Epica – The Alchemy Project

Copertina di The Alchemy Project degli Epica
- Voto: 75 su 100
- Genere: Symphonic metal, Progressive metal, Symphonic death metal
- Influenze principali: Power metal, Death metal, Gothic metal, Progressive rock, Hard rock, Djent, Black metal, Oriental metal
- Anno: 2022
Nel 2020 gli Epica hanno pubblicato il loro ottavo album, Omega, ricco di luci ma con qualche ombra. Forse consapevoli di aver bisogno di tempo per raccogliere nuove idee, la band olandese ha deciso di non iniziare subito a pensare al prossimo full length. Per fare pesare meno l'attesa ai fan, il bassista Rob van der Loo ha avuto un'idea interessante: pubblicare un mini album collaborativo. È nato così The Alchemy Project, che già dalla sua copertina molto autoironica, invero parecchio brutta, vuole rimarcare la sua natura di parentesi nella discografia degli Epica. 

Considerando i suoi trentacinque minuti circa divisi in sette brani, questa pubblicazione risulta "mini" solo per gli standard degli Epica, che ci hanno abituati ad album lunghi oltre un'ora. Si tratta quindi di un antipasto molto ricco, nonché stilisticamente diversificato; infatti gli ospiti, vari musicisti stimati dai membri della band olandese, non si sono limitati a cantare o suonare, ma hanno anche contribuito in fase di composizione, arrangiamento e talvolta anche scrittura dei testi. L'obiettivo dichiarato è quello di fondere lo stile degli Epica con quello degli ospiti di turno.

The Alchemy Project si apre con 
"The Great Tribulation", in collaborazione con gli italiani Fleshgod Apocalypse. Questo brano symphonic death metal è molto ispirato e riesce a bilanciare ritmiche aggressive, momenti melodici e un'atmosfera solenne e oscura, raggiungendo il climax nello spericolato doppio assolo di chitarra e tastiera; tutto questo senza rinunciare a qualche passaggio dal sapore mediorientale. Si tratta quindi della perfetta via di mezzo fra gli Epica e i Fleshgod Apocalypse... che è come parlare di equa distanza fra Milano e Sesto San Giovanni. I brani più violenti e caotici dei Fleshgod Apocalypse sono molto distanti da quelli più melodici e "pop" degli Epica, ma considerando i più melodici dei primi e i più estremi dei secondi la distanza si assottiglia così tanto da rendere questa collaborazione del tutto superflua. Lo stesso discorso vale per "Sirens (Of Blood and Water)", che è un tipico brano symphonic metal con atmosfere gothic; è sicuramente molto efficace ed racconta bene il punto di vista delle sorelle della Sirenetta della fiaba dark di Andersen, nella quale la protagonista avrebbe dovuto uccidere il principe per salvarsi la vita, ma è probabile che gli Epica avrebbero potuto scrivere questo brano da soli. Se quanto meno l'apporto di Charlotte Wessels si sente negli intrecci corali pop in stile Glee club, viene da chiedersi perché non sia stata sfruttata la competenza in ambito folk della danese Myrkur

Il problema opposto si verifica in "Death is not the End" e "Human Devastation", dove invece gli Epica non si sentono per nulla. Il primo vede la collaborazione del prezzemolino Björn Strid dei Soilwork al microfono nelle strofe e del chitarrista Frank Schiphorst della band symphonic/progressive death MaYaN; in effetti, questo sembra un brano dei MaYaN fatto e finito, per quanto di buona qualità. Gli Epica, qui, dove sono? Anche considerando che Simone Simons è stata relegata ai cori e a una piccola parte solista verso il finale. In "Human Devastation", addirittura, la cantante degli Epica è del tutto assente, così come assenti sono i cori lirici e le orchestrazioni, lasciando il brano nelle mani dei God Dethroned e del growler Sven de Caluwé degli Aborted; il risultato è un violentissimo brano brutal death con passaggi black e addirittura vagamente grind che però risulta anacronistico e banale nel suo stile puramente Anni '90. Se non altro è breve, cosa che gli permette di non annoiare e anzi di risultare un simpatico divertissement. 

La fusione alchemica risulta pienamente riuscita, invece, in "Wake the World" e in "The Final Lullaby". Il primo mescola bene il symphonic metal col prog/hard rock Anni '70 di Phil Lanzon degli Uriah Heep, che ci delizia anche con un assolo di tastiera; la presenza di Tommy Karevik, cantante dei Seventh Wonder e dei Kamelot, permette inoltre di ricordare i suoi duetti con Simons negli ultimi album degli Ayreon. Forse i nostri hanno ragione: la musica, anche solo una semplice melodia, può svegliare il mondo.
"The Final Lullaby", invece, non ha cori e presenta un uso dell'orchestra molto minimale, distante dal tipico massimalismo degli Epica, ma ciò nonostante riesce comunque a mantenere il trademark degli olandesi grazie ai groove energici e dinamici e alle melodie vocali orecchiabili e moderne, in contrasto con un testo cupo forse ispirato dalla guerra in Ucraina. Gli Shining hanno contribuito a questa mistura di power metal e alternative/hard rock anche con un assolo di sassofono jazz pop. 

La vera gemma del mini album si trova però in chiusa. Col contributo di Asim Searah, cantante dei Damnation Plan ed ex chitarrista dei Wintersun, di Niilo Sevänen, growler degli Insomnium, e di Roel van Helden, batterista dei Powerwolf, gli Epica ci regalano "The Miner". Il suo testo, malinconico e disperato, viene ben resto da una prova vocale intensa e da melodie estremamente efficaci sia nei momenti orientaleggianti che in quelli pop; in particolare il ritornello è uno dei migliori nella discografia degli Epica. Fra chitarre melodic djent e tentazioni prog,  il brano raggiunge l'apoteosi col suo finale struggente, in cui gli intrecci vocali di Simons e Searah si dissolvono lentamente in un coro celestiale. Questo è stato uno dei momenti musicali più emozionanti del 2021. 

Tirando le somme, The Alchemy Project è un esperimento riuscito a metà. Presi singolarmente, i brani si mantengono tutti su livelli alti o molti alti, ad eccezioni del fortunatamente brevissimo "Human Devastation". Ma contestualizzando il tutto in relazione agli obiettivi del progetto, sembra essere mancato un po' di coraggio. Simone Simons non ha escluso un eventuale The Alchemy Project 2, quindi potrebbe esserci la possibilità di perfezionare questo esperimento di base molto interessante. La prova più imminente per gli Epica sarà però il nono album in studio.


M. G.