronde facciamo quasi sempre qui su Armonie Universali, ma la mole pachidermica dell'album lo rende impossibile per limiti di spazio e fruibilità. In ogni caso, vale quanto di negativo è stato detto per il sound in generale.
Per fortuna, qualcosa si salva, ossia la magniloquente coralità di "Bringing the Gospel", il clavicembalo e gli ottoni epici di "Theme of Antichrist", il metal travolgente di "Shoot Them Down!", le atmosfere evocative di "The Arrival of Apollonius" e quelle disturbanti dell'interludio strumentale "Striking Darkness". Purtroppo, nessuno di questi brani riesce a raggiungere le vette degli album precedenti, fermandosi piuttosto a un livello buono ma mai eccelso, il che rende ancora più vergognoso il fatto che su quarantasei tracce se ne salvino solamente cinque.

Riescono quasi a sfiorare la sufficienza "Day of Wrath", che però non ha abbastanza mordente per il ruolo da Dies Irae, "Time Has Come / Final Battle", che ha un riff thrash non originale ma comunque molto godibile, "Behold Antichrist", che ha qualche intelligente dissonanza, "Turn from Heaven", che ha qualche passaggio gradevole, "Laudate Dominum", che ha una bella intro corale ma che poi si perde nei tipici difetti dell'album, e "The Solid Black Beyond", che è piacevolmente inquietante. Un gradino sotto si piazza "The Crowning of Splendour": strumentalmente bello, ma insopportabile da un punto di vista vocale. Va comunque ribadito che questi brani, pur avvicinandocisi, non arrivano alla sufficenza piena.

Lo stesso non si può dire delle rimanenti trantaquattro tracce, che invece sono da bocciare senza appello. Procedendo in ordine sparso, "Through Dust, Through Rain", "Garden of Peace" e "The Palace Ball" provano a coinvolgere con lirismi, ma risultano freddi e banali. Grazie al cielo, però, non sono dispersivi come "Forgive Me", brano che inizia in modo splendido, ma che subito si accartoccia su se stesso in lungaggini e ripetizioni. Si nutrono di sbadigli anche "Bring Her Home""The Lions Roar", "Resurection", "To Where I Weep", "Astral Sophia""Thy Will Be Done!" e "The Wasteland of My Heart" probabilmente i servizi segreti nordcoreani li stanno valutando come forma di tortura per i prigionieri politici. Un po' meno prolisso è "Burning the Palace", che ha un minimo di variabilità interna, ma risulta comunque faticoso da ascoltare per intero.
La ballad acustica "Jewels from Afar" è letteralmente dimenticabile, così come canzoni più aggressive quali "Never Again""Dagger of God" e "Night Reborn", con quest'ultima che per giunta è cantata malissimo persino per gli standard dell'album. Ci sono inoltre "Temple of New Jerusalem", "Pledging Loyalty""Anthem", "Nothing But My Name""Remaining Silent", che sarebbero potuti essere accettabili, se solo non avessero avuto melodie vocali scialbe affidate a ex agenti del KGB specializzati in torture psicologiche. Nondimeno sono brani più ascoltabili di  "Cursed Be the Fallen",  "Rise to War" e "Beneath the Starry Skies", che raggiungono vette d'imbarazzo da segnalare alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Laddove invece non sono le performance a far accapponare la pelle, ci pensano le scelte strumentali: in "Hail Caesar!", ad esempio, è presente un sintetizzatore acido che, sebbene sia ispirato, cozza col resto dell'album e sembra provenire da una demo degli Anni Settanta. Forse Johnsson avrebbe dovuto lasciare certi spunti ai suoi Luciferian Light Orchestra.
Poi ci sono brevissimi e inutilissimi interludi come "Prelude to War" e "Seeds of Time", e altri più corposi ma comunque incapaci di colpire come "What Is Wrong?" e "To Shine Forever". Infine, rimane "Our Destiny", che non è solo moscia e cantata male, ma ha anche un riff portante che ricorda quello della cover di "Initials BB" presente nel precedente album dei Therion, Les Fleurs Du Mal.

Prima di passare a parlare del concept e dei testi, bisogna fare una premessa: quando si parla di generi teatrali affini all'opera o al musical, è ancora più importante che la componente sonora esprima al meglio quella testuale. Ebbene, questo in Beloved Antichrist accade molto di rado, per lo più negli interludi orchestrali, mentre la maggioranza dei brani non comunica niente.
Nondimeno, stiamo parlando di piani che, sebbene debbano funzionare in simbiosi, devono essere abbastanza indipendenti da poter essere valutati separatamente. È ovvio che per capire bene la già citata Candide, operetta di Bernstein, bisogna leggerne il libretto e capirne la trama, ma una "Glitter and Be Gay" rimane estremamente coinvolgente anche avulsa dal contesto; in effetti, la musica e la partitura vocale già bastano per comunicarne a grandi linee il significato, pur con qualche variazione interpretativa (si noti la differenza fra la pazzia melodrammatica di Natalie Dessay e quella comica di Kristin Chenoweth). Vogliamo considerare l'opera? La famosa cavatina "Casta Diva", tratta dalla Norma di Bellini, ha una melodia in grado di emozionare potenzialmente chiunque. Certo, questi sono esempi di altissimo livello e nessuno pretende che i Therion siano anche solo minimamente paragonabili, però Beloved Antichrist non raggiunge neppure il livello di operette o musical molto meno rinomati. Giusto per rimanere in ambito rock/metal, potremmo pensare a Equilibrio degli Xystus, che è stato anche messo in scena e che, pur nella sua semplicità strutturale e musicale, risulta ben più godibile dell'ultimo parto dei Therion. 
Questi problemi sono acuiti dalla natura ibrida dell'album che stiamo analizzando, perché è sì stato pensato per la messa in scena teatrale, ma concretamente si presenta in formato audio e si rivolge al pubblico del metal, quindi i paragoni più naturali sono con The Source degli Ayreon, The Scarecrow degli Avantasia o Days of Rising Doom degli Aina. Anche perché è bene specificare che Beloved Antichrist non è affatto musicalmente complesso come molti dicono, confondendo le melodie prive d'ispirazione per quelle poco immediate ma espressive, e le strutture confuse per quelle ragionate nella loro complessità. Certo, latita la forma canzone e tutte le voci sono operistiche, ma ciò non basta neanche lontanamente per giustificare paragoni con i drammi di Wagner che vadano al di là della mera durata.

Tornando al concept, dicevamo che Beloved Antichrist è ispirato a "Il Racconto dell'Anticristo" di Solov'ëv, che è brevissimo e reperibile legalmente online. Leggerelo permette di cogliere le differenze con la versione rimaneggiata di Johnsson e Per Albinsson, autore di tutti i testi; ci giungono in soccorso, a tal proposito, anche i commenti alle vicende inseriti nel libretto dell'album. 
La storia si svolge nel 2046, dopo che gli Stati Uniti d'Europa hanno subito un forte regresso tecnologico. Il protagonista è uno studente di metafisica e medicina, Seth Thanos (Thomas Vikström), che riceve da Satana (Erik Rosenius) i poteri per portare una nuova era di pace e prosperità, aiutato in ciò dal mago Apollonio (Marcus Jupither). Volendo unificare tutti i cristiani, Seth dovrà confrontarsi con Papa Pietro II (Kaj Hagstrand) e col teologo protestante Ernst Pauli (Linus Flogell), ma soprattutto con Johanna Orsini (Chiara Malvestiti), ispirata a Giovanna d'Arco, figlia della studiosa di occultismo Sophia (Melissa Ferlaak) e sorella di Helena (Lori Lewis), a sua volta innamorata dello stesso Seth. I contrasti degenereranno in una guerra mondiale nella quale si intersecheranno luce e oscurità.
Rispetto all'originale, la prima differenza che si nota è l'inserimento ex nihilo di personaggi femminili inutili (Lydia, Agnes e Mare), mentre quelli utili sono stati sfruttati male; in particolare Johanna subisce una conversione al relativismo etico del tutto priva di credibilità. Forse Johnsson, prima di cimentarsi in un dramma teatrale, avrebbe dovuto dare una lettura a capisaldi della teoria della sceneggiatura come "L'Arco di Trasformazione del Personaggio" di Dara Marks.
Certo, anche il testo originale di Solov'ëv è ricco di imperfezioni, in particolare nel finale sbrigativo, ma bisogna tener conto che è stato pubblicato nel 1900 e che si tratta prima di tutto di un'allegoria filosofica sulla solitudine, sull'omologazione, sulla libertà, sul potere e sul rapporto fra dualismo e monismo. Tutti questi spunti sono stati resi in modo confuso e piatto da Johnsson, che fallisce anche nell'approfondire i conflitti relazionali fra le sorelle Orsini e Seth. 
Per quanto riguarda i testi nudi e crudi, in alcuni casi sono stati scritti molto bene, con passaggi ricchi di pathos e poesia, ma in altri casi è invece palese la necessità di riempire lo spazio con frasi parecchio banali e forzate.

Tirando le somme, la sedicesima opera dei Therion si configura come il classico passo più lungo della gamba nonché come la quintessenza della pretenziosità. Uno scivolone può capitare a tutti, anche ai migliori, ma Beloved Antichrist è un disastro di portata apocalittica. Se già è difficilissimo mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore per più di tre ore, figuriamoci con brani dal sound vecchio di vent'anni, senza nessun elemento di novità, poveri di dinamismo strutturale nonché di melodie in grado di stupire o emozionare! Ascoltare Beloved Antichrist in una volta sola è un'impresa titanica, ma anche spezzandolo nei suoi tre atti risulta indigesto. Per carità, i gusti son gusti e qualcuno che ha amato quest'album c'è, ma è probabile e auspicabile che anche loro fra un anno o due lo avranno dimenticato, condannandolo alla damnatio memoriae.
A margine, è triste notare che il progetto, nonostante il decennio di lavorazione, sia stato partorito con una tale sciatteria non solo nei contenuti, ma anche nella forma; in questo l'artwork è indicativo dello scarso rispetto che si ha avuto verso i fruitori. Viene quindi da pensare che forse Beloved Antichrist non sia diretto al pubblico, bensì all'ego dello stesso Johnsson, che col prossimo album dovrà faticare molto per farsi perdonare.