Roniit – XIXI

- Voto: 80 su 100
- Anno: 2020
- Genere: Dark electropop, Melodic trap, Ambient pop, Downtempo, Indie pop acustico
- Influenze principali: Ethereal wave, Witch house, Chillstep, Trip hop, Musica d'ambiente

Roniit è una cantautrice indipendente statunitense. Ha esordito nel 2011 con un album omonimo autoprodotto che, nonostante i testi poco maturi, il budget estremamente ridotto e i suoni conseguentemente poco rifiniti, ha messo in mostra personalità e originalità; infatti i brani "Infernal Anxiety", "Stronger" e "Tomorrow" spiccano con il loro dark synthpop. Dopo la pubblicazione dell'EP In The Shadows, nel 2012, Roniit si è dedicata soprattutto a collaborazioni come vocalist per producer/Dj e persino per una band technical death metal (i Fallujah, nell'album The Flash Prevails).
Fra 2014 e 2017 ha ripreso in mano il proprio progetto solista con dei singoli isolati, ma legati tematicamente fra loro, in cui ha reso più moderno e cesellato il proprio sound: si tratta dell'ottimo "Runaway", ben prodotto da Varien e caratterizzato da un'elettronica sensuale, "Through the Night", in collaborazione col producer melodic dubstep Trivecta, e gli autoprodotti "Rise" e "One Last Time". Dopo aver pubblicato anche delle cover, fra cui quelle di "Lovefool" dei The Cardigans, di "The Beautiful People" dei Marylin Manson e di "Not Afraid Anymore" di Halsey, nel 2019 Roniit è tornata con l'ottimo singolo autoprodotto "Visceral". Quest'ultimo, con le sue linee vocali ariose e sussurrate e con la sua elettronica avvolgente, oscura e cadenzata, anticipa chiaramente lo stile dell'album successivo. In effetti, non capisco perché sia stato escluso da XIXI ("Eleven-eleven"), pubblicato nel gennaio 2020. 

Roniit ha composto XIXI meditando a notte fonda nella foresta e lo ha prodotto a lume di candela. L'album è stato pensato per essere ascoltato tutto d'un fiato, in quanto si tratta di un rituale atto ad arrendersi al flusso del cosmo e a guardare dentro se stessi. La cantautrice ha persino dato indicazioni su come ascoltarlo:
«Non ho creato questa musica per essere ciò che ascolti in sottofondo a una festa. [...] Ascolta al buio! Ascolta al buio! Ascolta al buio! Chiudi gli occhi, ascolta te stesso! Lasciati viaggiare, lasciati esprimere! Medita, balla, fai sesso con questa musica! Tutto quello che vuoi. Ascolta al buio!»
Io spesso ho violato questi ordini, ad esempio ascoltando XIXI di giorno pulendo casa o correndo in un parco, ma quando possibile mi sono immerso totalmente in questo "rituale musicale". In particolare, ho ascoltato l'album in una vasta gamma di situazioni: nella vasca da bagno, con la sola luce di qualche candela profumata; a letto, di notte, dopo aver fumato erba; guardando effetti psichedelici attraverso un visore della realtà virtuale dopo aver assunto una microdose di LSD; facendo sesso al buio mentre bruciava dell'incenso; facendo meditazione mindfulness. A voi consiglio di ascoltarlo, se possibile, in alta qualità, con delle buone cuffie e una scheda audio esterna, giacché stavolta la produzione è rifinita e si basa su suoni dalla texture avvolgente e intensa. 

XIXI, coerentemente col titolo, è composto da undici tracce, fra cui tre strumentali accompagnate da soli vocalizzi. La tracklist alterna brani elettronici, in maggioranza, e brani acustici. Personalmente avrei preferito ascoltare un mix più organico fra le due componenti, con più brani in grado di coniugare entrambe le anime, ma anche così com'è l'album funziona molto bene e lo stacco fra le due anime non risulta mai fastidioso. Questo è possibile anche grazie alla coerenza emotiva rinforzata dalla prevalenza di tonalità minori, atmosfere malinconiche e ritmi seducenti. Un altro elemento d'unione è la presenza, in vari brani, di campionamenti di suoni naturali registrati nella foresta. L'insieme di tutto ciò rende XIXI un album che, pur avendo melodie e strutture chiaramente pop, risulta quasi psichedelico e riesce a trasportare in stati mentali sognanti e nostalgici. Il grande elemento di originalità di quest'album sta proprio nel modo in cui bilancia accessibilità e potenza emotiva, orecchiabilità e "atmosfericità", cullando l'ascoltatore in un delicato e insieme travolgente fiume di seta liquida. 

La tracklist non presenta filler: ogni brano è di alta qualità ed è utile per l'economia musicale dell'album. Dopo l'evocativa intro "Noumenia", si parte col botto con "Purify", che colpisce con le sue melodie vocali soffuse e la sua elettronica downtempo quasi ipnotica. Poi "Wide Awake" percorre la strada della trap più raffinata e melodica, con dei caratteristici beat singhiozzati, mentre le linee vocali risultano molto sensuali. Chiude il trio "Fade to Blue", che è il brano più orecchiabile del lotto grazie alle sue melodie  più varie e cantabili, meno incentrate sull'elemento atmosferico e sostenute da una sezione strumentale con elettronica meno invadente e un uso emozionante degli archi. Il mio brano preferito dell'album credo sia proprio quest'ultimo, anche grazie all'ottimo testo, ma è una bella gara. 

Si prosegue con "Somnia", una traccia pianoforte-e-vocalizzi orecchiabile ed emotiva che si tuffa nella struggente ballad "All I Need". Si ritorna all'elettronica con l'ottima "Don't Let Me Go", il cui ritornello mostra una fragile e saturnina emotività, che diventa quasi erotica nella coda strumentale. Invece "Holy", pulsazione dopo pulsazione, sviluppa una tensione oscura e discreta, elegante e insieme perversa. Torniamo agli accompagnamenti acustici con la chitarra di "Still the Air", che ha melodie molto efficaci, inquiete e insieme riflessive. "Let Go", anch'essa alla chitarra, si nutre poi di riuscite stratificazioni vocali. 
Il brano meno immediato e pop è posto in chiusura: si tratta di "XIXI". Questo, lungo undici minuti e undici secondi, è divisibile in quattro parti: la prima è composta da vocalizzi riverberati retti da lugubri accordi di pianoforte, la seconda da suoni ambientali notturni (il fruscio del vento fra gli alberi, il frinire dei grilli in lontananza...), la terza da un arpeggio di un cordofono etnico e l'ultima da vocalizzi etnici, forse d'ispirazione greca, con una campana tibetana in sottofondo. 

Le tematiche riguardano la paura di innamorarsi ("Let Go") e la necessità di correre il rischio di farlo ("Purify"), la dipendenza reciproca ("All I Need"), la meditazione ("Wide Awake", "Holy"), l'ipocondria legata alla paura di addormentarsi ("Don't Let Me Go"), l'osservazione della luna nuova ("Noumenia") e piena ("XIXI"), la consapevolezza di quanto siano effimere le belle cose e della necessità di godersi a pieno una notte con la persona amata prima che tutto svanisca nell'alba ("Fade to Blue"). I messaggi credo siano stati ben veicolati anche attraverso le scelte musicali, che alla fine di questo viaggio meditativo si insinuano nella mente dell'ascoltatore. 

XIXI non è perfetto e gli manca quel capolavoro in grado di sconvolgere gli ascoltatori, ma resta un'esperienza intensa che vale la pena vivere visceralmente. Questo è un album che incorpora le caratteristiche del pop, ossia orecchiabilità e immediatezza, ma ne sfida i confini attraverso la ricerca di un linguaggio personale e intimo. Qualcuno potrebbe contestare a Roniit la poca versatilità vocale, ma in XIXI i falsetti e i sussurri sono stati accentuati coerentemente con gli scopi musicali dell'opera; inoltre non mancano passaggi a voce piena, per quanto delicati, laddove necessari. 
L'album colpisce ancora di più pensando che Roniit ha scritto i testi e le musiche interamente da sola, con la sola eccezione di "Let Go", scritta assieme a Justin Taylor Phillips. La cantautrice si è occupata anche del pianoforte e della chitarra acustica, ed è inoltre la produttrice unica di quattro tracce e quella principale delle restanti, co-prodotte da James Ruehlmann. A quest'ultimo si deve anche la pulizia sonora dell'album, essendosi occupato del missaggio e del mastering. 
Ora che finalmente Roniit è maturata, credo che da lei sia lecito aspettarsi grandi cose. A tal proposito, segnalo che il 27 agosto 2021 uscirà il suo nuovo album, Bloom. Nel frattempo consiglio l'ascolto di XIXI, e del resto della discografia della cantautrice, a chi apprezza Billie Eilish, Banks, Lana Del Rey, Phildel, gli Echos e i Massive Attack. 

Michele Greco

Epica – Omega

Epica – Omega
Epica Omega 2021 Nuclear Blast Female Fronted Metal Rock
- Voto: 78 su 100
- Anno: 2021
- Genere: Symphonic metal
- Influenze principali: Power metal, Thrash metal, Progressive metal, Melodic death Metal, Gothic metal, Melodic black metal, Musica tradizionale araba e indiana, Djent       


A fine settembre 2016 gli Epica han pubblicato il loro settimo album, The Holographic Principle, dopo si sono presi una lunga pausa. O meglio: nel 2018 hanno pubblicato l'EP The Solace System, ma si tratta di una collezione degli scarti dello stesso The Holographic Principle. Da allora la band olandese non ci ha fatto ascoltare musica inedita, alimentando così l'attesa verso l'album successivo. Omega era stato inizialmente programmato per l'autunno 2020, ma per via della pandemia di COVID-19 le registrazioni hanno subito rallentamenti tali da far slittare la pubblicazione a fine febbraio 2021. Attendere così tanto per pubblicare nuova musica potrebbe essersi rivelata un'arma a doppio taglio: da un lato gli Epica hanno avuto più tempo per trovare nuove idee e ispirazioni, ma dall'altro proprio la lunga pausa ha alimentato le aspettative degli ascoltatori e quindi il rischio di deluderli.

In Omega sono presenti alcune idee fresche, ma più che altro è definibile come una sintesi del percorso degli Epica fino ad ora, svolgendo così un ruolo simile a quello di Hydra per i Within Temptation. Tale operazione è riuscita o ha portato alla prevedibilità? Per capirlo ritengo necessario, in questo caso più che in altri, un approccio primariamente traccia-per-traccia; infatti le canzoni, sebbene apprezzabili senza problemi laddove prese singolarmente, nel contesto dell'album diventano più comprensibili giacché è stata dedicata attenzione all'alternanza di semplicità e complessità, calma e aggressività.

L'album si apre con la classica introduzione orchestrale, "Alpha (Anteludium)", che sarebbe stato preferibile accorciare e fondere col brano successivo, giacché quasi nessuno la ascolterà separatamente. La composizione ha comunque un buonissimo climax e mette da subito in mostra una delle novità dell'album: gli Epica hanno deciso di usare un'orchestra più ampia delle precedenti, ossia la prestigiosa The City of Prague Philharmonic Orchestra composta da 47 elementi. Trovo inoltre molto piacevole il modo in cui l'intro si lega perfettamente ad "Abyss of Time (Countdown to Singularity)", che nel tema principale ne riprende un giro di archi e sul finire delle special un passaggio di flauto. A proposito della special, il suo riff di chitarra abbastanza tecnico è il momento più interessante della canzone, mentre il resto si mantiene su coordinate un filo anacronistiche. "Abyss of Time" richiama infatti il symphonic dei primi Anni 2000 (es. Consign to Oblivion del 2005) e ha forti influenze power sia nelle ritmiche sia nel ritornello, cha a tratti ricorda i Kamelot. L'impressione è che gli Epica abbiamo voluto accontentare i fan nostalgici, legati allo stile dei primi album della band; considerando inoltre l'orecchiabilità del brano sembra speculare all'altrettanto orecchiabile ma più moderno "Edge of the Blade", non a caso pubblicato come singolo per l'album precedente. Non posso comunque negare che "Abyss of Time" sia ben scritta e molto godibile, anche perché fortunatamente in Omega c'è solo un altro brano vintage.
Quanto al testo, scritto da Jansen, introduce alcune delle tematiche principali dell'album: l'esoterismo delle Tavole Smeraldine, ampiamente citate; il contrasto fra Yin e Yang, vita e morte, luce e tenebra, che si concretizza anche nelle scelte musicali; la Teoria del Punto Omega del filosofo gesuita de Chardin, secondo il quale l'universo tenderà ad aumentare la propria complessità fino a un punto critico oltre cui le coscienze si unificheranno e gli individui verranno assorbiti nell'Uno, ponendo fine al dualismo.

La terza traccia è "The Skeleton Key", il cui ottimo testo, scritto da Simons, parla dell'interpretazione e della manipolazione dei sogni ed è stato ispirato dal film Inception. La sua atmosfera da fiaba dark di Tim Burton, inquietante eppure melodica, è stata marcata dal riuscito riff di pianoforte, dalle strofe simili a filastrocche, dalla linea di basso in evidenza e da un coro di voci bianche; quest'ultima è oltretutto una novità assoluta per la band. Gli Epica non hanno mai pubblicato brani su queste esatte coordinate stilistiche, che potrebbero piacere ai fan dei Nightwish di Imaginaerum; il risultato finale non può che ricevere la piena promozione, anche grazie al buon assolo di chitarra.
Con gli arrangiamenti dell'esoterico "Seal of Solomon" si ritorna ai primissimi Epica, in particolare a quelli dei brani più arabeggianti di The Phantom Agony (2003). In effetti il buon riff principale è stato scritto da Jansen a diciotto anni, ma purtroppo le strofe in cui si trova risultano monotone e troppo lunghe. Il maestoso ritornello corale, che ricorda quelli dei Therion, e lo special molto power fanno il loro lavoro, ma a risollevare davvero il brano è una piccola novità nel sound della band: gli strumenti etnici indiani (sitar, santur, sarod, gatham...), che risultano ben stratificati nel missaggio. 
Si prosegue con "Gaia", una lettera a Madre Natura in cui Simons si scusa per la distruzione degli ecosistemi. In tale contesto, l'aver posizionato solo in sottofondo il flauto simil-celtico è da un lato una mossa positiva, perché valorizzarlo avrebbe reso il brano un po' didascalico, ma dall'altro una mossa negativa, perché valorizzarlo avrebbe reso il brano più distinguibile. Oltretutto, il flauto emerge solo durante i momenti peggiori: quelli corali, secondo me dalla melodia moscia, ripetuti fin troppe volte e resi banali dal ritmo power. Tagliando per lo meno le riprese del coro, il brano avrebbe potuto guadagnare molti punti, anche perché ha dalla sua un'intelligente alternanza di accelerazioni e rallentamenti e uno special d'ispirazione progressive. In generale, "Gaia" potrebbe essere utile nella tracklist per riprendere fiato fra brani più corposi, essendo al contrario breve e semplice, ma nel suo insieme risulta un riempitivo.

Con "Code of Life" si torna su coordinate oriental folk. La sua introduzione da danza del ventre, in cui gli strumenti etnici vengono accompagnati dall'intreccio di vocalizzi di Simons e dell'ospite Zaher Zorgati (Myrath), è una delle vette di Omega. Il brano prosegue con un riff di chitarra basato sulla scala araba e poi con un ritornello arioso che è fra i più belli mai scritti dalla band. Un altro pregio lo si trova nella sua coda tanto aggressiva quanto tecnicamente interessante.
Potremmo essere dinanzi a un capolavoro, ma purtroppo "Code of Life" secondo me ha due fastidiosi difetti. Il primo è legato al palese riciclo, nello special, di un giro di archi presente al minuto 4:56 di "Requiem for the Indifferent"; fortunatamente questo è un problema sul quale gli Epica inciampano davvero di rado, e che oltretutto riguarda un passaggio breve, quindi credo si possa chiudere un occhio. Il secondo difetto è invece un po' più grave e riguarda il testo, scritto da Simons, che credo abbia trattato in modo un po' populista il tema dell'editing genomico sull'uomo. Chiaramente lo spazio a disposizione in una canzone è poco e limitato dalla metrica, ma frasi come "to cure the fallen we pay the price of greater danger" mettono forzatamente assieme la prevenzione di gravi malattie genetiche e l'editing per motivazioni estetiche e/o razziste e/o legate alla megalomania di chi gioca a "fare Dio". Inoltre temo che Simons si sia appoggiata a un'idea di Natura contraddittoria, come emerge in frasi come "will we abandon the arms of our dear Mother Nature?"; infatti tutti gli animali, ma l'uomo più degli altri, hanno per natura la capacità di plasmare il mondo e quindi i giudizi morali non dovrebbero dipendere da ciò, bensì dalle conseguenze delle azioni. Di solito apprezzo molto i testi di Simons e ho persino un tatuaggio con una citazione di "Chasing the Dragon", ma stavolta credo abbia preso un granchio, giacché per parlare di certi temi non basta aver visto un documentario su Netflix. Ciò nonostante, "Code of Life" resta un brano di qualità invidiabile dai più. 
Giudizio ben diverso per "Freedom (The Wolves Within)", che reputo inutile per l'album, anche se non brutto. Il riff principale non lo trovo granché interessante nonostante il ritmo brioso, il ritornello pop risulta un po' slegato dal resto e il coro lirico, pur essendo piacevole, nausea perché ripetuto troppe volte in maniera ingiustificata. Per quanto riguarda invece il testo, Jansen lo ha dedicato alla metafora cherokee sui due lupi dalle qualità opposte che dominano l'animo umano, ma è stato concretizzato in modo fin troppo semplicistico; su un tema più o meno simile, trovo ben più efficace il testo di Simons per "Synergize (Manic Manifest)"Come dichiarato dalla band, "Freedom" è stato scritto per avere un brano divertente e d'impatto durante i concerti; tralasciando l'ironia insita nel tempismo sbagliato, il risultato mi sembra forzato, sebbene comunque non meritevole di bocciatura. Alle porte dei vent'anni di carriera degli Epica, non sono disposto ad accontentarmi di un compitino scolastico e filler.  

Se fino ad ora l'album è stato altalenante, da questo momento in poi inanella una serie di perle lucenti che compensano ampiamente i precedenti errori; in ciò noto una somiglianza con la tracklist di The Holographic Principle.
Il numero 8, ruotato di novanta gradi, diventa il simbolo dell'infinito: l'ottava traccia dell'album parla appunto dell'infinito dopo il finito, ossia dell'Aldilà. Si tratta di un brano parecchio ambizioso già dal titolo: "Kingdom of Heaven, Prt III (The Antediluvian Universe)", terzo e probabilmente ultimo capitolo della saga iniziata nel 2009 in Design Your Universe, con "Kingdom of Heaven", e proseguita nel 2014 in The Quantum Enigma, con "The Quantum Enigma (Kingdom of Heaven, Prt II)". Sorvolando su quanto sia disturbante che nel nuovo brano titolo e sottotitolo siano stati invertiti, la prima domanda che si pone è se abbia avuto senso proseguire questa saga-concept, anche considerando il rischioso paragone con l'eccelso primo capitolo e col buonissimo secondo. Come se non bastasse, idealmente il terzo capitolo sarebbe dovuto essere il capolavoro "The Holographic Principle (A Profound Understanding of Reality)", il cui coro iniziale era stato scritto per "The Quantum Enigma" e il cui testo, legato all'idea di illusorietà della realtà fenomenica, si lega proprio al brano del 2014. 
L'ultimo dubbio può essere facilmente chiarito: fin dal primo "Kingdom of Heaven", questa saga-concept si è sviluppata su un doppio binario, unendo i temi dell'Aldilà e del rapporto fra scienza (meccanica quantistica) e spiritualità attraverso la scusa delle esperienze di pre-morte; in sostanza, per Jansen solo oltrepassando i limiti della vita è possibile liberarsi del tutto dall'inganno del mondo materiale. Nel secondo capitolo della saga la questione della morte è stata accantonata per concentrarsi sul rapporto fra fenomeno e noumeno, usando certe teorie scientifiche, invero molto fraintese, solo come scusa per trattare posizioni filosofiche ben più rispettabili. In tal senso, "Kingdom of Heaven, Prt III" risulta complementare a "The Quantum Enigma", in quanto torna a concentrarsi sulla circolarità di vita e morte; questi brani sono a loro volta le due metà tematiche che compongo il primo capitolo della saga.  
Andiamo quindi a parlare del contenuto dei circa tredici minuti di "Kingdom of Heaven, Prt III", che come il primo capitolo della saga si presenta diviso in cinque sezioni interne. La prima, intitolata "Ātman" come l'anima personale nell'induismo, è strumentale e inizia col fruscio del vento e dei cori gutturali di matrice tibetana che riprendono quelli di "Kingdom of Heaven". Il lento e toccante crescendo, dominato prima dal flauto e poi dagli archi, potrebbe appartenere a una colonna sonora. Con l'arrivo di chitarre di matrice quasi melodic black e dell'epicità orchestrale si accede a "Sri Yantra", il cui titolo è il nome di un diagramma mistico induista che rappresenta la totalità del cosmo nell'unione dei principi maschili e femminili. Strutturalmente, questa seconda sezione è una classica canzone con alternanza di strofe e ritornello; a spiccare è soprattutto quest'ultimo, in cui il ritmo rallenta e dà sentimento al verso iconico "just as water turns to snow, what is above so is below". Il brano muta bruscamente con l'assolo di pianoforte di "Halls of Amenti", nome del filtro che per le Tavole Smeraldine separa il nostro corpo fisico dall'anima. Si prosegue con il ritmo da headbanging, i riff death e il duetto coro-growl di "Duality", improntato sulla dicotomia fra il nostro essere divisi dallo spazio-tempo e uniti nell'Assoluto. A questo punto il brano rallenta ancora, scandito dal basso funereo e dal coro di bambini, che introducono un verso di Simone cantato con teatralità da musical: inizia così "The Chikhai Bardo (Navigating the Afterlife Realms)", il cui titolo si rifà al primo dei tre momenti che, nel Libro Tibetano dei Morti, precedono la reincarnazione. La tranquillità dura poco, venendo sovrastata dalla violenza marcata dal blast beat di matrice black, ma il picco lo si raggiunge quando l'assolo di chitarra sfocia come un orgasmo in quello stupendo di tastiera. Si arriva quindi a "The Flower of Life (The Cosmic Spiral)", nome della geometria sacra che rappresenta l'unione del tutto nell'Uno. Musicalmente vi è la ripresa di "Sri Yantra", scelta che ha pro e contro: per una suite avrei preferito una chiusura più libera, ma quel ritornello è così emozionante da giustificare la scelta della band. Si conclude così un viaggio incredibile, che gareggia con "The Holographic Principle" per il titolo di miglior brano della band.

Dopo una suite così imponente si sente il bisogno di riprendere fiato; gli Epica, con intelligenza e intuito, hanno strutturato la tracklist mettendo proprio adesso la ballad "Rivers". Questa inizia con un vocalizzo arioso in sottofondo che verrà poi ripreso, con circolarità, nel finale. Tutto il brano è basato su pochi accordi che stanno alla base di un riff di pianoforte semplice ma efficace; anche nello special, in cui arrivano le chitarre elettriche e il coro di bambini, "Rivers" rimane totalmente estraneo al barocchismo tipico della band. Simone Simons è protagonista di una performance vocale soffice e che sostiene melodie molto orecchiabili; forse anche troppo, considerando che il ritornello ricorda da vicino quello di "Impossible" di Shontelle, ma la somiglianza non è disturbante. "Rivers" è quindi una buona ballad che, sebbene non sia al livello delle perle "Once Upon a Nightmare" e "Tides of Time", con la sua leggerezza risulta funzionale alla tracklist di Omega. Per quanto riguarda il testo, scritto dalla stessa Simons, parla del reagire alla depressione nuotando contro la corrente della vita.
Pur essendovi parzialmente legato sul fronte testuale, parlando dell'accettare le emozioni negative e i lati oscuri di sé, "Synergize (Manic Manifest)"  si pone in netto contrasto con la ballad. La sferragliante intro dal ritmo power e dal riff aggressivo risulta spiazzante quasi come un jump scare, ma poco dopo il brano diventa un mid-tempo cantabile con un ritornello efficace nella sua semplicità. Il brano, strutturato su intelligenti cambi ritmici e su soluzioni prog che richiamano Requiem for the Indifferent, anche per via del ruolo secondario dato agli archi, raggiunge la sua vetta con un cattivissimo blast beat sopra il quale Simons canta in lirico. Passando fra riff thrash e un lungo assolo di chitarra, verso la fine il brano torna al ritornello riancorandosi alla forma canzone. Credo che una struttura ancora più libera sarebbe stata più adeguata al dinamismo di "Synergize", ma l'inaspettata e delicatissima coda, in cui Simons canta con grande trasporto usando anche l'impostazione lirica, riesce a compensare. In generale, questo è un brano di elevatissima qualità, fra i migliori dell'album e dell'intera produzione degli Epica. 
Con naturalezza, "Synergize" si tuffa nella ben più melodica e tradizionale "Twilight Reverie (The Hypnagogic State)". Questa canzone strumentalmente oscilla fra power e gothic sinfonico/pianistico, mentre la voce tesse una strofa molto emotiva e poi sfrutta sapientemente il coro, creando un contrasto col ritornello di chiara impronta pop. Risulta ben riuscito anche il testo, che tratta il tema della profonda lucidità mentale e spirituale che precede l'addormentamento. 

Ci avviamo alla chiusura con "Omega (Sovereign of the Sun Spheres)", brano lungo circa sette minuti e diviso in tre sezioni interne. Stavolta non ho ben capito il senso della divisione, giacché non siamo di fronte a una vera suite e la sezione di mezzo è sostanzialmente uno special. Ad ogni modo, "The Omega Point" inizia con un didgeridoo che lascia velocemente spazio a un'iconica introduzione di ottoni, che a sua volta sfocia in un bel riff adornato da archi dal sapore apocalittico. La strofa, retta da chitarre di chiara ispirazione djent, vede Simone cantare in modo sottilmente dissonante frasi come "all roads lead to Om"; il ritornello risulta invece più orecchiabile. "The Hounds of the Barrier" stupisce per l'uso discreto del sitar in un contesto metal, ma ad essere spettacolare è il lungo assolo di chitarra, uno dei più ispirati di Delahaye grazie al perfetto bilanciamento di tecnica, velocità e melodia. "The Apocalypse of the Illuminated Soul" riprende la strofa e il ritornello: come per "Synergize", avrei preferito una soluzione più creativa. E sempre come per "Synergize", la chiusura riesce a compensare: "Omega" recupera gli ottoni iniziali tessendoci sopra un climax vocale emotivamente potente. Nel suo complesso, il brano risulta poco immediato, ma cresce con gli ascolti svelando la ricchezza della sua texture e la capacità di perfezionare certe atmosfere di Requiem for the Indifferent e The Holographic Principle

Infine ci tengo a ricordare che, come da tradizione, nelle edizioni speciali è presente un secondo CD con alcuni rifacimenti acustici; in particolare spiccano la versione latinoamericana, con tanto di ritornello in spagnolo, di "Code of Life", e la versione a cappella di "Rivers". Nell'edizione Earbook sono presenti anche altri due CD, uno strumentale e uno voci-e-orchestra, che permettono di apprezzare a pieno uno dei pregi di Omega: la produzione. Che i suoni degli Epica siano cristallini non è più una novità, ma mai come ora il team capitanato da Joost van den Broek è riuscito a dare giustizia ai singoli strumenti, da quelli metal a quelli orchestrali, passando per quelli etnici. Nei vari brani di Omega la texture è ricchissima di elementi e si sviluppa in profondità, eppure non è mai confusa; è possibile godere pienamente anche degli strumenti lasciati in sottofondo, che si disvelano con gli ascolti aumentando la longevità dell'album. Nonostante ciò, difficilmente si viene a creare un muro di suoni massiccio e pachidermico, come invece talvolta accadeva in The Holographic Principle: il nuovo missaggio, più dinamico ed equilibrato, sceglie di volta in volta quali strumenti prediligere senza saturare tutti i volumi. 

Come ho scritto all'inizio, Omega è quasi una sintesi del percorso ventennale degli Epica ed è possibile trovare riferimenti a tutti i loro album precedenti. Il voto testimonia che, per me, l'operazione sia riuscita e in generale l'album sia molto scorrevole, piazzandosi così al quarto posto nella mia personale classifica delle pubblicazioni della band (dietro a The Quantum Enigma,  Design Your Universe The Holographic Principle).
Le tante luci sono però state affiancate da qualche ombra, ossia lo stile anonimo di "Freedom", il coro inutile di "Gaia", le strofe ripetitive di "Seal of Solomon" e il ritornello un po' già sentito di "Rivers". Inoltre, sebbene siano presenti alcune novità nello stile degli Epica, sono poche e timide: dopo cinque anni di attesa, era lecito aspettarsi di più. A mancare non è stata l'ispirazione, invero talvolta eccellente, ma la voglia di osare; sembra quasi che gli Epica abbiano paura della reazione del pubblico di fronte a qualche esperimento di troppo, forse perché ancora scottati dalle critiche subite nel 2012 da Requiem for the Indifferent. Inoltre l'uso quasi esclusivo della forma canzone, incoraggiato dal produttore van den Broek, ci riporta alla linearità di The Quantum Enigma, sebbene talvolta stemperata da un dinamismo interno figlio degli influssi prog di The Holographic Principle. Tali influssi si sono però ridotti, ed è un peccato perché potrebbero essere la chiave per valorizzare al meglio la ricchezza sonora degli Epica. 
Nondimeno, Omega non risulta quasi mai vecchio o stanco; infatti il solido lavoro di squadra, che in fase di composizione mette tutti gli strumentisti sullo stesso piano, permette agli Epica di avere un buon confronto interno su idee abbastanza eterogenee. Non so però quanto possano andare avanti con operazioni come Omega, perché già le pur apprezzabili "Abyss of Time" e "Seal of Solomon" hanno arrangiamenti un po' prevedibili. Forse gli Epica riusciranno a mantenersi su livelli altissimi anche rimanendo nella propria safe zone, come riescono a fare alcune band, ma ritengo più probabile che sia giunto il momento di osare un po' di più e proiettarsi verso il futuro.
Concludendo questa analisi, voglio affermare che per me gli Epica, pur essendo i chiari dominatori incontrastati del symphonic metal fin dalla pubblicazione di The Divine Conspiracy (2007), debbano ancora esprimere a pieno le proprie enormi potenzialità. Nell'attesa che ciò accada, si può provare a razionalizzare l'hype, così da poter godere di quei bellissimi brani di Omega che compensano quelli meno convincenti. In particolare, "Kingdom of Heaven, Prt III" merita un posto di rilievo nella storia del rock e del metal.


Michele Greco

Gli album migliori del 2020

Come al solito, ho diviso gli album in tre categorie; nell'ordine: Metal, Pop e Rock. 
Vi invito a ricordare che, sebbene mi sia sforzato di considerare il più possibile parametri definibili come più o meno oggettivi, in classifiche come queste è inevitabile un certo tasso di soggettività. 

M. G.

Brano dell'anno:
Oceans of Slumber"Pray for Fire"
 


Top Metal

Full Length: 
1. The Ocean – Phanerozoic II: Mesozoic/Cenozoic 
(progressive metal con influenze post-metal, sludge, deathcore, post-core, electro-ambient, djent, oriental folk e symphonic metal) [Germania]
Brani consigliati: "Jurassic / Cretaceous", "Holocene", "Triassic".

2. Caligula's Horse – Rise Radiant
(progressive metal con influenze progressive rock e djent) [Australia]
Brani consigliati: "Autumn", "The Tempest", "Salt".
3. Draconian – Under a Godless Veil
(gothic doom metal e death doom metal con influenze dark ambient) [Svezia]
Brani consigliati: "The Sethian""Sorrow of Sophia""Burial Fields".
4. Oceans of Slumber – Oceans of Slumber
(death doom metal e progressive metal con influenze gothic, soul, blues, melodic black metal e jazz) [USA]
Brani consigliati: "Pray for Fire", "I Mourn These Yellowed Leaves", "To the Sea (A Tolling of the Bells)".
5. Haken Virus
(progressive metal con influenze djent, elettroniche, jazz fusion, thrash metal e pop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Messiah Complex", "Carousel", "Invasion".
6. Clouds Departe
(atmospheric doom metal e gothic doom metal con influenze death metal e funeral doom metal) [Inghilterra, Romania]
Brani consigliati: "Migration (feat. Jon Aldara)", "In the Ocean of My Tears (feat. Natalie Kiskinen)", "I Gave My Heart Away".
7. Light Field Reverie – Another World
(gothic metal e atmospheric doom metal con influenze darkwave, post-rock, dark electro, progressive metal, atmospheric black metal e synth rock) [Svezia, Scozia, Nuova Zelanda]
brani consigliati: "Ultraviolet", "Another World", "All Roads Lead Home".
8. Exist – Egoiista
(progressive death metal, jazz fusion, progressive rock e technical death metal con influenze psychedelic rock) [USA]
Brani consigliati: "
Through Suffering He Paints The Universe", "The Lottery", "Siblings Born into Different Dimensions".
9. Paradise Lost – Obsidian
(gothic metal e doom metal con influenze gothic rock) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Serenity", "Ending days", "Forsaken".
10. Igorrr – Spirituality and Distortion
(avantgarde metal con influenze breakcore, barocche, operistiche, oriental folk, balkan folk, grindcore, death, black, progressive rock, symphonic rock ed elettroniche) [Francia]
Brani consigliati: "Nervous Waltz", "Paranoid Bulldozer Italiano", "Hollow Tree".
11. Thy Catafalque – Naiv
(avantgarde metal ed experimental rock con influenze balkan folk, darkwave, industrial, jazz e melodic black metal) [Ungheria]
Brani consigliati: "Vető", Tsisushka", "A valóság kazamatái".
12. Enslaved – Utgard
(progressive black metal e progressive metal con influenze viking, krautrock, psychedelic rock e post-metal) [Norvegia]
Brani consigliati: "Urjotun", "Sequence", "Distant Seasons".
13. 
Psychotic WaltzThe God-Shaped Void
(progressive metal con influenze thrash metal e psychedelic rock) [USA]
Brani consigliati: "Devils and Angels", "Demystified", "Sisters of the Dawn".
14Ignea – The Realms of Fire and Death
(progressive metal con influenze elettroniche, oriental folk, symphonic metal, thrash metal, melodic death metal, melodic black metal, djent e groove metal) [Ucraina]
Brani consigliati: "Disenchantment", "Чорне полум'я", "Jinnslammer".
15. Delain – Apocalypse & Chill
(symphonic metal, alternative metal e synth rock con influenze metalcore e synth pop) [Paesi Bassi]
Brani consigliati: "Masters of Destiny", "Legions of the Lost", "Combustion".
16. Genus Ordinis Dei – Glare of Deliverance
(symphonic death metal con influenze djent) [Italia]
Brani consigliati: "Hunt", "Abjuration", "Judgement".
17. Lethian Dreams – A Shadow of Memories 
(atmospheric doom metal con influenze shoegaze, post-rock e gothic) [Francia]
Brani consigliati: "Tidal""Never Be Found""Only a Past".
18. Poppy – I Disagree
(pop metal, electropop, electronic metal e alternative metal con influenze industrial, metalcore, trap, shock rock e techno) [USA]
Brani consigliati: "I Disagree", "Don't Go Outside", "Fill the Crown".
19. My Dying BrideThe Ghost of Orion
(doom metal e gothic doom metal con influenze death doom metal) [Inghilterra]
Brani consigliati: "The Old Earth", "Tired of Tears", "The Long Black Land".
20. Azusa – Loop of Yesterdays
(progressive metal e post-core con influenze thrash, indie pop, jazz, metalcore, avantgarde, djent, grunge e melodic death metal) [Norvegia, USA, Grecia]
Brani consigliati: "Memories of an Old Emotion", "Monument", "Loop of Yesterdays".
21. Ixion – L’Adieu aux Etoiles
(atmospheric doom metal con influenze space rock ed elettroniche) [Francia]
Brani consigliati: "Stellar Crown", "The Great Achievement", "The Black Veil".
22. Décembre Noir – The Renaissance of Hope
(death doom metal con influenze melodic black metal) [Germania]
Brani consigliati: "Behind the Scenes", "Hope/Renaissance", "Wings of Eschaton".
23. Dark Tranquillity – Moment
(melodic death metal con influenze gothic ed elettroniche) [Svezia]
Brani consigliati: "In Truth Divided", "Ego Deception", "A Drawn Out Exit".
24. ConceptionState of Deception
(progressive metal e hard rock con influenze gothic e power metal) [Norvegia]
Brani consigliati: "Feather Moves", "Waywardly Broken", "She Dragoon".
25. Shivers Addiction Artificial Paradise
(progressive metal e heavy metal con influenze thrash metal, power metal, jazz fusion, folk e reggae) [Italia]
Brani consigliati:  "Warmachines", "Nobody's Land", "Eve".

EP:
1. IhsahnPharos
(progressive metal e hard rock con influenze synth rock) [Norvegia]
2. IhsahnTelemark
(progressive black metal con influenze jazz) [Norvegia]


Top Pop

Full Length:
1. WoodkidS16
(art pop, epic pop, chamber pop e synth pop con influenze electro-soul, indietronic e trip hop) [Francia]
Brani consigliati: "Reactor", "Goliath", "Enemy", "Pale Yellow".
2. Ane BrunAfter the Great Storm
(synth pop, dream pop, trip hop, chamber pop e art pop con influenze electropop) [Norvegia]
Brani consigliati: "Take Hold of Me", "Fingerprints", "After the Great Storm", "Don't Run and Hide".
3. EivørSegl
(synth pop, folktronica, art pop, chamber pop) [Fær Øer]
Brani consigliati: "Gullspunnin", "Stirdur Saknur (feat.  Einar Selvik)", "Only Love (feat. Asgeir)", "Let It Come".
4. Ane Brun – How Beauty Holds the Hand of Sorrow
(chamber pop, folk pop e ballad con influenze soul e gospel) [Norvegia]
Brani consigliati: "Closer", "Song for Thrill and Tom", "Last Breath", "Trust".
5. Blanche  Empire
(synth pop e indie pop con influenze dance e soul pop) [Belgio]
Brani consigliati: "Pain", "Summer nights", "Empire", "Fences". 
6. Roniit – XIXI
(dark electropop, ambient pop, melodic trap, indie pop e downtempo con influenze chillstep, ethereal wave, witch house, trip hop) [USA]
Brani consigliati: "Fade to Blue", "Purify", "Wide Awake", "Still the Air".
7. Jessie Ware What's Your Pleasure?
(post-disco, dance pop, sophisti-pop ed electropop con influenze deep house, funk e synthwave) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Spotlight", "Save a Kiss", "In Your Eyes", "The Kill".
8. Agnes Obel – Myopia
(chamber pop, art pop, neoclassical pop) [Danimarca]
Brani consigliati: "Broken Sleep", "Myopia", "Camera's Rolling", "Island of Doom".
9. Kylie MinogueDisco
(nu disco e dance pop con influenze electropop e funk) [Australia]
Brani consigliati: "Supernova", "Miss a Thing", "Last Chance", "Dance Floor Darling".
10. Hayley Williams – Petals for Armor
(pop rock, alternative pop e synth pop con influenze art pop, dream pop, folk pop, electropop, jazz, funk, rock ed r&b) [USA]
Brani consigliati: "Roses/Lotus/Violet/Iris", "Taken", "Sugar on the Rim", "Simmer".
11. The Weeknd – After Hours
(alternative r&b, synth pop e synthwave con influenze trap, dream pop, drum 'n' bass e hip hop) [USA]
Brani consigliati: "Blinding Lights", "In Your Eyes", "Too late", "Snowchild".
12. Hurts – Faith
(synth pop ed electropop con influenze synthwave e chamber pop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Redemption", "White Horses", "Fractured", "Numb".
13. Kari Rueslåtten – Sørgekåpe
(folk pop e indie pop con influenze atmospheric, dream pop e soft rock) [Norvegia]
Brani consigliati: "
Storefjell", "Sørgekåpe", "Nar morket faller", "Manen lyser ned".
14. Vorsa – anywhere else but here.
(indie pop e melodic trap con influenze emo pop) [USA]
Brani consigliati: "self destructive", "paranoia", "what can't be seen", "happy" .
15. SkottAlways Live for Always
(synth pop, alternative pop) [Svezia]
Brani consigliati: "Midas", "Porcelain", "Kodak & Codaine", "Amelia".


EP:
1. Christine and the QueensLa Vita Nuova
(synth pop, electropop e art pop con influenze alternative r&b) [Francia]
2. Emilie Simon Mars on Earth 2020
(synth pop, electropop, bossa nova) [Francia]
3. Winona Oak SHE
(synth pop con influenze electropop e downtempo) [Svezia]
4. Winona OakClosure 
(synth pop, electropop) [Svezia]


Top Rock

Full Length:
1. The Pineapple Thief Versions of the Truth
(progressive rock, alternative rock) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Our Mire", "Break It All", "Versions of the Truth", "Out of Line".
2. PolymoonCaterpillars of Creation
(progressive rock e psychedelic rock con influenze space rock, shoegaze post-metal e stoner) [Finlandia]
Brani consigliati: "Helicaling", "Neitherworld", "L
āzaward", "Metempsychosis".
3. Tim Bowness Late Night Laments
(art rock, art pop, progressive rock e trip hop con influenze jazz, dream pop, synth pop e folk) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Darkline", "I'm Better Now", "The Hitman Who Missed""One Last Call".
4. Delta RaeThe Light
(folk rock, country, soft rock e pop rock con influenze blues, gospel, rock & roll e chamber pop) [USA]
Brani consigliati: "Danced Right Out of My Arms", "The Wrong Ocean", "From One Woman to Another (feat. The McCrary Sisters)", "Take Me There".
5. Marilyn MansonWE ARE CHAOS
(shock rock, hard rock, industrial metal, gothic rock e garage rock con influenze pop e blues) [USA]
Brani consigliati: "DON'T CHASE THE DEAD", "KEEP MY HEAD TOGETHER", "RED BLACK AND BLUE", "SOLVE COAGULA".

EP:
1. Meg Myers – I'd Like 2 Go Home Now
(pop rock e soft rock con influenze synth pop) [USA]
2. Meg MyersThank U 4 Taking Me 2 the Disco
(synth rock, alternative rock e pop rock con influenze post-punk, post-grunge e dance rock) [USA]

Le delusioni del 2020

Innanzitutto, mi scuso per esser sparito. Purtroppo il 2020 è stato un anno complicato per tutti; non ho avuto le energie mentali per occuparmi del blog. 

Ciò detto, passiamo agli album che mi hanno deluso di più nel 2020. Complici le tante pubblicazioni rimandate, ho deciso di citarne solamente due. 


2. Lady Gaga – Chromatica
Nella musica elettronica sono i producer a creare i beat e a lavorare al sound design dei synth, quindi Chromatica potrebbe essere definito come un album di BloodPop e altri DJ , tra i quali spiccano Burns e Tchami, in cui Lady Gaga ha fatto da vocalist. Questo non è un problema in senso assoluto, ma lo diventa nel momento in cui la cantautrice dichiara di volerci far "ballare sul dolore": chi ci sta facendo ballare, Gaga o BloodPop? Altra domanda: come ci sta facendo ballare? Il sound di Chromatica non è interessante né originale, si limita solo a riprendere l'house degli Anni '90 e a mescolarla coi trend degli anni scorsi; un esempio è "Sour Candy", che ricorda tante cose tra cui "Swish Swish", brano prodotto da Duke Dumond per Katy Perry. Se non altro il brano incriminato ha un sound gradevole all'ascolto, a differenza di "Plastic Doll" e  "911", con la loro cacofonia di beat che martellano sulle tempie. Forse è per via di tutto questo "rumore" che si è deciso di far respirare gli ascoltatori attraverso degli interludi orchestrali molto piacevoli, anche se un po' banalotti; d'altra parte immagino che la compositrice White Sea non abbia avuto le mani del tutto libere. Mi domando però perché inserire brani orchestrali, che nulla hanno a che fare col sound dell'album, anziché intermezzi di musica elettronica soffusa; la scelta è stata forse dovuta solo alla volontà di ammantare Chromatica di un'aura "culturalmente elevata"? È solo scena, apparenza? In effetti, considerando anche la presenza di Ariana Grande in "Rain on Me" e delle idol k-pop Blackpink nella già citata "Sour Candy", sembra evidente che Chromatica sia stato pensato per vendere, il che richiede soprattutto apparenza. 

Lady Gaga ha probabilmente dato vita allo scheletro dei brani, lavorandoci al pianoforte; peccato però che le loro strutture sembrino quasi sempre incomplete e frettolose, forse per la necessità di pubblicare canzoni brevi così da guadagnare il più possibile dagli streaming (tema, questo, sul quale scriverò un articolo). Mi fa sorridere il fatto che l'urlata "Fun Tonight" sia stata paragonata da alcuni a "The Edge of Glory", quando non c'è stato proprio lo spazio per generare un solido climax emotivo. Non aiutano neanche le melodie vocali, che sia qui sia negli altri brani risultano poco memorabili.
Tutte queste cose Lady Gaga non le ha fatte certo da sola, ad esempio a "Sine from Above" hanno lavorato ben undici persone; se non altro stiam parlando del brano migliore dell'album, l'unico che definirei bello, anche se l'abuso di autotune sull'ospite Elton John potrebbe renderlo indigesto. Attenzione: non intendo dire che scrivere i brani assieme a tanti collaborati sia un male in senso assoluto. Il problema sono le aspettative, perché Lady Gaga si propone principalmente come cantautrice e negli anni ha generato molto hype attorno a sé.

La cantante ha avuto un ruolo preminente nella scrittura dei testi e ciò ci permette di arrivare alla seconda parte degli obiettivi dell'album: l'esorcizzare il dolore con la gioia. Le tematiche affrontate sono importanti, ma temo siano state concretizzate con superficialità. Prendiamo ad esempio "Rain on Me": le due cantanti coinvolte hanno avuto vissuti costellati da eventi traumatici, che però si sono tradotti in una banale metafora della pioggia come lacrime senza null'altro in grado di dare profondità al testo. Un altro esempio è la musicalmente gradevole "Alice", dove Gaga, mentre chiede al DJ di liberarle la mente, ci tiene a dirci che anche se il suo nome non è Alice è ancora alla ricerca del proprio Paese delle Meraviglie. Insomma, se l'obiettivo di mettersi a nudo e ribaltare le proprie fragilità era interessante, altrettanto non può dirsi del risultato, che si mantiene sul livello testuale delle canzoncine mainstream che tanto piacciono agli statunitensi. Non pretendo la raffinatezza poetica di certi artisti art pop, ma quanto meno dei testi al livello di quelli Aurora o anche solo di quelli, molto semplici ma sinceri e diretti, della migliore Tove Lo. La stessa Gaga ci ha abituati a standard un po' più alti; penso ad alcuni testi di The Fame Monster e Born this Way apparentemente sciocchi, ma che in realtà avevano più chiavi di lettura stratificate. Quanto meno a consolarci ci sono i buoni testi di "911", sulla dipendenza da psicofarmaci, e "Replay"sul Disturbo da Stress Post-Traumatico.

Io un tempo ero fan di Lady Gaga, vedevo qualcosa in lei. Credevo stesse sfruttando il pop ultra-mainstream per riuscire a proporre musica più interessante, anticipandola qui e lì con alcuni riferimenti nei suoi brani. Purtroppo mi sono reso conto col tempo che quei riferimenti potrebbero averli inseriti i vari RedOne e DJ White Shadow, ma se anche così non fosse è ormai chiaro che Lady Gaga non ha la voglia di osare davvero. In fondo lo ha detto lei stessa: vive per gli applausi. 
È ormai dalla pubblicazione di Artpop che ho smesso di provare entusiasmo per lei. Sicuramente è un'artista preparata: ha studiato canto e si sente in modo chiaro (anche se dovrebbe smettere di intubare e urlare gli "acuti"), conosce la teoria musicale, ha una buona cultura, sa suonare il pianoforte e ha una grande presenza scenica. Tutte queste caratteristiche la rendono teoricamente superiore a una Katy Perry qualsiasi, ma nella pratica non c'è molta differenza perché il livello delle canzoni è più o meno lo stesso. Sicché perché dovrei ascoltare Chromatica, quando posso ascoltare il ben più divertente e brioso Disco di Kylie Minogue, che oltretutto si è presentata al pubblico con più trasparenza e onestà? Perché dovrei ballare, seguendo i beat di BloodPop e su un dolore espresso superficialmente, quando potrei rivolgermi a DJ e producer EDM più interessanti? E perché applaudire canzoni sciatte come "Stupid Love" e rumorose come "Free Woman", quando negli stessi USA ci sono artiste pop talentuose come Roniit e quando potrei trovarne a bizzeffe in Scandinavia?
Qualcosa in Chromatica si salva (i pezzi orchestrali, "Sine from Above", "Replay", la ballabile-ma-non-truzza "Alice", la zuccherosa "1000 Doves", "Vogue" "Babylon") e forse potrebbe essere abbastanza per raggiungere la sufficienza, ma di sicuro non per andare oltre. Considerando che Lady Gaga ci ha convinti di poter fare molto di meglio, non vedo perché dovremmo accontentarci del minimo sindacale. 
Spero che il suo prossimo album mi faccia cambiare idea, ma per adesso non posso che considerarla solo un fenomeno commerciale con tantissimo fumo e poco arrosto. 

1. Veil of Secrets – Dead Poetry
L'eterea voce di Vibeke Stene, ex cantante dei Tristania, è stata fra le più influenti del gothic doom metal e ha contribuito a formare l'immaginario "beauty & the beast". Anche per questo, nel 2007,  la sua decisione di lasciare la band e mettere da parte la musica è stata uno shock per molti. Sono passati ben tredici anni da allora e più di sette da quando, a metà 2013, ha annunciato il suo ritorno sulle scene con una nuova band. Questa attesa estenuante ha generato un enorme hype, che però si è rivoltato contro la stessa Stene e il polistrumentista che l'ha affiancata, il marito Asgeir Mickelson; infatti l'album d'esordio del progetto Veil of Secrets ha un sound vecchio, banale e prevedibile. Questo, in sé e per sé, potrebbe non essere un grosso problema: anche Under a Godless Veil dei Draconian presenta un sound non proprio originale, ma la qualità è comunque estremamente elevata. Purtroppo non credo sia il caso di Dead Poetry, i cui brani sono spesso noiosi e soporiferi, anche per via di strutture inutilmente annacquate e di riff non proprio ispirati. Il colpo di grazia è stato dato dalla produzione, che offre suoni grezzi e scelte di missaggio opinabili. 
Nonostante il mio amore per Vibeke, riascoltarla non mi ha emozionato, e questo è molto grave per un genere basato proprio sulle emozioni. Spero che il prossimo album dei Veil of Secrets possa risollevarne le sorti, ma per adesso mi tocca ammettere che la montagna ha partorito il topolino.


Michele Greco

Echos – Even Though You're Gone

- Voto: 85 su 100
- Anno: 2018
- Genere: Alternative pop, Indietronica, Synth pop, Downtempo
- Influenze principali: Chamber pop, Electropop, Epic pop, Chillstep, Future bass, Dream pop, Art pop
Gli Echos sono un duo di Portland (Oregon, USA) formato dal compositore, produttore e polistrumentista Tal Richards e dalla cantante Lexi Norton. Il loro singolo d'esordio, "Don't Let Me Go", risale al 2014 e lasciava presagire una carriera fra chillstep e dubstep melodica, strada poi confermata con i singoli "All I Want""Silhouettes" e "Tomorrow" e con le collaborazioni con Seven Lions e Illenium. L'EP Echos, pubblicato nel 2016 e composto da otto tracce, ha segnato però un cambio di passo. Il sound del duo, pur mantenendo dei chiari passaggi dub (ad esempio, in "Say It"), si è orientato sempre più verso un pop elettronico avvolgente e dalle vaghe ispirazioni post-rock; tracce come la strumentale "Coda", l'intensa "Fiction" o la ballad "Leave Your Lover" potrebbero essere usate per dei trailer cinematografici o per le scene salienti di qualche serie TV. Questo vale anche per i brani del loro primo full length, Even Though You're Gone, pubblicato a fine 2018 per Seeking Blue Records, l'etichetta di MrSuicideSheep.

L'album, che descrive le reazioni a seguito della fine di un rapporto amoroso, si apre con "Euphoria". Questa è forse la traccia più radiofonica del lotto, anche grazie al suo frenetico loop vocale. I bpm, pur variando fra la calma delle strofe e il leggero brio del ritornello quasi ballabile, rimangono comunque contenuti; più in generale, nessun brano di Even Though You're Gone è pensato per ballare. Il focus è sempre sulle emozioni, che vengono trasmesse attraverso brani medio-lenti o lenti dal sound design molto avvolgente, soprattutto se assaporato in alta qualità e con delle buone cuffie. In "Euphoria", questa palette sonora è intarsiata con piacevoli momenti simil-chillstep.
La successiva "Graves" è molto più minimale e discreta; i vocalizzi in sottofondo cullano l'ascoltatore e lo fanno galleggiare fra nuvole di lacrime. La musica non trasmette tristezza, ma una sensazione di rassegnazione che traspare anche dal testo ("
I could see the grave you built in your sheets / I hope you lie in your bed thinking of me"). La penna di Lexi trasuda sincerità, come se stesse scrivendo su un diario. Ciò è percepibile anche nella bellissima "Guest Room", dove si parla di sentimenti non corrisposti e della sensazione di essere stati usati solo per del sesso: "I wish I never let you sleep in my room / Been thinking 'bout a way that I could take back / The night I lost myself in you / [...] / Wish that I could remove you from my veins / 'Cause I'm sick of feeling so betrayed [...] / And I thought I'd mean something to you / More than skin to put your skin on". Il concetto è reso attraverso un uso accurato dei suoni sintetici dalla texture satinata; ascoltare "Guest Room" è come essere travolti da onde di seta liquida, rese vibranti dai filtri di matrice future bass. In tale contesto, il fatto che ogni ritornello venga ripetuto due volte di fila non stanca, ma anzi contribuisce all'immersione dell'ascoltatore. 

Per quanto possa essere indie, questo è pur sempre un album pop, quindi un brano come "Seraphine" risulta spiazzante: pregno di controcanti, arrangiato al violoncello e dal testo in latino cantato in falsetto, lascia trasparire la passione degli Echos per la musica sacra. Riferimenti religiosi si trovano anche nel testo di "Saints": "You read between the lines and don't stick to the scriptures / You only follow rules if other follow with you / That doesn't sound too holy, only playing victim / You were standing there like an angry god / Counting out my sins just to cross them off / [...] / You're fooling Heaven's gates / So you won't have to change / You're no saint, you're no savior / So keep your judgment for someone else, I've had enough". L'ex amante di Lexi si credeva perfetto e per questo si ergeva a giudice, ma era solo un'ipocrita: si tratta di accuse che vengono ben rese dalla melodia potente del ritornello e, soprattutto, dalle esplosioni elettroniche epiche e cinematografiche che vengono poi richiamate dalla coda orchestrale. Questo brano è così bello da essere quasi doloroso.
Non è da meno il successivo "Shrines", che è diviso in due parti: nella prima Lexi canta un testo accompagnata da chitarra acustica e violoncello, nella seconda si libra in aria con un soffice vocalizzo che si intreccia a un crescendo orchestrale e a tratti elettronico. Sembra quasi di star ascoltando Aurora o persino la Susanne Sundfør più d'atmosfera.
Il flusso di emozioni prosegue con "1216", una ballad al piano che si sviluppa tingendosi sempre più di palpitanti suoni sintetici. Qui la voce di Lexi, pur essendo molto limitata per impostazione tecnica, volume ed estensione, spicca per capacità interpretative; è una cantante ancora acerba, ma in futuro potrebbe dare grandi soddisfazione perché ha tanto da comunicare. A tal proposito, a essere apprezzabile qui è anche la sua penna: "Welcome to the room I hide in / I'd invite you in to stay, but I'm trying to get out of here / [...] / I guess I want your ghost as my company / [...] / This house is full of the things that we did / And my bed has known every inch of your skin / Well, I can't let go of the way that we left / Now my bath, it floods with your silhouette". Nell'appartamento 1216, che probabilmente è fittizio e indica uno stato mentale (1216 = ABAF = As Bad As Fuck), la cantante si aggrappa ai ricordi di un amore ormai finito, però al contempo sa che ciò non è sano e che deve imparare ad andare avanti. Questo concetto viene concretizzato anche con urla distorte che disturbano l'atmosfera sommessa.
L'ottava traccia dell'album, la strumentale "Your Self Lingers", ha un magnifico climax orchestrale ed elettronico che sembra preso dalle musiche scritte da Hans Zimmer per il film "Inception". Più tradizionale è la successiva "My Blood": una ballad accompagnata dal pianoforte e dagli archi in cui le capacità espressive di Lexi sono ancora una volta valorizzate; a tratti sembra che la sua voce si stia spezzando per l'emozione, caratteristica che l'avvicina a Phildel


La cadenza di "Vacant" entra nelle vene dell'ascoltatore, soprattutto quando scandisce la melodia rancorosa del ritornello ("
I'm sick of awaiting your vacancy / I hope that you choke on your vacant teeth / No space in your broken veins left for me / I know that you're empty"). Nell'insieme questo è un bel brano, però non regge il confronto con le perle del resto dell'album; in particolare, l'assenza di uno special lo rende stancante e un po' povero. È ben più coraggioso il successivo "Running", che simula una camminata stanca che si trasforma in una corsa disperata. Il brano inizia con quella che sembra una sovrapposizione fra un vocoder e la voce di Lexi molto distorta; gradualmente i filtri vocali si dissipano, liberando il timbro della cantante, e al contempo il parlato diviene sempre più cantato. La base elettronica, prima molto discreta, diviene sempre più urgente e pulsante, accentuando l'ossessiva ripetitività del testo. Dopo essere stati avvolti da una luce sonora composta da archi e synth, ci si ferma per riprendere fiato con un momento acustico dal gusto LoFi.

"You and I, we've both been changing / But now our lives are so damn parallel / I think it's worth it if we save this": ecco le conclusioni alle quali si giunge in "Revival". Questo viene introdotto da dei cori celestiali che poi lasciano spazio a un synth impalpabile; dal secondo ritornello, Lexie viene raggiunta da cori simil-gospel che trasmettono serenità. Si tratta di una delicata chiusura per il viaggio musicale e testuale dell'album.

Tirando le somme, penso che Even Though You're Gone sia uno dei full length d'esordio più interessanti della scena pop degli ultimi dieci o venti anni. Non tutti i suoi brani provocano lo stesso entusiasmo e ci sono ancora chiari margini di miglioramento, soprattutto perché le strutture sono talvolta troppo sbilanciate verso il ritornello, ma la base di partenza è eccezionale. Tal Richards e Lexi Norton dipingono con semplicità e vividezza paesaggi emotivi che quasi tutti abbiamo attraversato: ciò rende facile l'immedesimazione. Il conseguente rischio di banalità viene inoltre evitato grazie alla sensibilità, alla personalità e all'originalità del duo.
Gli Echos non sono ancora ben maturi, sì, ma ciò contribuisce a rendere lodevoli i risultati ottenuti e ad alzare le aspettative per il futuro. 


Michele Greco

Gli album migliori del 2019

Come al solito, ho diviso gli album in tre categorie; nell'ordine: Metal (top 30), Pop (top 20) e Rock (top 15). Ho inoltre voluto assegnare altri due premi speciali, uno per il miglior album di musica elettronica e uno per il miglior album acustico.
Vi invito a ricordare che, sebbene mi sia sforzato di considerare il più possibile parametri definibili come oggettivi, in classifiche come queste è inevitabile un altissimo tasso di soggettività. 

M. G.
Top metal:

1. Cellar Darling The Spell 
(progressive metal, progressive rock e gothic metal con influenze folk, alternative rock, thrash metal e doom metal) [Svizzera]
Brani consigliati: "Insomnia""Drown""Love""Death, pt II""Love, pt. II", "Death"

2. Devin Townsend – Empath 
(progressive metal e avantgarde metal con influenze symphonic metal, synth rock, black metal, jazz, thrash metal, experimental rock, power metal, musical e country) [Canada]
Brani consigliati: "Singularity", "Hear Me", "Genesis", "Why?", "Borderlands"
3. Ex Libris – Ann (A Progressive Metal Trilogy) 
(progressive metal e symphonic metal con influenze power metal) [Paesi Bassi]
Brani consigliati: "Anne Frank: The Raid""Anastasia Romanova: The Exile", "Anne Boleyn: The Miscarriage".
4. Soen – Lotus 
(progressive metal, progressive rock) [Svezia] 
Brani consigliati: "Martyrs""Covenant""River", "Lotus".
5. Fleshgod Apocalypse – Veleno 
(symphonic death metal con influenze power metal, thrash metal, black metal e operistiche) [Italia] 
Brani consigliati: "Monnalisa""Embrance the Oblivion""Worship and Forget""Fury""Absinthe".
6. Mother of Millions – Artifacts 
(progressive metal con influenze synth rock, djent, electro-ambient e alternative rock] [Grecia] 
Brani consigliati: "Artefact", "Anchor", "Rite".
7. Swallow the Sun – When a Shadow is Forced into the Light 
(doom metal e gothic doom metal con influenze gothic rock e dark ambient) [Finlandia]
Brani consigliati: "The Crimson Crown""Never Left""Stone Wings".
8. Periphery – Periphery IV: Hail Stan
(djent e progressive metal con influenze symphonic, elettroniche, metalcore, pop e deathcore) [USA] 
Brani consigliati: "Reptile""Garden in the Bones", "Crush""Satellites".
9. Artificial LanguageNow We Sleep
(progressive metal con influenze jazz, djent, rock e symphonic) [USA] 
Brani consigliati: "Now We Sleep (feat. Michael Lessard)", "The Back of My Mind", "Keep Yourself Hidden".
10. Thank You Scientist – Terraformer
(progressive metal, jazz rock, progressive rock e djent con influenze funk, ska, mathcore, psychedelic rock e patchanka) [USA]
Brani consigliati: "Everyday Ghosts", "Geronino", "Swarm".
11. Alcest – Spiritual Instinct 
(post-metal con influenze melodic black metal, shoegaze e post-rock) [Francia]
Brani consigliati: "L'Île des Morts""Le Miroir""Spiritual Instinct".
12. Sleep Token – Sundowning 
(alternative metal, progressive metal e synth pop con influenze djent, electro-ambient, alternative r'n'b, metalcore, jazz e dream pop) [?]
Brani consigliati: "The Offering""The Night Does Not Belong To God""Gods""Say that You Will".
13. Destrage The Chosen One
(progressive metalcore, alternative metal e djent con influenze nu metal) [Italia]
Brani consigliati: "At the Cost of Pleasure""The Gifted One""Mr. Bugman".
14. Wheel – Moving Backwards
(progressive metal con influenze progressive rock, djent, stoner e grunge) [Finlandia]
Brani consigliati: "Lacking", "Up the Chain", "Wheel".
15. Lacuna Coil – Black Anima
(alternative metal e gothic metal con influenze nu metal, dark-electro, groove metal, metalcore e djent) [Italia] 
Brani consigliati: "Veneficium""Layers of Time""Anima Nera""Now or Never".
16. Myrath – Shehili 
(oriental folk metal con influenze symphonic metal, power metal e progressive metal) [Tunisia]
Brani consigliati: "No Holding Back""Shehili""Mersal""Born to Survive".
17. Richard Henshall – The Cocoon
(progressive metal, jazz fusion, djent progressive rock) [Inghilterra] 
Brani consigliati: "Twisted Shadows (feat. Jordan Rudess & Ross Jennings)""Cocoon""Silken Chains (feat. David Maxim Micic)".
18. Voyager – Colours in the Sun
(progressive metal e synth rock con influenze pop, djent e new romantic) [Australia]
Brani consigliati: "Brightstar""Colours""Water Over the Bridge""Entropy (feat. Einar Solberg)".
19. Borknagar True North
(progressive metal, melodic black metal e viking metal con influenze progressive rock) [Norvegia]
Brani consigliati: "Light", "Thunderous", "Voices".
20. Blood Incantation – Hidden History of the Human Race
(technical death metal con influenze progressive death metal e psichedeliche) [USA]
Brani consigliati: "The Giza Power Plant""Awakening From the Dream of Existence to the Multidimensional Nature of Our Reality (Mirror of the Soul)". 
21. Lunarsea – Earthling/Terrestre
(melodic death metal con influenze progressive death metal, symphonic metal e power metal) [Italia]
Brani consigliati: "Helical Stalemate", "Mi Suthina", "In Expectance".
22. Disillusion – The Liberation
(progressive metal con influenze melodic death metal, symphonic metal e power metal) [Germania]
Brani consigliati: "The Mountain""A Shimmer in the Dark Sea""The Great Unknown".
23. Dead to a Dying World – Elegy
(doom metal, sludge metal e black metal con influenze folk e post-rock) [USA]
Brani consigliati: "Of Moss and Stone""The Seer's Embrance".
24. Avatarium – The Fire I Long For
(doom metal e hard rock con influenze blues, jazz e country) [Svezia]
Brani consigliati: "Rubicon""The Fire I Long For""Lay Me Down".
25. Jinjer – Macro
(djent, progressive metalcore, e groove metal con influenze melodic death metal e jazz) [Ucraina]
Brani consigliati: "Retrospection""Home Back""The Prophecy".
26. The Agonist – Orphans 
(deathcore, melodic death metal) [Canada]
Brani consigliati: "In Vertigo", "Orphans", "The Gift of Silence".
27. Evergrey – The Atlantic
(progressive power metal con influenze gothic rock e djent) [Svezia]
Brani consigliati: "Weightless""A Secret Atlantis""End of Silence".
28. Eluveitie – Ategnatos
(folk metal, celtic metal, melodic death metal) [Svizzera]
Brani consigliati: "Worship", "The Slumber", "Ategnatos".

29. The Haunting Green – Natural Extinctions 
(post-metal, atmospheric black metal, post-rock) [Italia]
Brani consigliati: "Rites of Passage", "Litha".
30. Dream Theater – Distance Over Time 
(progressive metal) [USA]
Brani consigliati: 
"At Wit’s End""Pale Blue Dote".

Top pop:
1. Phildel Wave Your Flags
(electropop, alternative pop, synth pop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Wave Your Flags", "Glide Dog""A Great Wave""Electric Heights""Emblem""The Deep".
2. Tommee Profitt & Fleurie – Gloria Regali 
(epic pop, symphonic pop, art pop e musica colta sinfonica con influenze electropop) [USA]
Brani consigliati: "Midnight Oil""Undone""Remembrance", "Onward & Upward".
3. The Japanese House – Good at Falling
(dream pop, indie pop e synth pop con influenze chillwave, folktroniche e glitch pop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "You Seemd So Happy""Maybe You're the Reason""We Talk All the Time""Everybody Hates Me".
4. Angel Olsen – All Mirrors
(chamber pop con influenze synth pop, blues, soul, soft rock e country) [USA]
Brani consigliati: "Lark""Impasse", "New Love Cassette""All Mirrors".
5. AURORA – A Different Kind of Human (Step II) 
(synth pop e dream pop con influenze dance e folktroniche) [Norvegia]
Brani consigliati: "Soulless Creatures", "In Bottles", "The Seed""Animal".
6. Talos – Far Out Dust 
(alternative pop, synth pop, dream pop) [Irlanda] 
Brani consigliati: "Light Upon Us""The Flood""Let Go""In The Fold".
7. James Blake – Assume Form
(alternative pop, electro-soul ed r'n'b con influenze hip hop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Assume Form""Barefoot in the Park (feat. Rosalía)""Lullaby for Insomniac""Into the Red"
8. ionnalee – REMEMBER THE FUTURE
(electropop, dance pop, indietronica e alternative pop con influenze art pop) [Svezia]
Brani consigliati: "i KEEP""SILENCE MY DRUM""SOME BODY""OPEN SEA".
9. Bat for Lashes – Lost Girls
(synth pop e new wave con influenze funk e dance) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Kids in the Dark""The Hunger", "Safe Tonight""Jasmine".
10. Banks – III
(synth pop, alternative r'n'b) [USA]
Brani consigliati: "Contaminated""Till Now""If We Were Made of Water""Stroke""Godless".
11. Niccolò Fabi  Tradizione e Tradimento 
(synth pop, pop acustico) [Italia]
Brani consigliati: "Amore con le Ali""A Prescindere da Me""Nel Blu""Scotta".
12. FKA twigs – MAGDALENE
(art pop, avant-pop, indietronica, alternative r'n'b, trip hop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "thousand eyes""fallen alien""mary magdalene""daybed".
13. Muna – Saves the World
(synth pop, electropop, dance pop, indie pop) [USA]
Brani consigliati: "Stayway""Taken""Memento", "Never".
14. VÉRITÉ  new skin
(synth pop, alternative r'n'b) [USA]
Brani migliori: "body in my bed""faded", "medicine".
15. Billie Eilish – WHEN WE ALL FALL ASLEEP, WHERE DO WE GO?
(alternative pop, indietronica e dark electropop con influenze trap e alternative r'n'b) [USA] 
Brani consigliati: "when the party's over""ilomilo""xanny""all the good girls go to hell".
16. Dido – Still on My Mind
(dance pop e synth pop con influenze folktroniche, electropop e dream pop) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Some Kind of Love""Have to Stay""Hurricanes""Take You Home".
17. Levante – Magmamemoria
(alternative pop e chamber pop con influenze synth pop) [Italia]
Brani consigliati: "Magmamemoria""Antonio""Lo stretto necessario (feat. Carmen Consoli)", "Bravi tutti voi".
18. Marina – Love + Fear
(synth pop con influenze electropop e dance) [Galles]
Brani consigliati: "Soft to Be Strong""End of the Earth""To Be Human""Handmade Heaven".
19. Sigrid – Sucker Punch
(electropop, dance pop, synth pop) [Norvegia]
Brani consigliati: "Don't Kill My Vibe""Sucker Punch""Strangers"
20. Romina Falconi – Biondologia - L'arte di passeggiare con disinvoltura sul ciglio di un abisso
(synth pop ed electropop con influenze dance e trap) [Italia]
Brani consigliati: "Tienimi Ancora", "Buona Vita Arrivederci""Vuoi L'Amante".


Altri album interessanti: Sara Bareilles – Amidst the Chaos (pop acustico, pop rock, soul pop; USA; brano consigliato: "Orpheus"), Melanie Martinez – K-12 (alternative synth pop, indietronica, alternative r'n'b; USA; brano consigliato: "Wheels on the Bus").

Top rock:
1. LeprousPitfalls
(synth rock, symphonic rock, gothic rock e pop rock con influenze progressive rock, funk, synth pop e djent) [Norvegia]
Brani consigliati: "At the Bottom""The Sky is Red""Below""Distant Bells", "Alleviate", "I Lose Hope".
2. iamthemorning – The Bell
(chamber pop, progressive rock, progressive pop e art rock con influenze di musica colta da camera) [Russia]
Brani consigliati: "Freak Show""Lilies""Salute".
3.  Tool – Fear Inoculum
(progressive rock e progressive metal con influenze psichedeliche e post-rock) [USA]
Brani consigliati: "Pneuma", "Descending".
4. The National – I Am Easy To Find
(indie rock, chamber rock, soft rock) [USA]
Brani consigliati: "Quiet Light""You Had Your Soul With You""Where Is Her Head""Oblivions".
5. Eclipse – Paradigm
(hard rock con influenze AOR e glam metal) [Svezia]
Brani consigliati: "Viva La Victoria", "38 or 44", "Blood Wants Blood", "Mary Leigh".
6. MONO – Nowhere, Now Here
(post-rock con influenze electro-ambient e post-metal) [Giappone]
Brani consigliati: "After You Comes the Flood", "Sorrow", "Meet Us Where the Night Ends".
7. Big|Brave  – A Gaze Among Them
(post-rock e post-metal con influenze drone, experimental rock e doom metal) [Canada]
Brani consigliati: "Holding Pattern""Sibling".
8. Tim Bowness – Flowers at the Scene
(progressive rock con influenze chamber pop e jazz) [Inghilterra]
Brani consigliati: "Ghostlike""It's the World (feat. Peter Hammill, Jim Matheos & Steven Wilson)""I Go Deeper".
9. Michael Kiwanuka – KIWANUKA
(indie rock e folk rock con influenze soul e blues) [Inghilterra]
Brani consigliati: "You Ain't the Problem""Hero""Final Days".
10. Autumn – Stacking Smoke
(gothic rock e gothic metal con influenze progressive) [Paesi Bassi]
Brani consigliati: "Blackout""The Phantom Limb""Shadow North (Forging Tempest, Pt. 2)".
11. Port Noir  The New Routine
(synth rock, progressive rock e alternative metal con influenze pop e nu metal) [Svezia]
Brani consigliati: "13""Blow""Down for Delight".
12. STARSET – DIVISIONS
(synth rock e alternative metal con influenze metalcore, electropop e symphonic) [USA]
Brani consigliati: "TELEKINETIC""STRATOSPHERE""DIVING BELL".
13. Rival Sons – Feral Roots
(hard rock, blues rock) [USA]
Brani consigliati: "Feral Roots""Sugar on the Bone".
14. Sum 41 – Order in Decline
(punk rock, melodic hardcore ed heavy metal con influenze thrash metal e alternative rock) [Canada]
Brani consigliati: "Out for Blood", "The People Vs...", "A Death in the Family", "The New Sensation".
15. ART – Asylum
(progressive rock e progressive metal con influenze synth rock) [Italia]
Brani consigliati: "No Way Out", "B. Case".


Album di musica elettronica dell'anno: 
Caterina Barbieri – Ecstatic Computation
(elettronica psichedelica) [Italia]
Brani consigliati: "Fantas""Closest Approach to Your Orbit", "Bow of Perception".
Album acustico dell'anno:  
Chelsea Wolfe – Birth of Violence
(dark folk e gothic country con influenze elettroniche, blues rock e gothic rock) [USA]
Brani consigliati: "Be All Things""Preface to a Dream""Little Grave", "The Mother Road".