Eurovision 2019: la classifica di M. G.

ESC 2019
Prima di cominciare, un piccolo avviso: Alessandro non ha fatto in tempo a recuperare tutti i brani e in ogni caso reputa quelli che ha ascoltato per lo più senza infamia e senza lode. In effetti, non posso dargli torto: rispetto agli anni passati, ci sono stati meno alti, ma anche meno bassi. La cosa positiva è che, a livello puramente musicale, il trash si è limitato a un brano.

Come al solito, in rosso i partecipanti che hanno avuto accesso alla finale attraverso le eliminatorie, in blu coloro che hanno avuto accesso di diritto alla finale (Big Five + nazione ospitante) e in nero coloro che sono stati eliminati durante le semifinali. Tra parentesi ho indicato la posizione nella classifica ufficiale derivata dalla somma del televoto e dal voto delle giurie "di qualità".
Per stilare la mia classifica, ho tenuto conto sia del brano in sé e per sé sia dell'esibizione (performance vocale, gestione del palco, scenografia...).
  1. Islanda: "Hatrið Mun Sigra" degli Hatari (10)
    Brano fra synthpunk, techno, industrial ed electro body music cantato da una voce growl/scream nelle strofe e da un delicato falsetto maschile nel ritornello, testo che critica il populismo e il sovranismo (il titolo, che vuol dire "L'odio preverrà", è sarcastico), estetica BDSM, dichiarazioni anti-capitaliste, forte sostegno alla comunità LGBT+, attacchi all'attuale governo israeliano a trazione conservatrice e nazionalista, interviste al limite dell'assurdo. Direi che per me è impossibile non amarli.
  2. Albania: "Ktheju Tokës" di Jonida Maliqi (17)
    Con un testo dedicato agli albanesi che hanno dovuto abbandonare la propria terra, un'interpretazione vocale ricca di pathos e un arrangiamento molto ammaliante col suo mix di folk, elettronica e pop, non posso che promuovere a pieni voti il brano albanese.
  3. Australia: "Zero Gravity" di Kate Miller-Heidke (9)
    L'operatic pop tende spesso a risultare noioso e scialbo, per cui Kate ha pensato bene di rinfrescarlo con una melodia catchy, delicati elementi dance e un testo che sembra voler esorcizzare la depressione post-partum attraverso un'atmosfera gioiosa. L'insieme, secondo me, funziona molto bene ed è stato valorizzato da una messa in scena assolutamente spettacolare. Un applauso anche alla performance vocale: Kate è sicuramente meno preparata dell'estone dell'anno scorso, ma è riuscita a cantare bene nonostante la situazione poco agevole per il controllo del diaframma. Se non avete visto la sua performance, andate subito a recuperarla!
  4. Portogallo: "Telemóveis" di Conan Osíris
    Dopo il brano finlandese del 2017 e quello greco del 2018, ecco il il terzo robbed di fila.
    Conan ha proposto un brano davvero originale e personale, in grado di mescolare con naturalezza vari generi (fado, elettronica, worldbeat, musica neomelodica, musica araba...). Il risultato è poco immediato e può risultare cacofonico, ma è sicuramente meritevole di attenzione, anche grazie a un bel testo sul poter contattare i propri cari defunti attraverso un telefonino (da questo punto di vista, sembra un seguito della canzone portoghese dell'anno scorso). 
  5. Russia: "Scream" di Sergej Lazarev (3)
    Da amante delle colonne sonore e del symphonic metal, non posso che andare in brodo di giuggiole dinanzi a un arrangiamento riccamente orchestrale, soprattutto se coadiuvato da un'interpretazione vocale ricca di pathos. Ho apprezzato molto anche la messa in scena, ma questo era scontato, parlando di Sergey (lo ricordate con "You're the Only One" all'ESC del 2016, no?). Nell'insieme, però, il brano ha qualcosa che non quadra: sembra un po' troppo finto e costruito. Forse per colpa dell'atteggiamento del cantante, che sembra "tirarsela" troppo, non percepisco molta sincerità. L'applauso se lo merita comunque. 
  6. Paesi Bassi: "Arcade" di Duncan Laurence (1)
    Il testo è non è molto interessante e pure la musica ricorda varie cose, però l'insieme funziona bene. La melodia entra in testa, l'atmosfera ricreata live mi ha emozionato e in generale percepisco sincerità, quindi approvo.
  7. Norvegia: "Spirit in the Sky" dei KEiiNO (6)
    Il mio guilty pleasure dell'anno. Il ritmo dance trascina parecchio, la melodia del ritornello si stampa in testa e gli elementi folk danno un minimo di personalità a un brano altrimenti generico. Ho apprezzato anche i riferimenti mitologici pagani e i frammenti in lingua sami. Insomma, sarà pure una tamarrata, ma è stata composta con criterio.
  8. Slovenia: "Sebi" di Zala Kralj & Gašper Šantl (15)
    Brano indie synth pop con un'atmosfera evocativa che mi emoziona parecchio; cosa non scontata, considerando la sua monotonia vocale. Live, però, questo duo non mi ha convinto, altrimenti lo avrei messo ben più in alto nella mia classifica. 
  9. Macedonia del Nord: "Proud" di Tamara Todevska (7)
    Ballad presa di peso dal repertorio di Lara Fabian o Céline Dion, ma la performance vocale notevole, soprattutto dal punto di vista espressivo, compensa alla grande. 
    Il testo a sua volta è un po' cliché, ma porta con sé un messaggio di empowerment femminile ben più costruttivo di quello di Netta dell'anno scorso.
  10. Armenia: "Walking Out" di Srbuk
    In studio il brano funziona alla grande e riesce a mescolare varie influenze con molta naturalezza. La sezione strumentale è davvero curata, nel suo barcamenarsi fra pop, pop rock, reminiscenze folk, elettronica e tocchi orchestrali; e anche la prova vocale è interessante.
    Purtroppo live Srbuk è stata penalizzata da una messa in scena fin troppo minimale.
  11. Georgia"Keep on Going" di Oto Nemsadze
    Brano ricco di tensione e drammaticità, interpretazione vocale molto espressiva, arrangiamento orchestrale curato, belle percussioni, passaggi polifonici dai toni folk. Purtroppo non sopporto la voce roca e sguaiata di Oto, altrimenti questo brano sarebbe stato ben più in alto.
  12. Italia: "Soldi" di Mahmood (2)
    Il suo timbro nasale non mi piace, ma devo riconoscere che si sposa bene con il ritmo e la metrica del brano. A proposito di questo, devo dire di averlo rivalutato in positivo col tempo: inizialmente non mi piaceva affatto, mentre ora mi convince grazie alla melodia e al ritmo trascinante. Lo stesso non mi sembra chissà che, e penso che il testo sia stato sopravvalutato da molti, ma tutto sommato può andare. Per soli ventisei punti, sarebbe stato bello vincere. 
  13. Azerbaijan: "Truth" di Chingiz (8)
    Produzione moderna e curata, suoni elettronici piacevoli, elementi folk azeri, bel falsetto. Purtroppo il testo è inutile e Chingiz "se la tira" troppo.
  14. Romania:"On a Sunday" di Ester Peony
    Brano pop curato, con un ritmo coinvolgente e melodie ammalianti, che conferma la voglia di redenzione della Romania dopo anni di cafo
    nate. Purtroppo anche Ester è stata robbed.
  15. Francia: "Roi" di Bilal Hassani (16)
    Brano davvero piacevole, non a caso co-scritto dai Madame Monsieur. Anche la performance live è stata decente, sicuramente migliore rispetto ad altre esibizioni di Bilal. Punti in più anche per l'estetica queer, ma molti punti in meno per il timbro vocale afono. Consiglio una visita da un medico foniatra. 
  16. Belgio: "Wake Up" di Eliot
    La canzone mi piace, segue la scia synth pop di Loïc Nottet e, soprattutto Blanche, anche se è un po' più debole dei brani portati all'ESC da questi due. Prima del live, l'avrei messa in top10, ma dopo... caro Eliot, te la sei andata a cercare! 
    Per chi segue RuPaul's Drag Race, l'esibizione di Eliot è stata l'equivalente di Charlie Hides nel lipsync contro Trinity. Il cantante belga è stato quasi tutto il tempo immobile, con la presenza scenica di un pesce lesso, lo sguardo perso nel vuoto e un giubbotto comprato alla fiera di qualche paesello della Vallonia. Essere così imbarazzati e terrorizzati dal palco è una caratteristica nazionale belga? Perché pure Blanche...
    Eliot mi ha fatto proprio tenerezza, era un cucciolo spaventato. A un certo punto è tornato alla vita, ma seguendo le mosse dei ballerini con la stessa verve di un bambino durante la recita scolastica. Se a tutto ciò aggiungiamo lo staging povero e la performance vocale calante e lamentosa, non mi stupisce che non abbia passato la semifinale. 
  17. Israele: "Home" di Kobi Marimi (23)
    La voce maschile migliore di quest'anno e una delle migliori della storia dell'Eurovision sprecata per una ballad inutile e piatta. Il mio applauso va solo alla performance vocale. 
  18. Serbia: "Kruna" di Nevena Božović 
    Classico lento balcanico a base di chitarra, archi, qualche elemento folk e sporadici interventi del pianoforte. Nulla di nuovo sotto il sole, ma tutto sommato si ascolta con piacere, soprattutto grazie al crescendo vocale.
  19. Austria"Limits" di Paenda
    Soffro nel dover mettere il delicato pop elettronico dell'Austria così in basso. La versione in studio del brano mi piace, è molto affine ai miei gusti, così come il resto dell'album di Paenda. Il problema è la performance dal vivo: stage vuoto, riempito solo dalla cantante intenta ad ansimare, lamentarsi e, soprattutto, stonare. Un disastro.
  20. Svezia"Too Late for Love" di John Lundvik (5)
    Come sempre, la Svezia viene molto sopravvalutata dalle giurie. Un brano pop standard con influenze soul e gospel carine ma non molto rilevanti e con una melodia orecchiabile ma non certo esplosiva meritava tutto questo successo? Secondo me, no. Comunque, in generale, non è malvagio.
  21. Germania"Sister" delle "S!sters" (25)
    In questo caso, il principale problema è stata la messa in scena molto scialba. La canzone in sé, invece, non è brutta: ha una melodia tutto sommato piacevole e un crescendo strumentale un po' da colonna sonora. Di certo, comunque, non stiam parlando di nulla di memorabile. Senza infamia e senza lode.
  22. Danimarca: "Love is Forever" di Lenora (12)
    Canzoncina allegra, simpatica e dolce che fa molto pubblicità del Mulino Bianco. Il problema è che al secondo ascolto nausea per via della quantità di zucchero. Da notare l'ironico contrasto con la canzone islandese.
  23. Svizzera: "She Got Me" di Luca Hänni (4)
    Il ritmo cattura, la melodia entra in testa e Luca è un piacere per gli occhi, però l'insieme risulta molto banale e vuoto. Abbiamo davvero bisogno dell'ennesimo brano scritto col generatore automatico? Dai, sembra un ibrido fra
    "Fuego", "Despacito" e "Livin' La vida Loca"!
  24. Croazia"The Dream" di Roko
    Melodia vocale già sentita, ma tutto sommato funzionante. Messa in scena pacchiana, ma tutto sommato funzionante. Interpretazione eccessiva, ma tutto sommato funzionante. Però, bello mio, il synth da colonna sonora de "La Storia Infinita" e il testo cheesy anche no!
  25. Moldavia: "Stay" di Anna Odobescu
    Incredibilmente, la Moldavia non ha portato una trashata: che sia il primo segno dell'apocalisse?
    Apprezzo il cambio di stile e devo dire che questa ballad ha una bella melodia, ma è qualcosa di molto standard, impersonale e con una brutta produzione. Se non altro, è decisamente preferibile a una trashata.
  26. Irlanda"22" di Sarah McTernan
    Brano pop frizzante, allegro e catchy, ma che risulta anche dimenticabile e superfluo.
  27. Lituania"Run with the Lions" di Jurij Veklenko
    Quest'anno va di moda il falsetto, eh? Il brano, comunque, è molto banale, ma la piacevole melodia del ritornello lo rende digeribile. 
  28. Lettonia"That Night" dei Carousel
    Brano country pop di cui nessuno sentiva il bisogno. Bellina la linea vocale del ritornello, ma non basta per salvare questa nenia acustica.
  29. Regno Unito"Bigger than Us" di Michael Rise (26)
    Brano pop sentito mille volte, con un testo superficiale e delle strofe che ricordano un po' "Go the Distance". Però devo dire che alcuni passaggi non sono affatto malvagi e che l'arrangiamento, per quanto abusato, fa il suo lavoro. Insomma, un altro brano senza infamia e senza lode.
  30. Malta"Chameleon" di Michela (14)
    Le influenze reggae nelle canzoni pop hanno ampiamente scartavetrato i gioielli di famiglia, però devo ammettere che alcuni passaggi di questo brano entrano in testa.
  31. Ungheria: "Az én Apám" di Joci Pàpai
    Brano inutile e privo del carisma di "Origo", bel brano proposto all'ESC 2017 dallo steso Joci.
  32. Polonia"Fire Of Love (Pali się)" delle Tulia
    Trovo questo brano estremamente fastidioso per colpa delle brutte melodie cantate all'unisono. Nondimeno, apprezzo il coraggio e l'originalità: un brano con riferimenti al rock psichedelico cantato in quel modo non si sente tutti i giorni. Per fortuna. 
  33. Cipro: "Replay" di Tamta (13)
    Un triste tentativo di ripetere il successo di "Fuego" condito, nella messa in scena, con un reveal telefonatissimo.
  34. Montenegro"Heaven" dei D Mol
    Glee e High School Musical con ambientazione balcanica e un brano molto ripetitivo. Con sei voci si sarebbe potuto fare molto di meglio.
  35. Grecia: "Better Love" di Katerine Duska (21)
    Uno scarto di Sia rovinato da un ibrido fra Giusy Ferreri, Malika Ayana ed Eros Ramazzotti. Peccato, perché con una cantante migliore, questo brano lo avrei piazzato più in alto.
    Spero che la cantante greca sia riuscita a sputare la polpetta incastrata in gola e a curare il suo
    brutto raffreddore. 
  36. Repubblica Ceca: "Friend of a Friend" dei Lake Malawi (11)
    Testo, musica e melodia sguazzano nella banalità. La proposta ceca dell'anno scorso almeno aveva un ritmo trascinante.
  37. Bielorussia"Like It" di Zena
    La strofa è presa di peso dalle prime canzoni di JoJo, il ritornello fa tanto Britney Spears, il testo è parecchio brutto.
  38. Spagna: "La Venda" di Miki (22)
    La versione tarocca di Alvaro Soler con il classico brano spagnolo dall'atmosfera allegra. Fortunatamente non sarà un tormentone estivo. 
  39. Estonia"Storm" di Victor Crone (20)
    Brano dance composto col generatore automatico e cantato con la voce filtrata e autotunata.
  40. Finlandia: "Look Away" di Darude feat. Sebastian Rejman
    Il nome famoso dietro la consolle non basta per risollevare un brano così piatto e ripetitivo. 
  41. San Marino: "Say Na Na Na" di Serhat (18)
    Quando mi riferivo alla presenza di un'unica trashata, ovviamente stavo pensando a San Marino. Il brano è davvero brutto e banale, con un testo inutile tanto quanto la musica e cantato in modo parecchio impreciso.