Cellar Darling – The Spell

- Voto: 85 su 100
- Anno: 2019
- Genere: Progressive rock, Gothic metal, Progressive metal
- Influenze principali: Folk, Art rock, Thrash metal





A cura di Michele Greco


Nel 2017, la band svizzera Cellar Darling, formata da tre ex membri degli Eluveitie, ci aveva stupito con il buonissimo esordio This is the Sound. Questo aveva mostrato un  originale ibrido fra alternative hard rock, melodie quasi pop ed elementi folk a base di ghironda spesso distorta. Brani eccelsi come "Hedonia" e "Redemption" o molto buoni come "Black Moon" e "Hullabaloo" sono stati una ventata d'aria fresca, ma qualche passaggio a vuoto e qualche sbavatura hanno impedito ai Cellar Darling di spiccare del tutto il volo.
A distanza di poco meno di due anni, Anna Murphy (voce, ghironda, flauto traverso e tastiere), Ivo Henzi (chitarre e basso) e Merlin Sutter (batteria) sono tornati con un nuovo album, che non vuole accontentarsi di confermare le buone impressioni dell'esordio. The Spell è un progetto ambizioso sia nelle scelte stilistiche sia nella storia narrata; stiamo infatti parlando di un concept-album. Poiché musica e testi sono strettamente legati, ha senso analizzarli insieme. 

L'album si apre con "Pain", nel quale facciamo la conoscenza della protagonista della storia: una ragazza senza nome che vive in un mondo saturo disperazione e sofferenza. Il deciso incipit del brano lascia poi spazio a dei robusti riff portanti di chitarra, mentre le linee vocali potrebbero piacere ai fan degli Evanescence. Anna esegue dei bei passaggi di ghironda, ma rispetto a This is the Sound questo strumento non è più il perno attorno a cui si sviluppa la musica, bensì un elemento al pari degli altri. È stato quindi dato più spazio alle chitarre, generando così composizioni più equilibrate, in cui i vari strumenti si interconnettono e collaborano per il risultato finale. "Pain" si conclude con un momento acustico che ben si collega a "Death", dove viene introdotto l'altro personaggio della storia: la Morte personificata, che viene descritta come una salvatrice in grado di portare la pace ai sofferenti. Da un punto di vista musicale, i Cellar Darling hanno scelto la via della coerenza col testo: "Death" è un brano cupo, orientato verso un gothic metal in grado anche di risultare energico. Il picco lo si ha nello special, dove un rallentamento porta l'ascoltatore in territori doom, arricchiti però da un lungo assolo di flauto che ricorda i King Crimson. In effetti, come si nota anche in altri brani, il trio svizzero ha deciso di dare più spazio al flauto traverso, talvolta sacrificando la ghironda. 


La tracklist dell'album gioca molto sui contrasti, affiancando temi antitetici. Per quanto possa essere una rielaborazione personale e metaforico-esistenziale dei miti sulla Morte e la Fanciulla, un cardine imprescindibile è il contrasto fra Eros e Thanatos. In fondo, se la Morte è portatrice di pace e serenità, come può una ragazza pessimista non innamorarsene? Di questo parla "Love", che non a caso ha un'atmosfera luminosa, opposta a quella del brano precedente. Probabilmente "Love" è il brano più esemplificativo della svolta dei Cellar Darling: se in This is the Sound le influenze progressive erano relegate a pochi brani, a partire da "Hedonia" e "Six Days", in The Spell hanno preso il sopravvento. Il trio svizzero gioca con i cambi di tempo improvvisi, sfrutta più spesso ritmiche inusuali come l'11/8 e, per lo meno in questo brano, supera la classica struttura canzone. "Love" dispone inoltre di assoli di ghironda e chitarra ben contestualizzati e di stacchi in cui la violista e violinista Shir-Ran Yinon rende più vellutata la texture. Tutto ciò non è fine a se stesso, ma è messo a disposizione dei versi; i Cellar Darling hanno infatti ideato le musiche partendo dal concept e dai titoli dei suoi capitoli. In questa impresa ha giocato un ruolo fondamentale la voce di Anna, in grado di lasciare a bocca aperta per le sue capacità espressivo-interpretative. 

Proprio Anna è al centro del brano successivo, "The Spell". Qui la Morte, per evitare che la protagonista della storia possa suicidarsi per raggiungerla, le lancia un incantesimo di vita eterna. Che suono dovrebbe avere un incantesimo? I Cellar Darling hanno risposto a questa domanda con una composizione basata principalmente sulla ghironda, con atmosfere mistiche e inquietanti, linee vocali dal sapore folk e una certa ripetitività voluta che ben si adatta a una formula magica. Così facendo, l'incenso invade le narici dell'ascoltatore. 
A bruciare davvero, però, è la ragazza, che decide di darsi fuoco per tentare di raggiungere l'amata Nera Mietitrice. Se dovessi analizzare alla lettera la storia narrata, avrei da ridire, perché darsi fuoco non è il primo metodo di suicidio che verrebbe in mente a qualcuno. Per fortuna, la storia va intesa in senso metaforico; inoltre bisogna tener conto dell'esigenza strutturale, giacché dopo "The Spell" si sente il bisogno di qualcosa di più graffiante. "Burn" si trova quindi al posto giusto, essendo un brano infuocato, dove nel bridge Anna rispolvera addirittura il proprio scream sospirato. A tratti si sentono influenze djent ed è intrigante come sia stata ben gestita la fluidità ritmica, basata su accelerazioni e rallentamenti, pur mantenendosi per lo più su coordinate mid-tempo. 
Giacché il fuoco non ha purificato la sua immortalità, la ragazza decide di impiccarsi. Nella melodica "Hang", ispirata al prog rock Anni '70/'80, il pianoforte e le chitarre accompagnano delle belle linee vocali in cui si narra la ricerca dell'albero perfetto. Dopo un ottimo assolo di flauto, Anna ci spiega che la ragazza, prima di impiccarsi, ha visto un uccellino con un'ala spezzata e ha voluto curarlo; si tratta di un momento delicato ed emotivo, che prepara la strada alla chiusura dominata dalla ghironda. 

Nel 2016 Anna Murphy ha collaborato col norvegese Tor-Helge Skei dei Manes; sotto il moniker Lethe hanno pubblicato l'album avantgarde metal The First Corpse on the Moon. Dei rimasugli di quel sound sono presenti in "Sleep", ballad dove la protagonista di The Spell tenta inutilmente il suicidio attraverso l'overdose di sonniferi. Anna rende bene il testo grazie a linee vocali dolci e malinconiche, disposte su una struttura libera e accompagnate da un pianoforte riverberato. La texture si arricchisce gradualmente con la chitarra acustica e, soprattutto, con un'elettronica ambient dai toni inquietanti. Nella coda, dei rintocchi di pianoforte e dei suoni aspri che quasi ricordano la drone e la musique concrète rifiniscono un paesaggio a metà fra il sogno e l'incubo. A questo punto della storia, la protagonista si chiede come possa dormire senza essere tra le braccia della Morte, che è l'acqua che spegne il suo fuoco esistenziale.
Eccoci quindi arrivati a "Insomnia" che, dopo un'incipit thrash, sfodera un riffing alla Tool 
e linee vocali alla primi The Gathering. Nonostante la struttura apparentemente canonica, il brano riesce a essere poco prevedibile grazie agli assoli di flauto e ghironda collocati in punti inusuali. Dopo un secondo assolo di ghironda, stavolta aggressivo e completato dalla chitarra, lo special rallenta; qui l'ascoltatore viene stupito dall'organo Hammond (cortesia di Fredy Schnyder) e dal bel vocalizzo in cui Anna proietta l'ascoltatore oltre la volta celeste. 

Stremata, la protagonista decide di fare un altro tentativo: scala il monte più alto del suo mondo, supplicando la Morte di farla congelare. La musica di "Freeze", anche grazie alla produzione pastosa, evoca bene l'idea di una scalata fra scivolose pareti rocciose colpite da una bufera di neve. La ruvida chitarra e la ghironda molto distorta sostengono le linee vocali più orecchiabili e frizzanti del lotto, dotate anche di un vago retrogusto jazz. Purtroppo il loro essere monotone risulta stancante; inserire delle variazioni nello special avrebbe quindi valorizzato un brano che, pur essendo buono, sfigura accanto alle perle che lo circondano. 

"Freeze" si tuffa di colpo in "Fall" che, come una vera caduta, è molto breve, al punto da non raggiungere il minuto. I forti richiami ai Queen, sia nei cori angelici sia nella voce solista, contribuiscono a evocare la sensazione di libertà insita nel lanciarsi nel vuoto. Il tuffo finisce in mare e permette alla protagonista di raggiungere il fondale, per poi risalire in superficie. Il testo di "Drown" ci spiega che ella vorrebbe affogare, sentire l'acqua penetrare nei suoi polmoni così da sostituirla al peso della vita. Proprio l'acqua è un elemento centrale nella musica perché sono presenti dei suoni marini campionati; l'ascoltatore è inoltre cullato dal riff di ghironda, che è ondivago come la risacca. Lo strumento medievale è il perno attorno a cui ruota la composizione, ma anche la chitarra ha un ruolo importante grazie a dei riff ispirati, che diventano davvero coriacei verso il finale. Nello special, invece, trovano spazio dei suoni sintetici di gusto ambient simili a quelli di "Sleep". In generale, "Drown" è un brano notevole e riesce a gareggiare con "Insomnia" e "Love"

Anche i due brani posti in chiusura dell'album sono di alto livello. Innanzitutto abbiamo "Love, pt. II", nella cui prima sezione la protagonista si taglia la gola e chiede alle stelle di lasciarla morire, ma queste le rispondono che all'alba il taglio guarirà e lei rimarrà viva. Aspettando il sorgere del sole, ella ripensa alla propria vita e capisce che in realtà non è mai stata composta dalla sola sofferenza: ci può essere molto di più, a patto di non fuggire. L'amore per la Morte era proprio questo: una fuga dai problemi, un inganno. Il vero amore, quello che dà senso alla vita, è invece quello verso se stessi. Si tratta di una morale molto bella, ma che è arrivata con una trasformazione troppo improvvisa e tardiva della protagonista. Nondimeno, il testo è scritto bene, anche se non come altri dell'album. A brillare davvero, nel caso di "Love, pt. II", è però la musica: nelle strofe colpisce la batteria jazz, nello special lo spettacolare riff di ghironda, nel ritornello la melodia vocale di gusto alt-rock. In generale, il risultato è molto coinvolgente. 
The Spell si chiude con "Death, pt. II", in cui la Nera Mietitrice, avendo constatato che l'ossessione malata della ragazza si è spenta, decide di rompere l'incantesimo. Non sappiamo quanto tempo sia passato dalla narrazione di "Love, pt. II", ma la morte viene descritta non più come una fuga, bensì come un inevitabile elemento di una vita significativa. Viene inoltre fatto capire che la Morte personificata era a sua volta innamorata dalla protagonista della storia. Passando alla musica, dopo un inizio inquietante che riprende "Drown", il brano diventa un'intensa e straziante ballad. La sezione strumentale è retta dal pianoforte, che verso il finale si esibisce in un passaggio ai limiti della musica colta. A catalizzare l'attenzione, però, è la performance vocale di Anna, mai così espressiva e in grado di penetrare nell'anima dell'ascoltatore, anche grazie a linee vocali degne di un musical di Broadway. La struttura libera, priva di ritornello, permette di valorizzare una soluzione molto elegante per la chiusura di un concept: la ripresa di melodie e versi di altri brani. In particolare, su tutti spiccano i richiami a "The Spell", "Sleep", "Fall" e "Love". Proprio con una citazione a quest'ultima, la storia di The Spell giunge al termine.

Dopo aver calmato i battiti cardiaci, è giunto il momento di tirare le somme. I Cellar Darling sono maturati, si sono cuciti addosso un'attraente personalità musicale e ci hanno regalato un album più solido e costante di This is the Sound. Ciò nonostante, emergono ancora delle piccole criticità.
Innanzitutto, si nota parecchio che Ivo ha più dimestichezza con le chitarre che col basso, che non a caso è penalizzato dal missaggio. Spero quindi che la band assuma in pianta stabile un bassista, anziché limitarsi a chiamare dei turnisti per i concerti. Ciò potrebbe anche permettere a Ivo di concentrarsi di più sulla chitarra, strumento col quale, pur non creando riff particolarmente virtuosistici o arzigogolati, riesce a risultare efficace. Nondimeno, sarebbe bello sentire più spesso il coraggio avuto in "Insomnia".
In seconda battuta, bisogna dire che, se da un lato Merlin è bravissimo nel gestire le ritmiche inusuali e i cambi di tempo, dall'altro sembra un po' meno a proprio agio nei momenti aggressivi. Questo si notava già in This is the Sound, ma in The Spell è ancora più evidente perché la componente metal è divenuta più evidente. Si tratta comunque di un problema lieve, che potrebbe essere attribuito a una scelta stilistica e che comunque non si presenta sempre.

In generale, The Spell è tra i papabili per il titolo di album dell'anno e conferma i Cellar Darling fra i nomi più interessanti della scena rock/metal contemporanea.