Eurovision 2018: le nostre classifiche

ESC 18 Portugal
In rosso i partecipanti che hanno avuto accesso alla finale attraverso le eliminatorie, in blu coloro che hanno avuto accesso di diritto alla finale (Big Five + nazione ospitante) e in nero coloro che sono stati eliminati durante le semifinali. Tra parentesi abbiamo indicato la posizione nella classifica ufficiale derivata dal televoto e dal voto delle giurie "di qualità". 

Michele Greco

Innanzitutto, il livello medio dei brani credo sia più equilibrato rispetto al 2017 (qui le classifiche mie e di Alessandro), ma non è necessariamente una cosa positiva. Se è vero che le schifezze oscene sono diminuite, è altresì vero che sono diminuiti pure i brani memorabili e che la maggioranza delle composizioni si inserisce nel limbo della mediocrità. Siamo ancora ben distanti dalle edizioni 2015 e 2016, le migliori da quando ho iniziato a seguire l'ESC, nel 2011.

  1. Estonia"La Forza" di Elina Nechayeva (8)
    Brano che omaggia l'opera italiana, voce da soprano leggero tecnicamente preparata e in grado di lanciare sovracuti spacca-bicchieri con una facilità impressionante, ritornello molto orecchiabile ed emozionante, base strumentale d'atmosfera e con un tocco di elettronica, messa in scena spettacolare grazie ai giochi di luce proiettati sull'enorme gonna dell'abito di Elina. Insomma, questo brano è quasi incriticabile tanto su disco quanto dal vivo. E dico "quasi" perché il testo, se da un lato richiama quelli delle arie settecentesche, dall'altro risulta imbarazzante in un inedito attuale. 
  2. Bulgaria"Bones" degli Equinox (14)
    La canzone è stata comprata per l'occasione, il gruppo vocale è stato messo assieme a tavolino e l'unica donna in realtà lascia cantare quasi tutte le sue parti da una corista dietro le quinte,  prendendo in giro gli spettatori, eppure... eppure l'insieme funziona alla grande! Il brano ha un'atmosfera vagamente dark che, unita a delle linee vocali catchy e agli intrecci vocali, colpisce. 
  3. Grecia: "Oniro Mou" di Yianna Terzi
    Atmosfere molto evocative, melodia folk, sezione strumentale moderna ed elegante: nonostante la messa in scena fin troppo scarna, davvero non capisco come sia potuta essere stata eliminata in semifinale. A quanto pare, Greece 2018 is the new Finland 2017.
  4. Francia: "Mercy" dei Madame Monsieur (13)
    Il testo tratta con delicatezza il tema dei migranti che rischiano di morire in mare pur di fuggire dalla guerra. Ad accompagnarlo vi sono una melodia vocale azzeccata e un'elegante base elettronica. Approvo tanto.
  5. Belgio"A Matter of Time" di Sennek
    Il Belgio difficilmente delude. Quest'anno ha optato per un brano pop-soul con qualche tocco orchestrale e una spolverata di elettronica trip-hop. L'insieme risulta raffinato e di classe, ma anche orecchiabile grazie al ritornello. Purtroppo Sennek dal vivo ha fatto una misera figura.
  6. Albania: "Mall" di Eugent Bushpepa (11)
    Rock melodico dal mood epico e solare e dai leggeri tocchi folk e orchestrali. Il vero punto di forza è però la prova vocale di Eugent, che inserisce chirurgici acuti in falsetto senza mai strafare. 
  7. Italia"Non Mi Avete Fatto Niente" di Ermal Meta & Fabrizio Moro (5)
    Inizialmente ero molto dubbioso su questo brano, un po' perché a Sanremo tifavo per "Il Mondo Prima di Te" di Annalisa e un po' perché trovavo ridicolo che due cantautori come Meta e Moro abbiano necessitato dell'aiuto di un terzo autore (Andrea Febo) che a sua volta ha riciclato il ritornello di un proprio vecchio brano.
    Poi, però, ho visto il videoclip e da allora non riesco ad ascoltare quelle parole senza pensare a certe immagini e, conseguentemente, piangere. Sì, avete ragione: quel testo è un po' scontato, a tratti ruffiano, ma nondimeno su di me ha un forte impatto emotivo. Sono felice che il messaggio importante sia stato premiato da un buon terzo posto al televoto, ma non capisco perché invece le giurie "di qualità" abbiano penalizzato l'Italia così tanto.
  8. Serbia"Nova Deca" dei Sanja Ilić & Balkanika (19)
    Un ibrido fra musica etnica ed elettronica. Le melodie vocali sono davvero belle, evocano atmosfere mistiche ed emozionanti, anche se lo sposalizio con le parti eurodance risulta a tratti quasi kitsch. Forse sarebbe stata preferibile un'elettronica più soffusa e ambient, ma anche così il risultato finale è interessante nel suo creare un ponte fra tradizione e modernità.
  9. Germania: "You Let Me Walk Alone" di Michael Schulte (4)
    Il concorrente tedesco canta con trasporto e sincerità, ma senza teatralità gratuita, una ballad sulla morte del proprio padre. Nella sua semplicità, è un brano ispirato.
  10. Svizzera: "Stones" degli Zibbz
    Brano pop-rock catchy e dall'ottima resa live. Sembra quasi richiamare gli ultimi Nemesea, cosa che mi manda in brodo di giuggiole. 
  11. Armenia"Qami" di Sevak Khanagyan
    Questa ballad parte un po' male, sembrando noiosa. Dalla seconda strofa, però, la sezione strumentale si arricchisce con degli effetti elettronici e la voce del cantante acquisisce il pathos necessario per dare una grande forza emotiva alle linee vocali. 
  12. Georgia"For You" della Ethno-Jazz Band Iriao
    Gli Iriao, come il loro moniker suggerisce, sono dediti a un mix di jazz, musica etnica e polifonica. Il brano che hanno scelto per l'ESC vanta una delicata sezione strumentale che mischia elettronica e archi, ma soprattutto quattro belle voci maschili che si intrecciano con gusto ed eleganza. Dal vivo, però, non riescono a emozionare come su disco, risultando a tratti più noiosi che rilassanti; da questo punto di vista, la messa in scena non ha aiutato.
  13. Ungheria"Viszlát Niár" degli AWS (21)
    Generi come il metalcore e il post-hardcore di solito mi piacciono solo se mescolati al progressive, al djent e/o all'elettronica, però devo dire che il brano degli AWS funziona e che live, nonostante un cantante scadente, hanno un'ottima presenza scenica. Voglio inoltre premiare il coraggio.
  14. Austria"Nobody but You" di Cesár Sampson (3)
    Pop-soul con un ritornello molto orecchiabile, influenze gospel e al microfono un cantante davvero bravo. Nulla di innovativo, ma funziona.
  15. Montenegro"Inje" di Vanja Radovanović
    Ballad piano-e-archi ricca di pathos in pieno stile balcanico, ma comunque non scontata. Purtroppo live non ha la stessa carica emotiva che su disco.
  16. Ucraina: "Under the Ladder" di Mélovin (17)
    Brano pop che puzza di già sentito, ma che tuttavia riesce a catturare tanto nella strofa un po' oscura quanto nel ritornello ritmato da cantare a squarciagola. Peccato solo per la pronuncia maccheronica del cantante, ma la messa in scena in stile Lady Gaga riesce parzialmente a compensare.
  17. Portogallo"O Jardim" di Cláudia Pascoal (26)
    Il brano portoghese in realtà si chiama "Mi piacciono tanto i London Grammar, ma non ho la voce di Hannah Reid". In ogni caso, è piacevole sentire un po' di trip-hop mischiato all'indie pop; è carino anche il testo, che usa la metafora del prendersi cura dei fiori di un caro venuto a mancare.
  18. Malta"Taboo" di Christabelle
    Brano dance/electropop di certo non originale, ma con un buon ritmo e un buon ritornello; non ha la potenza catchy della controparte israeliana, ma non ne ha neppure i difetti.
    Per quanto riguarda il testo, parla dell'importanza di rompere lo stigma sociale che avvolge le questioni inerenti la salute mentale, così da permettere a chi ha problemi psicologici di chiedere aiuto senza sentirsi giudicato. Per quanto espresso in modo semplice e vago, coerentemente con il contesto dance, è sicuramente un messaggio importante.
  19. Danimarca: "Higher Ground" di Rasmussen (9)
    Un inno vichingo in salsa pop con una melodia che entra subito in testa e ricrea un'atmosfera nordica. Peccato solo per il testo, che si limita a dei cliché poco approfonditi buoni al massimo come sottofondo per una sfilata di cosplay.
  20. Macedonia"Lost and Found" degli Eye Cue
    In questo brano si alternano vari generi, soprattutto dance pop e raggae, senza però mai mescolarsi davvero. Se su disco la cosa funziona, anche grazie alla piacevole melodia, dal vivo l'inadeguatezza vocale della cantante e la messa in scena abbastanza povera non fanno altro che sottolineare la struttura patchwork del brano. Approvo il coraggio, un po' meno il risultato finale.
  21. Azerbaijan"X My Heart" di Aisel
    Tra i brani dance, questo è il meno cafone. D'altra parte Aisel di solito canta cose molto meno mainstream, a partire dal jazz, quindi probabilmente si sarebbe sentita a disagio con un pezzo trash. In ogni caso, "X My Heart" è ballabile, mette allegria e, nonostante risulti un un po' generico, non annoia.
  22. Lituania: "When We're Old" di Ieva Zasimauskaitė (12)
    Ballad che riesce a essere romantica e tenera senza cadere nello sdolcinato gratuito, a differenza della controparte spagnola. La performance vocale live è penalizzata dalla tonalità poco adatta, ma quanto meno trasmette sincerità. Si sente comunque la mancanza di un climax vocale ed emotivo.
  23. Svezia"Dance You Off" di Benjamin Ingrosso (7)
    Sembra uno scarto dei Daft Punk affidato a un ibrido fra Justin Bieber e Justin Timberlake. Il risultato finale è davvero ottimo per ballare in discoteca, ma non va oltre. 
  24. Bielorussia"Forever" di Alekseev
    Nonostante una struttura troppo ripetitiva, questo brano su disco funziona grazie all'atmosfera retrò e al timbro sexy e insieme drammatico del cantante. Il problema è che live Alekseev è molto impreciso e a tratti fastidioso, mentre la messa in scena, sulla carta interessante, nella pratica è stata azzoppata da brutte scelte registiche.
    Bisogna inoltre segnalare che questo brano è stato ammesso in corner in quanto teoricamente viola il regolamento dell'ESC, essendo stato cantato per la prima volta già a maggio 2017..
  25. Australia"We Got Love" di  Jessica Mauboy (20)
    Nulla di originale o personale, ma su Spotify questa canzone funziona bene: è ballabile ma non cafona, ha melodie catchy ma non troppo prevedibili. Insomma, è un pezzo di sicuro non geniale, ma comunque piacevole. Su Spotify, ribadisco, perché live Jessica è svociata e calante, ansima e mugola.
  26. Finlandia"Monsters" di Saara Aalto (25)
    Altra canzone dance/electropop di gusto molto mainstream, altra canzone che non riesce a regalare nulla di più che un ritmo su cui ballare da ubriachi. Farà pure venire una gran voglia di scatenarsi, ma quest'anno ci sono fin troppi pezzi da disco gay per permettere a Saara Aalto di spiccare, anche considerando che la sua prova vocale dal vivo non è stata all'altezza della messa in scena. Ciò nonostante, il brano finlandese non è da buttare, anche perché ha una melodia carina.
  27. Repubblica Ceca"Lie to Me" di Mikolas Josef (6)
    Lui, nonostante un infortunio avuto durante le prove, sul palco è stato pazzesco; inoltre, a detta di chi scrive, è pure gnocco. Il problema qui è la canzone, che è molto divertente, ma sembra uno scarto di Ariana Grande remixato da Jason Derulo. Ammetto inoltre di avere un'idiosincrasia per la tromba (e il sax) inserita in brani hip hop e/o dance: mi evoca un senso di pacchiano spaventoso. Che sia colpa del trauma provocatomi dalla bruttezza di "Mr. Saxobeat"? Ho comunque provato a mettere da parte questo mio problema, motivo per cui la Cechia non si trova tra gli ultimissimi posti della mia classifica.
  28. Israele"Toy" di Netta (1)
    Brano dance con una base curatissima, ispirazioni k-pop e un ritornello che si stampa in testa forzando l'ascoltatore a canticchiarlo per giorni, eppure non l'ho piazzato in alto. Perché? Innanzitutto per il testo, che trovo a dir poco fastidioso: Netta ha deciso di strumentalizzare commercialmente il movimento #metoo, svuotandolo di significato e trasformandolo in un cumulo di cliché anti-maschili. Come se non bastasse, i versi da gallina impazzita sono imbarazzanti e kitch, mentre le strofe sono molto più deboli del ritornello. E poi c'è il problema della scenografia, che non ha senso; qualcuno potrebbe persino parlare di "appropriazione culturale", ma io penso che questo concetto sia troppo controverso e spesso un po' esagerato. Il risultato finale, in ogni caso, è pacchiano.
  29. Lettonia"Funny Girl" di Laura Rizzotto
    Classica canzone nello stile delle colonne sonore di 007. Funzionerebbe benissimo, se non fosse così ripetitiva e quindi, alla lunga, noiosa. Inoltre la Jessica Rabbit lettone dal vivo ha cantato male e di certo non è stata aiutata dalla scenografia assente. 
  30. Paesi Bassi"Outlaw in 'Em" di Waylon (18)
    Sorvolando sui ballerini assolutamente fuori luogo portati sul palco dell'ESC, questo è un brano che riproduce bene gli stilemi del country rock. Anzi, li riproduce fin troppo bene, perché ne ricalca i cliché musicali e testuali, limitandosi a un compitino scolastico che conosciamo tutti molto bene. Nonostante la pigrizia compositiva, però, si lascia comunque ascoltare e dà varietà alla gara.
  31. Cipro"Fuego" di Eleni Foureira (2)
    Eleni ha una grande presenza scenica, sa ballare e sa come entusiasmare le masse, anche grazie a un brano perfettamente inserito nei canoni del pop femminile mainstream di matrice anglosassone. Questo è, però, insieme un punto di forza e di debolezza, perché la proposta risulta tanto trascinante e coinvolgente quanto banale e senz'anima. Segnalo inoltre che Eleni ha bisogno di alzare il volume dei coretti per nascondere i propri difetti d'intonazione dal vivo. 
  32. Romania"Goodbye" dei The Humans
    Incredibilmente, stavolta la Romania evita di portare una trashata e opta invece per una power ballad che parte piano-e-archi e che poi si arricchisce con momenti rock. Purtroppo il climax emotivo, già non abbastanza soddisfacente su disco, dal vivo perde potenza e non riesce a colpire, complice anche il finale forzato. 
  33. Croazia"Crazy" di Franka
    Il mood è molto sexy, ma la struttura è fin troppo ridondante e povera, con anche un'inutile parte parlata. Inoltre non mi è chiaro il perché dell'assenza, sul palco dell'ESC, dei ballerini del videoclip.
  34. Regno Unito"Storm" di SuRie (24)
    Un brano pop molto standard e anonimo, con anche vaghi richiami a "Hey Brothers" di Avicii. Ce ne saremo (quasi) tutti dimenticati già domani, ma se non altro si lascia ascoltare... in studio. Dal vivo, invece, SuRie è afona e urla come una pescivendola.
  35. Irlanda"Together" di Ryan O'Shaughnessy (16)
    Ballad acustica in stile Ed Sheeran che scorre via senza lasciare traccia di sé. 
  36. Polonia"Light Me Up" di Gromee feat. Lukas Meijer
    Electro-Dance pop orecchiabile e con momenti EDM presi di peso dagli scarti di Avicii e Calvin Harris. Il risultato finale è molto estivo e discotecaro, ma anche scontato e artisticamente vuoto. 
  37. Norvegia: "That's How You Write a Song" di Alexander Rybak (15)
    "Ecco come come si scrive una canzone"? Emh... Rybak, carissimo, mi sa che tu sei il primo a non averlo capito! Con un titolo del genere, come minimo devi presentare la nuova "Stairway to Heaven".
    Da questo punto della classifica in poi, iniziano i brani che spero di non sentire mai più nella vita neanche per sbaglio. 
  38. Spagna"Tu Canción" di Amaia & Alfred
    Più che genuinamente romantico, questo duetto risulta sdolcinato e infantile. 
  39. Islanda"Our Choice" di  Ari Ólafsson
    Questa ballad pseudo-natalizia è nata già vecchia e riesce a trasmettere solo sbadigli. Se non altro, il cantante ha un bel timbro, peccato però che decida di sprecarlo con sgraziatissimi acuti in falsetto.
  40. Slovenia: "Hvala, Ne!" di Lea Sirk
    Mai titolo fu più azzeccato: a questa cafonata io dico "no, grazie".
  41. Moldavia: "My Lucky Day" dei DoReDoS (10)
    Quest'anno all'ESC c'è stato pochissimo trash, fortunatamente per il sottoscritto. C'è però chi ancora lo brama ed è a loro che si rivolge la proposta moldava. A me fa schifo, mi dispiace.
  42. Russia: "I Won't Break" di Julia Samoylova
    Brano noiosissimo e privo di qualsivoglia ispirazione, cantante svociata e calante sommersa dai cori, scenografia imbarazzante. 
  43. San Marino: "Who We Are" di Jessika feat. Jenifer Brening
    Un brutto scarto di Katy Perry affidato a una cantante più scarsa dell'originale e a una rapper amatoriale. Momento più awkward dell'intero festival: il robottino che tiene un cartello con scritto da un lato "size doesn't matter" e dall'altro lato "sometimes". Agghiaccio.
Alessandro Narciso
Piccola premessa: lo so che non si va all'Eurovision per cercare coraggio o varietà musicale, e quando li si trova è più per coincidenza che altro, ma quest'anno c'è un numero impressionante di canzoni che definire “generiche” è un complimento. Non sono davvero belle, non sono attivamente brutte, sono solo prevedibili nel modo in cui percorrono tutti, ma proprio tutti i cliché del rispettivo genere, specie le ballatone romantiche e (semi)acustiche.
Nei suoi deliri egotistici, Salvador Sobral si lamenta che la sua vittoria dell'anno scorso non ha cambiato le cose. Ma nonostante la vittoria di Netta possa sembrare un (meritatissimo) dito medio dopo le uscite di Sobral, personalmente sono in disaccordo: la tendenza di quest'anno al basic, al sentiero sicuro perché strabattuto, al talmente poco rischioso da sapere di stantio, è con ogni probabilità l'adeguarsi all'idea di “musica genuina” che ha tanto auspicato nel suo discorso del 2017. Scrittori e artisti hanno capito che il pubblico è capace di scambiare la mancanza di personalità, originalità e coraggio per genuinità, spontaneità ed emozione perché “non premi un pulsante e fa tutto il computer”, e hanno scritto di conseguenza, sperando di replicare il colpaccio. È quindi inutile che Sobral faccia il paladino incompreso: il segno l'ha lasciato, in negativo come negativa è la somma della sua musica. La colpa dell'appiattimento generale di quest'edizione dell'Eurovision è in buona parte sua. Fortuna che, se non altro, sembra essere stato un fuoco di paglia.

Come l'anno scorso, riporto solo i paesi per non essere ripetitivo e rimando alla classifica di Michele per artisti e titoli dei brani. Faccio inoltre notare che, per vari motivi, non ho avuto modo di vedere le performance e baso quindi i miei pareri sulle rispettive versioni di studio dei brani.

  1. Estonia (8)
    È interessante che la concorrente che ritengo migliore vada contro tutti i punti di cui sopra. In primo luogo, è davvero tecnicamente preparata; in secondo luogo, attinge a piene mani dall'opera italiana ma non si ferma all'esercizio di stile “genuino”, bensì vira sul crossover e ci mette un tocco di elettronica per personalizzare l'arrangiamento. E coniuga anche emotività e orecchiabilità in un brano che mostra con naturalezza e senza ostentazione (vero, Jacques Houdek?) le notevoli doti canore di Elina Nechayeva.
  2. Grecia
    Partiamo con le eliminazioni ingiustificate. È bella, evocativa, mescola tocchi folk con strumenti moderni, un po' di elettronica, filtri vocali: il perfetto mix fra identità etnica e gusto internazionale. Che ci fa fuori alle semifinali?!
  3. Italia (5)
    Io e la musica italiana non andiamo d'accordo, specie se c'è di mezzo Sanremo. Ammetto quindi di essere partito prevenuto al primo ascolto. E invece, questo brano mi ha dato più di un brivido grazie alla buona melodia, all'ottimo arrangiamento, e anche al testo, per lo più di ottimo livello. Si capisce subito quando una canzone tenta a tutti i costi di emozionare, mentre questa ci riesce senza sforzarsi. È il secondo anno di fila che siamo presentabili in eurovisione: inizio a preoccuparmi.
  4. Francia (13)
    Musicalmente è ineccepibile, sia a livello melodico che di arrangiamenti. Il testo avrebbe potuto essere un disastro, invece tratta un argomento d'attualità con sobrietà e gusto. È bello vedere che ben due dei concorrenti che reputo fra i migliori siano riusciti in questo. Su, datemi del buonista ora.
  5. Macedonia
    Parte che sembra una di quelle canzoni pop rock super scontate, invece i cambi di ritmo danno vivacità a una melodia davvero piacevole. Passare da ritmiche rock a dance, poi reggae e perfino trance potrebbe sembrare confusionario e stupido, ma è tutto così naturale e ben collegato dall'orecchiabilità della melodia che il brano risulta sorprendente e accattivante. Insomma, è una canzone coraggiosa che funziona bene. Di nuovo, peccato per l'eliminazione.
  6. Serbia (19)
    All'inizio sembra uno di quei brani folk bellini ma che si prendono troppo sul serio. E poi diventa eurodance dal nulla, senza perdere il retrogusto etnico. Un altro esperimento di ibridazione ben riuscito. 
  7. Bulgaria (14)
    I “supergruppi” corrono sempre il rischio di sprofondare nell'anonimato a causa dei troppi ego (e le troppe fanbase) da accontentare, ma gli Equinox funzionano davvero bene: la canzone è orecchiabile, non scontata né loffia, ben arrangiata… insomma, l'Eurovision che ci si aspetterebbe.
  8. Belgio
    Bella canzone, bella melodia, ottimo arrangiamento. È una delle eliminazioni per cui mi spiace di più.
  9. Croazia
    Il mix di blues retrò e strumenti moderni le dà un tocco davvero accattivante. Altra eliminazione davvero triste.
  10. Montenegro
    Forse è una delle ballad migliori dell'annata. Non è troppo textbook, emoziona senza provarci a tutti i costi e ha tocchi etnici interessanti nell'arrangiamento che la salvano dal limbo delle ballate piano-voce-archi più generiche.
  11. Ungheria (21)
    Portare una canzone metal all'Eurovision da una parte è rischioso, dall'altra è garanzia di non passare inosservati. Al di là del genere distintivo, però, la canzone resta impressa principalmente grazie alla bella melodia.
  12. Azerbaijan
    Hey, un momento: ero convinto che se si è cantanti jazz ci si dovrebbe prendere sul serio portando pezzi super profondi e rigorosamente acustici! Scherzi a parte, come brano dance funziona ed è simpatico: apprezzo il tentativo di Aisel di uscire dalla comfort zone e proporre un genere diverso dal suo solito.
  13. Germania (4)
    Altra ballad, scritta bene e arrangiata in maniera funzionale. Ci prova un po' troppo, a emozionare, ma non è fra le peggiori.
  14. Finlandia (25)
    È una bella canzone, né più, né meno. Fa un po' “Baby's first Eurodance”, ma quella melodia è un autentico earworm e l'arrangiamento le dà un po' di mordente. Certo, ci sarebbe da aprire una digressione su come la Finlandia abbia passato le semifinali quest'anno e non nel 2017, ma è un altro paio di maniche.
  15. Bielorussia
    Orecchiabile e inoffensiva, forse un filino melensa in alcuni punti, ma la parte strumentale dà mordente alla melodia e la voce di Alekseev è ben valorizzata. Sicuramente ha più personalità di altre ballad in concorso.
  16. Austria (20)
    Alterna momenti davvero interessanti ad altri un po' troppo convenzionali: le strofe sono molto belle, ma il ritornello si sforza davvero troppo di essere emozionante. Nel complesso è una canzone carina, ma sembra una outtake di Rag'n'Bone Man, solo con meno smalto.
  17. Malta
    Musicalmente è una delle più decenti del filone “eurodance con poco altro da aggiungere”, a livello testuale invece corre dei rischi e affronta il tema della malattia mentale e delle connotazioni sociali che si porta appresso. Non è una canzone brutta, e va apprezzato il tentativo di portare un argomento così spinoso su un parco seguito da mezza Europa.
  18. Svizzera
    Pop rock che fa il suo dovere. Nulla di innovativo o trascendentale, ma sicuramente meglio di tanta roba che è arrivata in finale.
  19. Lettonia
    Non è male e ha delle intuizioni melodiche e arrangiamenti davvero carini. Nel complesso però rimane un po' loffia: forse un po' di varietà a livello strutturale avrebbe giovato.
  20. Regno Unito (24)
    Non è malvagia, l'idea melodica di fondo è molto graziosa; solo, c'è qualcosa di profondamente anticlimatico nell'arrangiamento e nella struttura, che le tarpa le ali. C'è comunque di peggio in concorso.
  21. Georgia
    Ora, le armonie vocali sono davvero, davvero belle e la preparazione tecnica dei quattro vocalist è lampante. Ma il brano in sé sembra il figlio illegittimo di una canzone natalizia e un inno nazionale: è più uno spreco di talento che altro.
  22. Australia (20)
    Volendo puntare sull'orecchiabilità nuda e cruda, almeno questa ne ha da vendere. Purtroppo non c'è altro da aggiungere in merito.
  23. Danimarca (9)
    Non riesco a prendere sul serio quel testo. Detto ciò, ha più personalità di molti altri concorrenti, ma Grecia e Serbia fanno un lavoro nettamente migliore a coniugare pop e suggestioni folcloristiche. Qui siamo letteralmente al livello dei Leaves' Eyes, ma in salsa pop.
  24. Armenia
    Come si dice “Ballad stereotipata” in Armeno? Perché per due terzi abbondanti sembra solo quello. Dal bridge in poi diventa davvero, davvero bella, ma arriva troppo tardi, dopo una prima parte soporifera. Un climax, per quanto buono, ha bisogno di build up, che qui manca del tutto.
  25. Albania (11)
    Carino l'andamento folkeggiante, davvero stellare l'interpretazione vocale… ma come brano è così dannatamente scontato!
  26. Cechia (6)
    Non è la canzone migliore di quell'eye candy che è Mikolas Josef. La fusione tra swing e il suo tipico R&B è anche interessante, sulla carta, ma qualcosa non funziona come dovrebbe.
  27. Israele (1)
    Come rovinare un'ottima canzone con scelte stilistiche molto discutibili (cosa sono quei versi?!) e un testo di una banalità sconcertante che, punti malus, è convinto di essere profondo e attuale. Sul serio, una canzone che, al posto di “stupid boy” avesse avuto “stupid hoe” nel ritornello non sarebbe nemmeno passata per il palco dell'Eurovision: è esattamente questo che abbassa il dibattito sul sessismo e indebolisce lìimpatto degli attivisti che lo combattono seriamente. È doppiamente frustrante: perché le potenzialità per essere un ottimo brano le aveva, e perché mi mette nell'imbarazzo di essere quasi d'accordo (anche se per motivi diversi) su qualcosa con Salvador Sobral.
  28. Polonia
    “Baby's First (Wannabe) Summer Hit”. Il fatto che sembri pop-rock generico ma, sorpresa!, diventi EDM all'improvviso non la salva dalla genericità e dal dimenticatoio.
  29. Romania
    “Baby's first power ballad”. Quando partono le chitarre elettriche assume un po' di carattere, ma nemmeno tanto.
  30. Islanda
    Un'altra “Baby's first power ballad”, solo meno rock. Non è malvagia, ma incarna perfettamente il gioco al ribasso di quest'edizione col suo essere troppo prevedibile.
  31. Lituania (12)
    Idem come sopra, solo senza “power”. 
  32. Irlanda (16)
    Perfettamente interscambiabile con Islanda e/o Lituania.
  33. Portogallo (26)
    Ok, alla strada della genuinità acustica indie cerca di aggiungere un tocco trip hop che non guasta, ma l'effetto complessivo non è molto meno soporifero della controparte dell'anno scorso. Fortuna che la giuria non c'è cascata due volte.
  34. Paesi Bassi (18)
    Rock in sansa country tendente alla noia, esempio di come spiccare per differenza di genere non equivalga a mantenere vivo l'interesse. La prossima volta magari Sharon den Adel mandatela sul palco invece che in giuria. 
  35. Ucraina (17)
    La melodia è un filino ripetitiva e riesce ad annoiare già a metà del primo ritornello nonostante la vivacità generale del brano.
  36. Svezia (7)
    La personalità del brano, del cantante e della sua voce sono direttamente proporzionali all'anacronismo delle suggestioni funk. La Svezia può fare molto meglio di così!
  37. Norvegia (15)
    Come da titolo, così si scrive una canzone… nel 1988. Sul serio, che è tutto 'sto funk? Maremma maiala, Norvegia: avete Aurora, Susanne Sundfør, i Röyksopp, i Gåte, Kari Rueslåtten, un mucchio di gente BRAVA e accattivante, e mi mandate 'sta roba?! Briciole nel letto!
  38. Cipro (2)
    Dance pop generica, giusto una spruzzata folkeggiante in un paio di punti, melodia nemmeno tanto trascinante. Ce ne sono di molto migliori, come brani dance.
  39. Russia
    Non è così tanto peggio di altri brani in concorso, ma la voce della Samoylova è davvero irritante.
  40. Spagna (23)
    Il duetto romantico più loffio, melenso e scontato dai tempi de L'Incantesimo del Lago.
  41. Slovenia (22)
    C'è un momento in cui la canzone sembra quasi salvabile, ovvero nel pre-ritornello. Ma poi scade nella stessa identica cacofonia delle strofe e… be', è il caso di dirlo: thanks but no, thanks.
  42. Moldavia (10)
    Avete presente quando qualcosa è talmente kitsch che fa il giro completo e diventa un capolavoro? Ecco, non è questo il caso. Sono due anni di fila che la Moldavia ci prova: basta.
  43. San Marino
    Una di quelle canzoni che vanno bene in discoteca… per andare al bar e prendersi un altro drink mentre si aspetta la successiva. Quel bridge minimale buttato lì e, soprattutto, la parte rap la uccidono definitivamente.